sabato 5 febbraio 2011

Sveglia alle 6.00

P
osso affermare con sufficiente sicurezza di aver superato la fase 1. Il mio corpo sta reagendo bene alle sollecitazioni esterne ( viaggi, stress, pranzi veloci ) e ho finalmente ripreso con una certa regolarità l’attività fisica. E’ andata come immaginavo: rompere d’improvviso certi ritmi e tempi cui si aveva fatto ormai l’abitudine ha provocato qualche sconquasso nel metabolismo. Sono molto felice di aver azzeccato questa previsione e mi sento molto bene. So che, a parte le occhiaie perenni, non temo più che mi si faccia qualche apprezzamento negativo sulle mie condizioni fisiche come è accaduto nel recente passato. Manca ancora molto alla mia prima pedalata ma questo sole splendido di oggi già solletica la voglia. Peccato solo per questa maledetta sveglia “biologica” che si è impossessata del mio cervello e non mi lascia più.Questa mattina ho improvvisamente aperto gli occhi, ho faticosamente alzato la testa e l’orologio segnava le 6.02 . Cosa succede in questi casi? Provo solo una volta a rigirarmi nel letto con la speranza di tornare ad abbracciare Morfeo, ma lui scappa, corre velocissimo ed io con il fiatone, mi arrendo. Automaticamente il mio cervello si mette in funzione; mi passano davanti le recenti problematiche di lavoro, persino quei pensieri che pensavo di aver buttato alle spalle con la mia nuova vita lavorativa e che, invece si ripresentano. Non che mi preoccupi di pensare troppo, ma gradirei farlo in altri momenti. Dunque la sveglia suona anche di Sabato e probabilmente di Domenica. Mi rigiro nel letto e poi finisce che mi alzo perché stare coricato senza dormire per me è illogico ( ma solo per me.. ). Poi, tra i tanti pensieri ne faccio uno: “ Se magari la sera precedente fossi uscito, mi fossi divertito, avessi scaricato in qualche modo la tensione, dormirei per forza di più”. Guai però a fare questo tipo di supposizioni perché, immediatamente sorge in me un altro amletico dubbio: “ Ma ora che ho una soddisfacente vita lavorativa (?) ancor più sarà stridente il contrasto tra il dire e il fare”. Si perché se hai la possibilità di fare qualcosa di diverso, staccare con il solito mondo dei colleghi e buttarti in qualcosa di piacevole, lo devi fare con qualcuno, no?. Ecco quindi venire a galla quel tema a me tanto caro nei giorni, nei mesi che hanno preceduto quel 20 Dicembre. L’amicizia. Non voglio, non cerco amicizie vere e di lunga data, per carità. Ma mi chiedo se ora che ho il pane, io debba lottare per avere i denti. Oppure se devo rassegnarmi a vivere una vita alternativa al lavoro all’insegna della solitudine. Probabile che tra un po’ di tempo certi argomenti torneranno a riempire i fogli bianchi di questo blog. E forse non è un brutto segno: significa che la mia vita va al di là di un viaggio a/r e di uno sportello.


