giovedì 18 novembre 2010

Nostalgia da 56K

S
ono trascorsi circa dieci anni dalla prima volta che misi il naso sul web. Due cose mi tornano alla mente di quel tempo: il suono stridente del vecchio modem analogico cui faceva seguito, il senso di stupore e meraviglia che accompagnava l’apertura delle pagine. Non avevo nemmeno la più pallida idea di quanto quel mondo, chiuso in un vecchio monitor da quindici pollici formato 4/3, avrebbe cambiato le mie abitudini e in un certo senso, la mia vita. Per uno come me, cui piaceva molto scrivere e avere qualche rapporto epistolare a distanza, fu come si fosse improvvisamente aperta la scatola magica. Tutto sembrava così incredibilmente semplice, i contatti avvenivano alla velocità della luce, e aumentavano a dismisura. Non mi accorgevo che piano piano, mi stavo lasciando alle spalle alcune emozioni e sensazioni che probabilmente non avrei mai più avvertito, e tra queste il gusto semplice dell’attesa. Con il tempo, lo stupore e la meraviglia iniziali hanno finito per fare spazio all’abitudine; questo capita ed è inevitabile. Più volte mi sono soffermato su come molti aspetti della vita (rapporti umani compresi) passino attraverso queste fasi: entusiasmo, abitudine, abbandono. Internet ha bruciato i tempi in termini di comunicazione, rendendola assolutamente immediata ma contestualmente ha prodotto lo stesso effetto su alcune delle nostre più genuine abitudini. Ci è penetrato dentro, facendoci sì credere che tutto debba scorrere a ritmi vertiginosi ma facendo delle nostre più semplici emozioni un unico inutile fascio. Parlo probabilmente da nostalgico e sicuramente cado nelle più inevitabile delle contraddizioni, facendo io stesso di Internet, uso e abuso. Siamo parte di un sistema che corre, ma noi tutti desideriamo sempre più schiacciare il pedale del freno, dare fiato alle nostre emozioni. E cosa facciamo quando abbiamo bisogno di un po’ di svago? Dai, andiamo un po’ su Internet! Questo articolo è assolutamente una sorta di ammonimento a chi lo sta scrivendo, un tentativo ( probabilmente inutile ) di ricordare ( sempre e solo al sottoscritto ) che, di tanto in tanto un po’ di vita, bisogna viverla. Sono consapevole del fatto che esistono persone che sanno dosare il tutto e che di Internet ne fanno volentieri a meno. Ho provato a “tenermi” piuttosto sul generale perché purtroppo mi è capitato di constatare quanto, a prescindere dall’uso ( o dall’abuso ), Internet ci abbia cambiato. Nostalgico per nostalgico, se proprio non posso tornare al postino che porta la letterina, almeno mi sia consentito rimpiangere il vecchio, stridente suono del modem; e allo stupore che lo accompagnava.
Il caro e vecchio modem analogico

