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| Il caro e vecchio modem analogico |
giovedì 18 novembre 2010
Nostalgia da 56K
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mercoledì 17 novembre 2010
Costi e benefìci
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martedì 16 novembre 2010
Effetto boomerang
iù rileggo questo blog, più non mi piace. Talvolta, “ripassando” i miei scritti, mi chiedo se sia veramente io a scrivere quelle cose e se effettivamente quei pensieri siano lo specchio fedele della mia anima. Se fosse così, avrei paura. Perché non c’è niente di più tremendo che avere una prova scritta della propria inquietudine interiore. Questo blog mi si sta rivoltando contro. Perché scrivere è frutto di una riflessione e a sua volta la riflessione, di un momento di pace interiore; appunto, di un momento. E chi ha pensato, leggendo questi articoli, che io sia una persona tendente all’analisi, alla pacatezza, alla riflessione lenta, ha sbagliato tutto. Continuando sulla falsariga di ieri, ripeto che questo blog è un bluff. Sbaglio ad incolpare uno strumento; ad avere colpa è chi, di questo strumento fa uso e ( nel mio caso ) abuso. Lasciando quotidianamente qui le mie paturnie non mi aiuto affatto, a meno che io rinunci alla tendenza masochistica a rileggermi. Probabilmente l’introspezione si sta accentuando troppo e con essa il distacco dalla realtà che, per quanto sempre ignobile e asfittica ( parlo per me ) è pur sempre viva. Ed io nella realtà trasmetto agli altri ben altre immagini, ben altre impressioni. Di sicuro sono sempre stato una persona incapace di esprimere il proprio pensiero, la propria opinione, le proprie lamentele senza timore di essere giudicato. E proprio il timore del giudizio altrui mi rende neutro, un finto neutrale. Io so dove andare, da che parte stare, chi amare e chi odiare. Nella vita non sono mai stato forte al punto di esprimerle certe opinioni, e, chissà perché, scrivendo, mi riesce ancor più difficile. Non ho alcuna intenzione di passare per un buonista, senza carattere, disposto a perdonare tutti. Non sono così. L’equilibrio che qualcuno mi sta aiutando a raggiungere deve passare per un atteggiamento assertivo che non è , e non è mai stato nelle mie corde. L’arida vita che conduco mi ha portato gradatamente a perdere due dei miei più evidenti tratti caratteriali: l’istinto e l’orgoglio. Senza contare l’impulsività. Vorrei a tutti i costi riappropriamene, e per farlo ho davvero bisogno di alleggerire il peso dei pensieri, di tornare ad essere quella persona si, capace di pensare ma anche in grado di far sentire la propria voce e di lottare senza dover per forza cercare soluzioni salomoniche. Non credo più a chi dice che, ad una certa età la personalità è quella e non si può cambiare. Voglio dimostrare che non è così.
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lunedì 15 novembre 2010
E’ tutto un bluff
Parigi avevo acquistato uno di quei soliti souvenirs di cui si conosce bene l’inutilità. Per la precisione avevo comprato a Montmartre una minuscola Torre Eiffel da utilizzare come portachiavi. Ieri ho visto quella torre spezzarsi in due tronconi giacchè la forza che ho impresso nel lancio dell’oggetto l’ha quasi disintegrata. Ieri ho fatto “Bum!”. Ieri sono esploso in una rabbia della durata di non più di cinque minuti e in quel mentre ho desiderato con tutto me stesso di essere altrove. Volevo trovarmi all’interno di uno di quei grandi capannoni abbandonati sperduti nelle campagne ove nessuno ti può sentire, ove lanciare in aria un urlo soffocante potrebbe al massimo rompere qualche vetro già ormai venato. Ho finalmente tolto il detonatore e, in men che non si dica, tutto quello che in questi mesi ho accumulato in termini di frustrazione, rabbia sopita e “modus agendi” finalizzato al quieto vivere, è venuto fuori. Intorno a me però non c’erano mura desolatamente riempite da graffiti, vetri venati, qualche siringa ed erbacce. Intorno a me avevo persone, cuori, anime, occhi. Avrei voluto uscire, fare “bum!” in totale solitudine poi, magari, tornare a casa facendo credere di essere andato a fare una piacevole passeggiata. Possibile che la mia tanto decantata serenità interiore su cui sto lavorando ancora, si stia rivelando un vero e proprio bluff. E’ un bluff perché