mercoledì 7 marzo 2012

Closed

S
tamattina, scoprendo il parabrezza dell’auto coperto da una consistente lastra di ghiaccio ho pensato che, se il buongiorno si vede dal mattino, questo si sarebbe rivelato un mercoledì da leoni. E quando, mentre grattavo, la paletta mi è scivolata sotto l’auto, ho ripensato che più che da leoni, si stava preannunciando un mercoledì di cacca. La notte è stata tormentata; mi sono svegliato che erano le 4.19 e mi sono reso conto di avere difficoltà di respirazione, come se qualcuno mi stesse schiacciando lo stomaco. Girati che ti rigiri alle 5.19 ho messo i piedi per terra e come d’incanto ho ricominciato a respirare. Entrato in bagno, immaginavo il Mercoledì da affrontare e lo stomaco si dilatava al pensiero che non me ne sarebbe importato più di tanto di quanto fondoschiena mi sarei dovuto fare. Il lavoro, il mio , quello a contatto con facce sempre nuove che ti si parano innanzi al suono del “dindon”, ha comunque un potere terapeutico. Sai di non poter sfogare su gente comune le tue frustrazioni per cui la gente devi riuscire ad amarla, anche se a te non frega nulla di ciò che essa ti chiede. Lo fai, e basta. E così il mercoledì da leoni passa e con lui i pensieri; ed è qui, sui sedili blu della prima declassata che riprendono forma. Non ho tempo per ricamarci sopra, giusto quello sufficiente per scrivere qui e poi di nuovo daccapo. Questa è in fondo la mia vita, questo è quanto ho al momento e quanto posso dare. In questo contesto si colloca la mia decisione di utilizzare un’immagine con scritto “closed” a significare il mio distacco dalle piazze virtuali. Non è con questi gesti che si cambia la propria vita, non è con questi gesti che si attira l’attenzione, ma è con questi gesti che si prova a dare un taglio simbolico ad un mondo che non mi dà niente perché io niente so dare a lui. Negli ultimi giorni ho avuto la riprova che ancor di più di quello virtuale, è il mondo reale che può darti mazzate terribili. Persone che conosci e che piano piano ti accorgi non gradiscono la tua compagnia, preferendo una meta al piacere di condividere. Già successo lo scorso anno, ora si ripete. E’ cosmica la mia delusione, è integralista la mia visione negativa del mondo. Ma non mi sento affatto pessimista, anzi. Mi sento una persona il cui obiettivo ora è prendere decisioni che possano realmente cambiare la vita. Tutto ciò che può migliorarmi l’esistenza è legato a scelte che, fortunatamente non devono tenere conto di persone e affetti. E parto già favorito.
 
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7 commenti:

  1. ...imparare ad amare la gente...mi fa molto riflettere questa tua affermazione. Il tuo racconto, oggettivo, evoca situazioni che anch'io vivo, e questo ogni sacrosanta mattina di questo mondo.

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  2. Caro Massimo, se imparassi ad utilizzare il "dover amare" al di fuori del luogo di lavoro forse, ci guadagnerei. Amare a forza senza pretendere nulla in cambio costituisce un ottimo antidoto al più naturale amare che inevitabilmente pretende di ottenere qualcosa. Il classico do ut des.Chissà...Un saluto.

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  3. Sequestro emotivo7 marzo 2012 22:29

    ..........

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  4. Il linguaggio universale dei puntini è noto ma mi sarebbe piaciuto leggerne il significato. Grazie di essere passato.

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Chi non ha aspettative non ha nemmeno delusioni.. Questo era il motto di una mia amica, che io ho condiviso e respinto allo stesso tempo.
    L'ho condiviso quando sanguignamente ho preso delusioni cocenti, perché succede che quando nella vita di tutti i giorni non trovi comprensioni, cerchi terapia in un mondo "altro" come un blog, e ti rendi conto che l'ipocrisia esiste anche qua, e solo te sei amico di te stesso.
    L'ho respinto quando sia nella vita di tutti i giorni che nel blog ho incontrato persone che hanno scosso il mio ego e mi hanno fatto crescere e maturare ampliando la visione che avevo, del mondo, della vita, delle amicizie.
    Sai, Enzo, vivere non è facile, perché inevitabilmente ci si crea appunto delle aspettative, e le aspettative stesse sono frutto di ció che noi vogliamo, e noi vogliamo il meglio, forse anche la perfezione. Tutto questo capita sovente venga disatteso, e viene disatteso perché il mondo è fatto da uomini che sono, per natura, fallibili e imperfetti.
    Se non lo hai mai letto, ti consiglio in libro, è un libro semplice ma nella sua semplicità dà un'enorme lezione di vita, è un libro terapeutico, dove sono certa troverai le risposte alle tue domande.
    Ti suggerisco, anche qualora tu lo avessi già letto, di rileggerlo, e di tenerlo sempre alla portata della tua mano, credimi, è meglio di una seduta dallo psicologo!!
    Il libro è "IL PICCOLO PRINCIPE" di Antoine De Saint-Exupery.
    Aspetto di sapere se ti ha aiutato un po'.. A me aiuta, e lo leggo spesso..

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  7. Cara Debora, grazie per il tuo intervento che ho apprezzato molto. Più persone mi hanno consigliato la lettura de "Il piccolo principe". Non posso rinunciare a questo punto. Credo che "in medio stat virtus": agognare la perfezione è di per sè l'aspettativa peggiore, pretenderla dagli altri, un boomerang.La consapevolezza del nostro essere imperfetti è la chiave per accettare anche le delusioni. Oltre ovviamente al non pentirsi mai di avere dato,magari troppo. Un abbraccio.

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