mercoledì 17 novembre 2010

Costi e benefìci

N
on avrei mai potuto fare il ragioniere. Un po’ perché i numeri e i calcoli in generale non mi sono mai piaciuti poi in secondo luogo, avrei probabilmente mandato in rovina la mia attività o quella di qualcun altro. Solitamente infatti, quando si tratta di esaminare a fondo una nuova situazione che mi si presenta tendo a fare esclusivamente l’analisi dei costi, tralasciando sistematicamente i ricavi. Non si tratta di pura dimenticanza, direi piuttosto che siamo in presenza, come al solito, di puro masochismo. Supponiamo che per ricavi si intendano i vantaggi esclusivamente materiali ( denaro, viaggi, benessere economico) e per costi le piaghe emotive (distacchi, rinunce …). Non è facile affatto far quadrare il bilancio in questi casi, non esistono trucchetti, soprattutto quando ci si chiede quanto il denaro valga più dei sentimenti. Al momento, allo stato attuale della nostra società, sembra che niente valga più dei soldi. Tutto si fa, tutto si lascia, tutto si accetta incondizionatamente per soldi. Lo so, questa è retorica, in parte comprovata da una certa prassi in voga nel sistema ma non può essere sicuramente estesa in modo generalista. Però, mi chiedo se sia lecito aver dubbi o se uno debba essere considerato un folle totale per il solo fatto di aver messo sulla bilancia, oltre ai soldoni, anche gli affetti. Costi e benefici. Una persona di mia fiducia, di grande fiducia, mi consiglia di focalizzarmi sui benefici; accolgo il consiglio perché purtroppo nella vita, dei soldi si ha bisogno, anche se con quelli però si finisce per pagare, oltre alle tasse ben altro tipo di vessazioni. Ora, io non ho davvero alcuna competenza su come si possa redigere un bilancio, quindi sarò giustificato se magari farò qualche piccolo sbaglio. Mi fossilizzerò sui ricavi per autoconvincermi che la mia qualità della vita migliorerà, e con la mia quella di alcune persone importanti che mi sono vicine. E dire che, e mi è capitato già di ripeterlo più volte, qualcuno in passato mi aveva definito una sorta di “ragioniere dei sentimenti”, come se io fossi così bravo da saper dare in base a quanto ricevuto. Ed invece il quadro è ben diverso: se mi fossero così tanto piaciuti i numeri, a 40 anni, mi sarei aperto una bella cartella di Excel e lì si, avrei indicato costi e ricavi. Probabilmente di questi ultimi non ci sarebbe stata traccia ma, non per dimenticanza. Non sono capace di fare bilanci, i bilanci mi fanno paura. I ricavi, o non li vedo o non esistono.. Nella mia situazione attuale, semplicemente non riesco a vederli; più che di un paio d’occhiali avrei bisogno di una lavata di capo e, data la scarsa peluria, non costerebbe nemmeno molto.

martedì 16 novembre 2010

Effetto boomerang

P

iù rileggo questo blog, più non mi piace. Talvolta, “ripassando” i miei scritti, mi chiedo se sia veramente io a scrivere quelle cose e se effettivamente quei pensieri siano lo specchio fedele della mia anima. Se fosse così, avrei paura. Perché non c’è niente di più tremendo che avere una prova scritta della propria inquietudine interiore. Questo blog mi si sta rivoltando contro. Perché scrivere è frutto di una riflessione e a sua volta la riflessione, di un momento di pace interiore; appunto, di un momento. E chi ha pensato, leggendo questi articoli, che io sia una persona tendente all’analisi, alla pacatezza, alla riflessione lenta, ha sbagliato tutto. Continuando sulla falsariga di ieri, ripeto che questo blog è un bluff. Sbaglio ad incolpare uno strumento; ad avere colpa è chi, di questo strumento fa uso e ( nel mio caso ) abuso. Lasciando quotidianamente qui le mie paturnie non mi aiuto affatto, a meno che io rinunci alla tendenza masochistica a rileggermi. Probabilmente l’introspezione si sta accentuando troppo e con essa il distacco dalla realtà che, per quanto sempre ignobile e asfittica ( parlo per me ) è pur sempre viva. Ed io nella realtà trasmetto agli altri ben altre immagini, ben altre impressioni. Di sicuro sono sempre stato una persona incapace di esprimere il proprio pensiero, la propria opinione, le proprie lamentele senza timore di essere giudicato. E proprio il timore del giudizio altrui mi rende neutro, un finto neutrale. Io so dove andare, da che parte stare, chi amare e chi odiare. Nella vita non sono mai stato forte al punto di esprimerle certe opinioni, e, chissà perché, scrivendo, mi riesce ancor più difficile. Non ho alcuna intenzione di passare per un buonista, senza carattere, disposto a perdonare tutti. Non sono così. L’equilibrio che qualcuno mi sta aiutando a raggiungere deve passare per un atteggiamento assertivo che non è , e non è mai stato nelle mie corde. L’arida vita che conduco mi ha portato gradatamente a perdere due dei miei più evidenti tratti caratteriali: l’istinto e l’orgoglio. Senza contare l’impulsività. Vorrei a tutti i costi riappropriamene, e per farlo ho davvero bisogno di alleggerire il peso dei pensieri, di tornare ad essere quella persona si, capace di pensare ma anche in grado di far sentire la propria voce e di lottare senza dover per forza cercare soluzioni salomoniche. Non credo più a chi dice che, ad una certa età la personalità è quella e non si può cambiare. Voglio dimostrare che non è così.