mercoledì 2 febbraio 2011

Parole parole parole…

C
i sono situazioni in cui prendere una decisione risulta solo apparentemente frutto del proprio libero arbitrio. Nel senso che ti viene proposto di fare una scelta, di rispondere Si o No ad una richiesta ma, in realtà colui che ti pone il quesito ha già deciso per te. In altre parole, ti si fa credere di avere la possibilità di scegliere ma poi, con modi gentili ed affabili ti si inchioda ad una soluzione. Prima regola in questi casi è, a mio modestissimo parere, prenderla con grande ironia. Trovo che sia un ottimo antidoto contro quel fastidioso senso di smarrimento, frustrazione, irritazione che ti colpisce quando ti rendi conto che, spesso le parole non hanno alcun valore. E purtroppo trovi conferma di ciò che realmente pensavi. Penso che ci siano persone capaci di usare le parole molto bene ma non sono assolutamente in grado di dare ad esse quella forza, quell’intensità necessarie a trasmettere all’interlocutore, passione e protezione. Si tratta di coloro che usano le parole perché a volte credono di avere di fronte a sé qualcuno privo di sensibilità e di una sufficiente dotazione intellettiva. Senza falsa modestia, io non sono così e avevo capito tutto. Cosa fare dunque quando ti accorgi che quelle frasi pronunciate con tanto ardore non hanno e non avranno alcun senso? Innanzitutto metterla sul ridere. Non posso e non voglio rispondere a qualcosa di palesemente illogico o comunque dettato da schemi prefigurati con atteggiamenti negativi e deleteri per il mio equilibrio psicofisico. Sapevo tutto ciò? Ci rido sopra. E fino a qui, tutto potrebbe rientrare all’interno di un sistema quasi logico. Ora però, quella scelta imposta ti pone nella condizione di non pensare, non riflettere neanche un momento sul da farsi. Occorre agire. E allora agiamo. Seconda regola: buttare il cuore oltre l’ostacolo. Bello a dirsi, vero? Ma lo devi fare, incoscientemente. Da un melo non può nascere una pera. Quindi incurante delle conseguenze fai ciò che non avresti mai fatto pensando che a tutto c’è una spiegazione, che non sarebbe possibile si verificasse una certa situazione. Ed invece, si verifica. Invece, tutto risulta tremendamente vero. Ti guardi intorno, cerchi di cogliere opinioni, sguardi, atteggiamenti che riescano a confermare le tue sensazioni di smarrimento e stupore. Ne trovi, ma la spiegazione è sempre la stessa: “Le parole hanno un peso”. A volte sono macigni, altre sono leggere come piume. Ma la parola è solo un mezzo. E ad un buon uditore e conoscitore dell’animo umano certe frasi arriveranno con diversa intensità, a seconda di come le si usa. Diffidate delle belle parole, se queste non vi arrivano con quella intensità, con quell’ardore che solo un animo sensibile sa cogliere. Tutto è illogico. Mah, a fronte di tutto questo, ironia e coraggio. Le nostre uniche armi.


lunedì 31 gennaio 2011

Esorcismi

E
sorcizzare il Lunedì è un problema, provare a farlo un dovere. Il weekend appena trascorso ha portato la neve. Fortunatamente si è trattato di una debole spolverata,tuttavia abbastanza consistente a generare in me il timore di iniziare la settimana con un bel fastidio. Ed invece questa notte è scivolata via in modo tranquillo e stamane ( stranissimo a dirsi ) ho persino timbrato il cartellino in anticipo sul solito. Pochi fiocchi, quanto basta per dare un aspetto completamente diverso ai panorami che scorrono al di là del solito finestrino. Quella coltre bianca, gli alberi immersi nella foschia mattutina a scorgerne i rami secchi e spogli; un’immagine che la mia vista mal sopporta, da sempre proiettata sui colori del verde e dell’azzurro intensi. Niente di preoccupante. E’ stato proprio quel panorama desolante delle campagne innevate a suggerirmi l’odierna tecnica di esorcismo del Lunedì. Si sa, il treno stimola l’intelletto, la fantasia, aiuta ad apprendere le più svariate tecniche di sopravvivenza. Non vuoi ascoltare il vicino rumoroso? Iniettati un po’ di musica. Vuoi provare ad addormentarti? Comincia a leggere. Pensa, puoi persino pensare, immaginare il testo del tuo prossimo articolo. Come? Guarda dal finestrino. D’un tratto, irretito dagli spifferi, dalla porta cigolante che immette al corridoio, adirato per il riscaldamento ai minimi, ho rivolto il pensiero al futuro prossimo. Pensavo che il 1 Maggio potrebbe essere la data giusta. E ovviamente ho creduto fosse opportuno dare ad essa un tono celebrativo inserendo un bel contatore nel blog. Non lo troverete ancora, ma arriverà a breve. In fondo la stagione è la migliore, la mia preferita. Adoro l’estate ma è solo Maggio a regalarti l’alito forte ed intenso del primo caldo, a farti innamorare dei colori e dei profumi della primavera. Maggio, il mese delle rose. Si, è proprio il periodo giusto. Voi che ne dite? Il freddo, la neve, provocano una reazione allergica che, nel mio caso non lascia segni sulla pelle, ma sul cuore. E così, via! Il primo Maggio darò ufficialmente il via alla mia stagione sulle due ruote. Ma cosa avevate capito? Lo so, penso che ve lo chiederete in molti: “Ma come si fa a pensare a certe cose durante uno squallido, freddo, insulso Lunedì mattina?” E come darvi torto. Intanto anche questo Lunedì se n’è andato. E anche in questo caso non avevo programmato di scrivere nulla. E’ bastato qualche fiocco di neve. Naturalmente, nel caso abbiate bisogno di un esorcista capace di rendere i Vostri Lunedì più sopportabili, chiamatemi. Proverò a trasmettervi un po’ delle mie fantasie mattutine.


