giovedì 30 settembre 2010

I colori del tempo

384_00004d5eb55530477ac7e4451970ea87Sento di non essere connesso al mondo. Anche questa notte ho dormito male: le ore serali mi regalano mal di testa, fiacca e freddo. Ho sperato la mia temperatura salisse in modo da cacciare via tutto, ma niente. E così passo l’intera notte sotto un paio di coperte, senza febbre ma irrigidito nel corpo e così mi sveglio pieno di reumatismi. Ma chi se ne può importare della mia condizione: queste sono perfette scemenze a fronte di situazioni di una certa gravità. Immaginando mio zio intubato a 900 chilometri di distanza e mia zia fuori da ogni senno, tutto appare innocuo, inutile. Quando hai timore che durante la notte possa arrivare una telefonata, ti accorgi di come, il tempo e le sue fasi si tingono dei più diversi colori e abbracciano le più diverse emozioni. L’arrivo della stagione fredda mi rende piacevole il momento della sera, il graduale avvicinamento al tanto agognato riposo, soprattutto mentale. Mi piace “dipingere” questa fase di un intenso color marrone. Casa  mia è un casino: il telefono squilla come all’ufficio prenotazioni di un qualsiasi ospedale, il tono delle voci è sempre alto, altissimo. C’è un rumore di fondo perenne che non riesce a spezzare nemmeno il sacro momento della cena. La televisione in quel frangente parla, parla, parla , dice anche un sacco di cose interessanti ma nessuno, davvero nessuno riesce ad ascoltarla; un inutile spreco di energia. Ma cosa avremo poi da dirci noi quattro? Beh, niente che non abbiamo detto la sera precedente, niente che non riguardi l’ansia, le preoccupazioni, i problemi di tutti i giorni. Questa è la fase gialla, un giallo accecante. Ci sono dunque momenti di irreale silenzio, che per altro non si riescono a “vivere” perché appartengono al mondo della notte, e dei sogni. E allora ben venga la sera, ben venga soprattutto la notte. Non mi importa di non essere pienamente cosciente del mio momento di serenità, l’importante è che arrivi. E il buio della notte è di un nero lucido. Negli ultimi tempi, per i motivi sopra esposti quel nero ha perso un po’ del suo smalto, fino ad opacizzarsi. Sto piano piano riaprendo la piccola valigia di ricordi silenziosi accumulati durante le mie uscite in bicicletta. Chiudo gli occhi e mi soffermo su quei precisi istanti in cui riuscivo a respirare solo pace. E’ l’azzurro più azzurro. E vado avanti, in attesa di momenti migliori e di altre sfumature.

2 commenti:

  1. Non conosco il tuo regresso...Ma credo e avverto tu abbia sofferto.
    Ti auguro un lungo periodo colorato di arancio.
    Fai bene a distaccarti e a mettere dei paletti. Te lo dice una che ci è già passata.

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  2. Ti ringrazio Nicole. Non conosci il mio regresso ma non sbagli la tua valutazione. I miei scritti bene o male, non tradiscono. E mi spiace che anche tu abbia attraversato momenti dai colori scuri. Grazie ancora.

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