Boomerang

lunedì 15 novembre 2010

E’ tutto un bluff

A

Parigi avevo acquistato uno di quei soliti souvenirs di cui si conosce bene l’inutilità. Per la precisione avevo comprato a Montmartre una minuscola Torre Eiffel da utilizzare come portachiavi. Ieri ho visto quella torre spezzarsi in due tronconi giacchè la forza che ho impresso nel lancio dell’oggetto l’ha quasi disintegrata. Ieri ho fatto “Bum!”. Ieri sono esploso in una rabbia della durata di non più di cinque minuti e in quel mentre ho desiderato con tutto me stesso di essere altrove. Volevo trovarmi all’interno di uno di quei grandi capannoni abbandonati sperduti nelle campagne ove nessuno ti può sentire, ove lanciare in aria un urlo soffocante potrebbe al massimo rompere qualche vetro già ormai venato. Ho finalmente tolto il detonatore e, in men che non si dica, tutto quello che in questi mesi ho accumulato in termini di frustrazione, rabbia sopita e “modus agendi” finalizzato al quieto vivere, è venuto fuori. Intorno a me però non c’erano mura desolatamente riempite da graffiti, vetri venati, qualche siringa ed erbacce. Intorno a me avevo persone, cuori, anime, occhi. Avrei voluto uscire, fare “bum!” in totale solitudine poi, magari, tornare a casa facendo credere di essere andato a fare una piacevole passeggiata. Possibile che la mia tanto decantata serenità interiore su cui sto lavorando ancora, si stia rivelando un vero e proprio bluff. E’ un bluff perché fino a che l’animo sereno è tale non a causa di qualcosa che così lo rende bensì a titolo di necessità ( quieto vivere n.d.r. ), allora tutto è finto. E’ tutto un bluff. Sto bluffando con me stesso, continuo ad autoconvincermi di tante, troppe cose che in realtà non sono vere. Di vero c’è solo il lavoro su me stesso, quello si. Ci sto dedicando anima e anima, ma, ho paura di avere ancora da raschiare in fondo al barile. Continuano ad assalirmi paure ingiustificate, timori, ansie di ogni tipo, gli stessi fantasmi che sono tornati a trovarmi a distanza di circa tre mesi. Tutto è ciclico. Va via per poi tornare ed io improvvisamente perdo la corazza che mi sono costruito a fatica, abbasso le difese e lascio che tutto mi travolga. E’ curioso, ma del tutto istintivo, ciò che accade in questi frangenti. Improvvisamente la mia mente comincia a visualizzare delle immagini, dei volti: sono quelli di quelle persone che, vorrei affrontare in quel momento per dire loro che, una parte dei miei malesseri ( seppur piccola) è anche causa loro. Non meritano attenzione, lo so, ma è come si trattasse di un riflesso incondizionato, mi si ripresentano come quando mangi qualcosa che non digerisci. A loro rivolgo il mio più cordiale vaffanculo. Ora che ho fatto “Bum!” torno a bluffare, torno a far credere a me stesso (agli altri poco importa) di avere imparato la lezione, di aver capito tutto. Fino alla prossima volta.