domenica 30 gennaio 2011

Un po’ d’ordine

N
on avevo previsto di pubblicare qualcosa oggi. Complici la neve che scende là fuori, la luce soffusa della mia lampada da scrivania, il sonno che non arriva, eccomi qui. Stamane ero lì a lamentarmi proprio del sonno: è possibile che, pur alzandomi ogni mattina alle 5.30 io non riesca a recuperare qualche ora nel weekend? Dormo poco, o almeno così sembra. Perché, di norma non vado al di sotto delle mie 7 ore di sonno durante la settimana e questo è sufficiente a mantenermi lucido ed attento. Il Sabato e la Domenica mattina invece, quando dormo molto non oltrepasso le 9. E non faccio bisboccia la sera precedente. Può essere dunque che tutto sia nella norma e non mi preoccupo. Sono invece piuttosto preoccupato per l’inizio di questa nuova settimana, e non solo per le avverse condizioni del tempo che potrebbero rendere i miei viaggi alquanto problematici. A rendermi piuttosto irrequieto è ancora ciò di cui sono ignorante, tutto quello che ancora mi manca in termini di nozioni e tecniche di lavoro. Sebbene ( come più volte da me ripetuto ) io ci metta del mio, autoflagellandomi e sottostimando il mio apprendimento, ci sono altre situazioni da cui mi è difficile prendere le distanze. Prima fra tutte, la disorganizzazione. Ritorna un concetto ( l’ordine ) al quale io sono particolarmente affezionato. Ne ho spesso e volentieri trattato, tessuto le lodi, elevato a criterio imprescindibile per apprendere e ottenere attenzione ed apprendimento. Se navigo in acque agitate non mi cruccio, finchè sono consapevole del fatto che una tempesta è in fondo, qualcosa di imprevedibile ed incontrollabile. Mi piace meno muovermi nel traffico sapendo che, chi potrebbe dirigerlo, non lo fa. Dunque sono sempre le solite cose ad intimorirmi. Vorrei poter agire secondo disposizioni, magari anche rigide. Mi trovo meglio, reagisco positivamente a fronte di un comando preciso, netto, che punta al mio arricchimento. Ed invece no, ancora confusione. Sento comunque di aver bisogno ancora di molto tempo per separare nettamente lavoro e vita privata. A quel punto questi weekend saranno una valvola di sfogo da cui non potrò separarmi. Penso ( troppo ) anche quando non dovrei farlo. Forse è tutta qui la ragione del mio sonno ancora disturbato. Un piccolo particolare non va trascurato: la vita sociale è, e permane, piuttosto asfittica. Sono sicuramente nella condizione di colui che ha pane, ma non ha denti. Pazienza, vado oltre. Al momento la mia vita è il lavoro, e non va bene. Posso solo migliorare.