fino a che l’animo sereno è tale non a causa di qualcosa che così lo rende bensì a titolo di necessità ( quieto vivere n.d.r. ), allora tutto è finto. E’ tutto un bluff. Sto bluffando con me stesso, continuo ad autoconvincermi di tante, troppe cose che in realtà non sono vere. Di vero c’è solo il lavoro su me stesso, quello si. Ci sto dedicando anima e anima, ma, ho paura di avere ancora da raschiare in fondo al barile. Continuano ad assalirmi paure ingiustificate, timori, ansie di ogni tipo, gli stessi fantasmi che sono tornati a trovarmi a distanza di circa tre mesi. Tutto è ciclico. Va via per poi tornare ed io improvvisamente perdo la corazza che mi sono costruito a fatica, abbasso le difese e lascio che tutto mi travolga. E’ curioso, ma del tutto istintivo, ciò che accade in questi frangenti. Improvvisamente la mia mente comincia a visualizzare delle immagini, dei volti: sono quelli di quelle persone che, vorrei affrontare in quel momento per dire loro che, una parte dei miei malesseri ( seppur piccola) è anche causa loro. Non meritano attenzione, lo so, ma è come si trattasse di un riflesso incondizionato, mi si ripresentano come quando mangi qualcosa che non digerisci. A loro rivolgo il mio più cordiale vaffanculo. Ora che ho fatto “Bum!” torno a bluffare, torno a far credere a me stesso (agli altri poco importa) di avere imparato la lezione, di aver capito tutto. Fino alla prossima volta.
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domenica 14 novembre 2010
Il cinghiale della pubblicità
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sabato 13 novembre 2010
Messaggi a caso
ualcuno chiami la neurodeliri. Da qualche tempo ho cominciato a fare ragionamenti a voce alta, anche se per ora solo all’interno delle mura domestiche. Non prendo medicinali, non sono in cura antidepressiva, ho un’alimentazione corretta, non bevo superalcolici e non fumo. I miei neuroni mi stanno probabilmente voltando le spalle, stanchi, oppressi dal loro continuo lavorare senza un fine apparente. Ed allora per dispetto, mandano messaggi a caso. Ho provato, in qualche momento di lucidità a chiedermi il motivo del pormi domande a voce: probabilmente, riesco a tenere in pugno l’ordine delle problematiche dando risposte della cui validità finisco per autoconvincermi. Cosa mi sta preoccupando? Al momento attuale appaio come una pentola borbottante cui è stato messo un bel coperchio sopra: provate a togliere quel coperchio dopo molto, troppo tempo e capirete cosa potrebbe accadere. Rimango dunque fermo, costretto a vivere giorni di attesa, di speranza e (sebbene io non voglia cedere alla tentazione), di programmi per il futuro; che, il futuro in questione , potrebbe essere anche più vicino di quanto io non immagini. E di fronte ad un possibile cambiamento di vita, cominciano a salire i dubbi, le paure, persino le angosce. Oh, benedetta ragione, se solo a volte tu fossi così avvolgente da sopire sentimenti ed emozioni..Ed invece, lasci sempre una porta aperta e fai entrare ospiti indesiderati che è dura poi cacciar via. Così, ti rivolgi a me e sussurri che nulla potrebbe cambiare e che anzi, tutto o quasi potrebbe migliorare; che sarei un pazzo a pensare a possibili svantaggi. I sentimenti poi partono in quarta, ignari dei limiti di velocità che la ragione sa invece rispettare alla grande; i sentimenti spesso sono guidatori sprovveduti capaci però di regalarti emozioni impossibili, nel bene e nel male. Mi turba dunque pensare ad uno sconvolgimento emotivo che forse non sono pronto a sopportare, mi sfianca l’idea che in un certo modo quella struttura portante su cui con fatica ho costruito la mia personalità più recente potrebbe anche solo scricchiolare. Esistono, in ogni caso messaggi che solo la sfera razionale sa inviare con estrema puntualità e sono quelli che, puntano alla nostra sopravvivenza, ad illuminarci su ciò che è meglio per noi. E allora, davanti a questo bivio, scelgo la ragione senza dimenticare che viviamo anche per amare e provare emozioni. Se sarò bravo a gestire tutto, sarò quasi felice. Sto facendo i conti senza l’oste, lo so. E’ arrivata la neurodeliri, vado.
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venerdì 12 novembre 2010
Genova, per tornare a respirare.
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