poker-bluff

domenica 14 novembre 2010

Il cinghiale della pubblicità

L
e uggiose serate Novembrine invogliano a godere del calore domestico. E’ Sabato però, quello del turno buono: chi farei anche a meno di vedere, può permettersi di uscire e allora, vada per la cena. Da tempo volevo rannicchiarmi all’interno di una di quelle trattorie tipiche, dal sapore familiare fatto di semplicità tanto negli arredi, quanto nelle cibarie. Se non è pizzeria, che sia trattoria: qui io mi trovo perfettamente a mio agio. Come sempre accade ogni volta che esco e mi reco in un locale, mi guardo intorno e osservo, faccio considerazioni e riflessioni di brevissima durata. Devo comunque riempire i silenzi dei miei compagni di tavola. Ci si siede, e già l’ immenso piacere che si prova,a pancia vuota, nell’appoggiare il tovagliolo sulle gambe è frustrato dal forte sbadiglio di uno dei commensali; so già come si evolverà la serata. Di fronte al sottoscritto, una piccola lavagnetta appesa alla parete annuncia che avremo un’ottima scelta tra primi e secondi ed io opto per qualcosa di non facilmente digeribile: tortellini gratinati e lonza con polenta. Il tutto annaffiato da un ottimo Barbera della casa. Fino al dolce la cena scorre via rapidamente, un po’ per l’eccessiva celerità del servizio, un po’ perché, non avendo un bel nulla da dire, mangio e bevo senza soluzione di continuità. La domanda nasce spontanea: “ Rimanere a casa, no?” Colpa dell’istinto di sopravvivenza che muove nei momenti in cui, fisiologicamente senti il bisogno di entrare in contatto con il mondo, autoconvincendoti di avere una vita sociale e di saper coltivare relazioni umane. Ed ogni volta sai e ti rendi conto che non è così. Chiederti il perché di tutto e risalire alla fonte del problema sono attività che non riescono più a penetrare nelle maglie di una lucidità acquisita a fatica. Abbandonata ogni velleità di sopravvivere alla notte, provo a gettarmi sul letto; ricevo la visita del simpatico cinghiale della pubblicità il quale mi ricorda di aver esagerato con il vino e con la lonza. Probabilmente farò fatica a prendere sonno e avrò una intensa attività onirica…….omissis…… Niente di tutto ciò, la notte è trascorsa serena e, nessun incontro onirico con il cinghiale della pubblicità. Sono ormai secoli che recrimino sull’ennesima occasione persa, e la rassegnazione o meglio, l’accettazione consapevole della realtà finiscono per farmi star bene. Si riparte. Non è una cena a cambiare la vita.





sabato 13 novembre 2010

Messaggi a caso

Q

ualcuno chiami la neurodeliri. Da qualche tempo ho cominciato a fare ragionamenti a voce alta, anche se per ora solo all’interno delle mura domestiche. Non prendo medicinali, non sono in cura antidepressiva, ho un’alimentazione corretta, non bevo superalcolici e non fumo. I miei neuroni mi stanno probabilmente voltando le spalle, stanchi, oppressi dal loro continuo lavorare senza un fine apparente. Ed allora per dispetto, mandano messaggi a caso. Ho provato, in qualche momento di lucidità a chiedermi il motivo del pormi domande a voce: probabilmente, riesco a tenere in pugno l’ordine delle problematiche dando risposte della cui validità finisco per autoconvincermi. Cosa mi sta preoccupando? Al momento attuale appaio come una pentola borbottante cui è stato messo un bel coperchio sopra: provate a togliere quel coperchio dopo molto, troppo tempo e capirete cosa potrebbe accadere. Rimango dunque fermo, costretto a vivere giorni di attesa, di speranza e (sebbene io non voglia cedere alla tentazione), di programmi per il futuro; che, il futuro in questione , potrebbe essere anche più vicino di quanto io non immagini. E di fronte ad un possibile cambiamento di vita, cominciano a salire i dubbi, le paure, persino le angosce. Oh, benedetta ragione, se solo a volte tu fossi così avvolgente da sopire sentimenti ed emozioni..Ed invece, lasci sempre una porta aperta e fai entrare ospiti indesiderati che è dura poi cacciar via. Così, ti rivolgi a me e sussurri che nulla potrebbe cambiare e che anzi, tutto o quasi potrebbe migliorare; che sarei un pazzo a pensare a possibili svantaggi. I sentimenti poi partono in quarta, ignari dei limiti di velocità che la ragione sa invece rispettare alla grande; i sentimenti spesso sono guidatori sprovveduti capaci però di regalarti emozioni impossibili, nel bene e nel male. Mi turba dunque pensare ad uno sconvolgimento emotivo che forse non sono pronto a sopportare, mi sfianca l’idea che in un certo modo quella struttura portante su cui con fatica ho costruito la mia personalità più recente potrebbe anche solo scricchiolare. Esistono, in ogni caso messaggi che solo la sfera razionale sa inviare con estrema puntualità e sono quelli che, puntano alla nostra sopravvivenza, ad illuminarci su ciò che è meglio per noi. E allora, davanti a questo bivio, scelgo la ragione senza dimenticare che viviamo anche per amare e provare emozioni. Se sarò bravo a gestire tutto, sarò quasi felice. Sto facendo i conti senza l’oste, lo so. E’ arrivata la neurodeliri, vado.