sabato 29 gennaio 2011

L’impasto

A
quanto pare tutti possono fare il mestiere del cuoco. In Tv non si vede altro, a qualsiasi ora del giorno. Non solo cuochi, ma anche autori di libri di cucina; chissà poi chi glieli scrive. E così, pure io ho deciso di darmi da fare in tal senso, inventando una ricetta. Siete pronti? Prendete una buona dose di umiltà, aggiungete una sostanziosa porzione di autocritica ed infine ( quella non può mai mancare come il prezzemolo ) la solita manciata di scarsa fiducia nei propri mezzi. Ne otterrete un composto assai malleabile al tatto, decisamente modificabile ed in grado di assumere qualsiasi forma voi vogliate. Attenzione però, quando l’impasto avrà assunto una forma precisa risulterà alquanto difficile dare ad esso forma ed aspetti diversi. Passatelo in forno. La temperatura deve essere piuttosto alta perché esso ha grande capacità di resistenza. Addirittura sembra riesca a sopportare vere e proprie lingue di fuoco, ed ambienti nei quali il livello di calore spesso risulta insopportabile. Povero impasto. Non può certo lamentarsi del fatto di essere stato, prima girato e rigirato tra le mani e poi messo lì, a sopportare in silenzio ciò che nessuno vorrebbe sopportare. In questo periodo mi sento un impasto. Complici gli ingredienti di cui sono composto, penso di essere qualcosa di molto malleabile e piacevole a vedersi ma di contro ho sicuramente un sapore ributtante. Quando cucinate qualcosa e usate gli ingredienti nella giusta dose, pur non essendo cuochi provetti, potrete ottenere ottimi risultati, nell’aspetto e nel gusto. Guai però, al di là della tecnica di manipolazione, sbagliare in modo evidente le quantità. Ne sono la prova provata. Esco da questo tunnel di metafore culinarie altrimenti non mi farò capire. In sostanza: l’umiltà è una grande qualità, in via d’estinzione. Ti regala un aspetto “morbido”, liscio al tatto. Guai al mondo impastare umiltà e autocritica sbagliando il dosaggio. Essere poco indulgenti con sé stessi rende il tutto ancor più bello agli occhi altrui ma genera un meccanismo autodistruttivo che conduce al totale annullamento di sé. Tocca a me, a questo punto, fare in modo che ad un aspetto invitante si accompagni un sapore decente. Come fare? Devo assolutamente fermare questo meccanismo di autodistruzione e cercare di alzare la testa. Un impasto venuto male si può buttare via, non certo un essere umano. Proviamo a modificare le dosi “in corso d’opera”. Ah, dimenticavo, nel caso qualcuno dei miei lettori si riconosca nell’impasto che ho descritto, si accettano consigli. 


martedì 25 gennaio 2011

Dal finestrino

G
uardo dal finestrino. E penso. Il treno delle 17.20 sta lasciando la stazione per portarmi a casa. E’ un anonimo Martedì di mezzo inverno, un giorno apparentemente privo di senso, quelli di cui potresti fare a meno e guadagnare ventiquattrore di gioventù. Ed invece il tempo scorre e vorresti a tutti i costi dare ad esso un senso, non importa quale, purchè tu possa essere soddisfatto e orgoglioso di te stesso. Ed ecco che, proprio volgendo lo sguardo al finestrino, noto qualcosa di nuovo. Finalmente le case. Non vedo più riflessa sul vetro la mia immagine, non più il buio la fuori a rendere insopportabile il neon di questo corridoio sporco e malsano. Mi godo una buona mezzora di paesaggio finchè comincio nuovamente a rivedere la mia faccia stanca riflessa sul finestrino. E’ buio, ma cosa posso pretendere? Le giornate stanno piano piano riappropriandosi di luce come è naturale che sia. Ed è questo il senso di questo Martedì di mezzo inverno. Ci sono giorni in cui sembra che nulla abbia ragione d’essere, giorni che pensi potrebbero anche non esistere. Ritorno con la mente ad un passato non troppo lontano e riconto le giornate trascorse a cercare di capire cosa potesse significare attendere qualcosa. Troppo facile forse, ora, con il senno di poi dire che quell’attesa, un senso l’aveva. Eppure da quando ho cominciato a concentrare ogni mio sforzo mentale e fisico su ciò che è tremendamente attuale, ne traggo beneficio. Guardo dal finestrino. Più mi avvicino a casa più riscopro il senso di questo mio viaggiare. Sarebbe più giusto regalare sonno alla notte, qualche ora di luce ad una passeggiata. Lo so. Non ci penso, non ci posso pensare. E davanti a chi si meraviglia e non si capacita del fatto di autofustigarsi in questo modo per una ( pur nobile ) causa, io rispondo con un sorriso. Magari stanco, magari pensieroso, quasi triste. Ma pieno di voglia di guardare oltre a quel momento di inevitabile abbattimento, di accettazione della cruda realtà. La vita è oltre quel finestrino, è ben al di là di un maledetto treno sporco, e perennemente in ritardo. Lo so. Tutto perde senso se, anche solo per un attimo mi lascio andare. Dove trovo tutta la forza di cui ho bisogno? Oltre quel finestrino; quelle case che di giorno in giorno riuscirò sempre più a scorgere fino a quando arriverò a destinazione Qui troverò la mia forza. Un anonimo Martedì di mezzo inverno porta con sé pensieri positivi, alla faccia di questo freddo, di questo treno, di queste facce stanche che fissano punti invisibili. “Siamo in arrivo a Alessandria”. Odio questa fredda voce computerizzata che non conosce nemmeno la grammatica”. In questo Martedì di mezzo inverno, ci sta.


