d è anche attraverso il continuo confronto con personalità a me simili (con il sottoscritto hanno anche percorso un sentiero comune) che mi accorgo del cambiamento in divenire. Occorre sempre premettere che le modificazioni che mi riguardano, le evoluzioni dell'anima, gli sviluppi in materia di rapporto con il mondo, hanno una consistenza pressoché impercettibile. Sempre e comunque agli occhi degli altri. Ma mai e poi mai, il mio percorso si è posto l'obiettivo di dare vita ad un Enzo artefatto, capace di piacere a qualcuno. Troppo semplice. Ho imparato che nella vita basta davvero poco a darsi in pasto al mondo, nel bene e nel male. Le maschere servono a questo ed il mondo è pieno di capre. I miei grandi, enormi progressi prescindono dall'uso di schermature, di copioni, di sceneggiature. Come dicevo, il confronto con chi ha condiviso con me uno stato di malessere mi sta aiutando a capire. Facciamo ordine: Enzo è ancora un uomo selettivo, chiuso, diffidente, a disagio. E' l'essenza di Enzo e non più lo strumento per combattere il mondo cattivo. Questo voglio sottolinearlo perché è il nucleo della mia evoluzione. Il mondo esterno ha rappresentato il male fino a quando io sono stato il primo nemico di me stesso. Non è più così, lo dico con una punta di orgoglio. Ora so che il mondo non mi piace, spesso mi disgusta, a volte mi fa sentire imbarazzato come un bimbo e desideroso di stare altrove; però la mia chiusura, il mio stare da me è finalmente accettato come tratto distintivo di un carattere e non più come conseguenza di una lotta infida con la vita. Non so, so che è tutto così incasinato, non so spiegarlo, e credo che una persona capace realmente di scrivere renderebbe tutto semplice, usando due o tre concetti in croce. Perché è assai complicato descrivere come ci si sente invasi dalla luce dopo essere stati per lungo tempo al buio. Storditi, per certi versi sorpresi di tanta manna, quasi increduli. Ed è in questi frangenti che avverto l'assoluta inutilità del tutto e della vita. Perché non esiste un punto di arrivo e sarebbe idiota crederlo: si finirebbe con il bearsi nella speranza di poter godere di questo momento a lungo. La vita non è questa, è una curva a gomito continua. Ma saper apprezzare uno stato di benessere e di serenità è quasi ( dico quasi ) vivere.
venerdì 26 luglio 2013
domenica 23 giugno 2013
La testa sul comò
on è sempre così. Anzi, non è mai cosi. E’ come se un potente getto di acqua cristallina avesse d’un tratto rimosso la patina di sporco che ricopriva il mio viso. Seppur per poco ( troppo poco) tempo ho aperto gli occhi, tutto era nitido, la testa messa lì a riposare sul comodino. Ed io lì a dispensare sorrisi compiaciuti, a non vergognarmi di farlo, a non preoccuparmi che non sarebbe stato per molto. Perché mai avrei dovuto pensarci? Sono passati quasi otto mesi da quell’ultima occasione di vita, dall’illusione che avrebbe potuto rappresentare un nuovo inizio; ebbene non è stato così per cui , perché perdersi in fantasticherie o facili entusiasmi. Era del tutto giusto godersi l’attimo. E così ho fatto. Ho la straordinaria capacità ( o terribile difetto ) di dimenticarmi di tutto e tutti, nemmeno scrivere mi è mancato anche se solo per due giorni. Un difetto si, non una dote. Probabilmente se conducessi una vita soddisfacente, se questo privilegio mi fosse stato concesso da tempo, non avrei avuto bisogno né di cose né di persone. Ma la mia non è strafottenza od utilitarismo. Sono semplicemente convinto assertore della presenza come imprescindibile condizione per il mio ( anche estemporaneo) benessere. Dunque io sto con chi mi guarda, mi sorride, mi abbraccia. Poi magari se ne va, ma la soddisfazione è impagabile. E’ tutto merito mio se sono riuscito a dileguarmi dalla virtualità senza proclami di qualsiasi tipo, in silenzio, lasciando che fossero gli eventi (e non io) a determinare il percorso. Lasciando soprattutto che fossero “quelli” ad accorgersi della mia assenza e non io a ricordarglielo. E sto bene per questo motivo, perché so di non avere sbagliato, di non avere tradito nessuno. Non sono felice, e forse nemmeno sereno. Ho aperto e chiuso una nuova esperienza, giusto per ricordarmi di essere quel burlone, logorroico casinista che nessuno conosce a meno di pestarmi i piedi o versarmi da bere tanta è la vicinanza. Cose che già so, cose che ho provato a dimostrare nel modo più assurdo e stupido, attraverso uno schermo per poi finire a piangermi addosso. Si dirà che è evidente, sono uno sfigato. Mi capita così raramente di vivere che, quando lo faccio, attacco manifesti ovunque. Non sono qui a celebrare necessariamente un incontro, una persona, un momento, una giornata d’estate. Sono venuto qui stasera per ricordarmi che vivere è ben altro. Io mi accontento ma così mi piaccio. E comunque grazie a chi sa.
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giovedì 17 novembre 2011
Nebbia
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giovedì 6 gennaio 2011
Leoni ed agnelli
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