scienza090205b

venerdì 12 novembre 2010

Genova, per tornare a respirare.

M
ettiamola così: il mare, diciotto gradi a metà Novembre e la focaccia al formaggio; ho appena elencato tre ( le più semplici ma non certo le uniche) ragioni per visitare Genova. Ed io, oggi mi sono accontentato di questo “poco”. Visitare un luogo, per il sottoscritto, prevede un rigoroso rituale: mappa della città tra le mani, predisposizione degli itinerari, individuazione dei luoghi di maggior interesse e, ovviamente, calcolo approssimativo del tempo utile per le attrattive cui dedicare maggior attenzione. Dimenticavo, macchina fotografica a spalla…Tutto ciò oggi non aveva però alcun senso; lo scopo della gita infatti era sostanzialmente quello di soddisfare la voglia di shopping della mia sorellina. Per un uomo ciò costituisce a tutti gli effetti “reato di autolesionismo aggravato dal rapporto di parentela”. Ne è scaturito un corposo camminamento che, muovendo dalla stazione Principe , passando per il porto antico e la Piazza de Ferrari ha visto la sua conclusione presso la stazione Brignole, e ritorno. Nel mentre, qualche scatto fotografico e un susseguirsi costante di “entra ed esci” con punte massime di sosta presso Rinascente e Mondadori (quest’ultima, apprezzatissima). Arrivare a Genova, per uno che vive al di qua del Turchino tra nebbia ed umidità costanti, è come sputare fuori tutto il fiato che si è conservato nei polmoni dopo mesi di apnea. Forse oggi, poco importava dare un’impronta culturale alla visita, è bastato tornare a respirare. Tra una vetrina e l’altra ho così rivisto con nostalgia i luoghi degli anni Universitari ripercorrendo di fatto lo stesso tragitto che ero solito fare al termine delle lezioni. E allora ecco Via Balbi, Piazza della Nunziata con la discesa che giunge a Via del Campo. Un crogiolo di vicoli ci conduce al Porto Antico e a questo punto il sole , fa capolino regalandoci una sensazione unica di tepore alla quale diamo vigore rivolgendovi i nostri pallidi volti. Il tempo di una sosta e poi via, si sale verso San Lorenzo e poi Piazza De Ferrari. Il vento la fa da padrone, un po’ di spruzzi dalla grande fontana prima di scendere verso Via XX Settembre. Accuso il colpo, la fila di negozi è lunga ma reggo alla grande conscio del fatto che, da lì a poco sarebbe arrivata la tanto agognata ricompensa. Imbocchiamo Via San Vincenzo e, non senza aver evitato un ultimo “entra ed esci” , punto dritto verso la più bella vetrina vista oggi: entro ed esco con un rettangolo di focaccia al formaggio, sublime delizia dei sensi. Allego al mio articolo qualche immagine a testimonianza del mio passaggio. Bello, tornare a respirare.
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