domenica 23 gennaio 2011

Di necessità…molta virtù

T
utto si può dire di me meno che, pazienza e fiducia nelle proprie possibilità facciano parte del mio carnet di virtù. Non si acquistano per via ereditaria, sono tratti del proprio carattere e come tali, risultano fortemente condizionati dall’ambiente esterno. Più esso è negativo, tendente alla colpevolizzazione, più alcuni aspetti della propria personalità finiranno per assumere tratti di un certo spessore ( in negativo, ovviamente ). Non sono mai stato una persona paziente, almeno io così mi sono sempre definito. Ma, a bocce ferme, ora mi sento di affermare il contrario. Forse lo sono sempre stato, ma non ho mai avuto la possibilità di dimostrarlo. Quando mi è capitato di aiutare i bambini nei loro compiti a casa, laddove mi sono trovato a lavorare in ambienti stimolanti e con persone a modo, ciò che agli occhi altrui è emerso è stato proprio questo: “Enzo, sei una persona rilassante che infondi un senso di calma”; “Hai una voce dal tono piacevole”. Bei complimenti. Ho sempre reagito a queste parole come sono solito fare a fronte di un apprezzamento, abbassando lo sguardo. Non sono avvezzo a parole di stima, preferisco non sapere se qualcuno pensa bene di me; ma se lo esterna, mi imbarazzo. E così mi sto scoprendo paziente. Le persone che mi ruotano intorno in questo periodo me lo stanno facendo notare ancora. Allora sarà vero. Oppure sto semplicemente facendo di necessità, virtù. E di sicuro, ( non è un mistero ) non sono mai stato una persona capace di credere in sé stesso. In questo caso l’ambiente nel quale ho vissuto ( e vivo ) non ha giocato a mio favore. C’ è stato tuttavia un momento di svolta in questo senso ed è stato quando ho finalmente deciso di iniziare un percorso di lavoro interiore che ha dato ottimi frutti. L’ho iniziato troppo tardi ma, al culmine di tutto è arrivato ciò di cui avevo bisogno : una situazione ( lavorativa ) che mi permettesse di mettermi alla prova, di dare un senso a questo lungo tragitto. Impaziente ed insicuro. Avrò bisogno di molta pazienza e di grande fiducia nelle mie capacità per attraversare questo secondo mese lavorativo senza particolari danni. In questi ultimi giorni mi è capitato di dover apprendere nozioni importanti da una persona fortemente insicura e piuttosto confusionaria. Non è il massimo, ma credo che potrebbe essere l’occasione giusta per emergere, perché le mie capacità possano mettersi in luce più facilmente. Di necessità, virtù. Le mie conclusioni: l’ambiente in cui si vive, ci si forma, si lavora, può giocare un ruolo determinante in entrambi i sensi, positivo e negativo. Se la personalità non si eredita ma la si costruisce giorno per giorno, saremo fortunati a trovare persone capaci di valorizzarci, di far emergere le nostre qualità. Lavoriamo su noi stessi, impariamo a conoscerci. E con l’aiuto del “caso” a volte si riesce a recuperare, a dare un’immagine di noi che credevamo inesistente. Che bello…….paziente e fiducioso. Ora ci credo.


LinkWithin

Related Posts with Thumbnails