venerdì 26 agosto 2011

Lo sciacquone

T
rovo che sia incredibilmente rilassante stare qui, gambe incrociate e posizione yoga, sul mio letto. E’ come se per qualche minuto, facciamo almeno sessanta, io riuscissi a svuotare il mio cervello di tutto quello che esso accumula durante la settimana. Immagini, voci, parole senza senso compiuto, volti. Per usare un paragone non proprio delicato, è come tirassi lo sciacquone del water. Sebbene qualcosa o qualcuno meriti sempre di essere salvato, per staccare completamente la spina occorre svuotare. E’ vero, è estate, come si fa a passare una sera d’estate in posizione yoga sul proprio letto con la sola compagnia del computer. Starò perdendo tempo? Potrei approfittarne in modo diverso? Ma se fare questo mi regala un sottile piacere, perché guardare fuori? Sono intimamente chiuso nel mio angolo di pace, ancora e sempre quel malefico ventilatore a fare da sottofondo. Il cielo sta diventando pericolosamente grigio, ora che giro gli occhi verso la finestra. Probabile che questo tempo strano rovini i miei già precari piani per il fine settimana. Non penso riuscirà ad impedirmi di pedalare, per il resto il programma non prevede nulla di eccezionale. Dunque, tutto normale no? E’ finita anche questa settimana, quella Africana come l’ho definita io. Di questi giorni voglio assolutamente rimuovere parole ed atteggiamenti che non mi sono piaciuti, e mi riferisco al lavoro. Voglio altresì rimuovere la mia caparbietà nel commettere sempre gli stessi errori. Agisco ancora con eccessiva disinvoltura ma, ed è un passo avanti, mi accorgo dello sbaglio molto prima che esso abbia provocato sconquassi. Attenzione, nulla di irreparabile, ma si sa, il sottoscritto pretende il massimo da sé stesso. Non lo ottiene mai e crede di essere un fallito. Piccola ma efficace descrizione del mio essere. Riesco fortunatamente a scorgere nell’ambiente di lavoro ( che è l’unico a consentirmi di pormi in relazione con il prossimo ) tracce di umanità. Riesco ad intravedere persone vere. Non per esaltarmi, ma in quelle persone, nel loro modo di porsi e di agire anche solo sul lavoro io rivedo me stesso. Con i pregi e, ahimè, con i difetti. Esiste ancora chi dotato di buon senso e capacità, si prodiga per la causa e puntualmente viene mortificato. Fosse capitato a me quel che ho visto, sinceramente mi sarei sentito una merdaccia. E mi dispiace, mi dispiace moltissimo dover nuovamente affermare che tutti siamo utili e nessuno è indispensabile. Non chiediamo ringraziamenti, NOI. Non ci aspettiamo lodi e trionfalismi, ma nemmeno calci nel sedere. Questo post è anche dedicato ad una persona che, di tanto in tanto mi legge e che si sarà riconosciuta in quello che ho scritto. Lei però, a differenza di me, ha grinta da vendere. Io sono ancora dietro, affannato e con il fiatone ma ci provo a farmi una scorta di ragione. Ne avrei da vendere. E qualcuno finirebbe nello sciacquone.
 
wc
 

1 commento:

  1. Che bello tirare l'acqua e buttare via tutto. Quante cose inutili ci sovraccaricano il cervello.

    Buttare nella pattumiera.

    Fregare, pulire, lucidare, strofinare quel poco che s'ha da salvare. Meglio poco che niente.

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