n questo pomeriggio Novembrino ( avete capito bene, ho detto Novembrino ) il grigio soffitto di nuvole riporta alla mente pericolose rimembranze. Saranno i fantasmi che tentano di squarciare il cielo? Vorrebbero per caso ricordarmi che tutta questa leggerezza di cui mi vado vantando è solo frutto di una povera illusione? No, non è così, mi stanno solo dicendo che c'era un Enzo che ora non c'è più ma Enzo esiste, è vivo, è positivo e di questo non deve farsi alcuna colpa. Eccolo il nocciolo della questione. Stamattina “corricchiavo” sul tappeto in palestra e guardando oltre la porta finestra verso il fiume, secondo voi cosa potevo fare se non pensare? E dove andavano i miei pensieri? Volevo capire se una buona parte del mio benessere attuale fosse dipendente dall'aver liberato la coscienza di un bel po' di zavorra. Mi riferisco ad un mio agire slegato dalle solite regole mentali, più ardimentoso, teso al solo scopo di vivere senza pensare ad ogni possibile ripercussione delle mie azioni. Detto così, sembra io abbia scoperto il mondo o, ancor più, trapela una poco attendibile immagine di Enzo trasgressivo. Non esageriamo, niente di tutto ciò. Mi riferisco in generale al modo in cui mi sto approcciando ai rapporti e alle dinamiche che governano l'amicizia. Del resto questo è sempre stato il leit-motiv alla base delle mie paturnie. In questo senso Enzo non cambia, sempre lì a chiedersi il perché ed il percome: se non fosse così ora non sarei qui ad interrogarmi sui motivi di tanta manna. Non posso certo dimenticare il passato anche se è ancora dietro l'angolo, talmente giovane da non potersi nemmeno definire tale. Ci sono persone che entrano ed escono dalla vita di ognuno di noi, ed altre che rimangono anche quando si cambia e si trova la strada giusta. Siamo critici verso gli altri e poi generalmente, commettiamo i loro stessi errori. Perché nessuno è al centro di nessuno, giocoforza le dinamiche e i cambiamenti sono difficili da seguire. Non sono cambiato nella misura in cui faccio fatica a dare consistenza ad un rapporto, sono sempre impalpabile, inattendibile. Che colpa ne ho? E che colpa ne ha chi subisce la mia volubilità? Ma se quando attraversi momenti difficili tutti ti augurano che passino, ora che sono passati dovremmo essere tutti felici e contenti. Oppure no?
sabato 29 giugno 2013
domenica 11 novembre 2012
Di giallo e di blu
n tuffo dove l’acqua è più blu, niente di più. Chiedo scusa per aver scomodato Battisti ma non trovavo l’incipit adatto a questo post. Di acqua ne ho vista e presa tanta ieri, e non era blu. Avete presente il classico pomeriggio Milanese di metà Novembre? Tutto è tremendamente grigio, una sorta di cartolina in bianco e nero dove si fa fatica a distinguere i soggetti in primo piano e lo sfondo. Uno scenario malinconico, quasi triste. Nessuna traccia di blu, almeno all’apparenza. Beh, alla faccia del tempo inclemente ( e non solo quello meteorologico ) e della distanza ( il mare della Sardegna è lontano da qui ) io ieri mi sono fatto un bel tuffo. E’ come quando ti crogioli al sole durante una giornata in spiaggia ed ad un certo punto senti il bisogno impellente di rinfrescarti. Ne esci rigenerato. Ho dissertato e tuttora disserto del tempo ostile e delle distanze fisiche che spesso riducono la mia vita ad un misero foglio bianco sul quale le azioni ed i gesti si ripetono meccanicamente; diciamo come un ripetente a cui è stato ordinato di scrivere cento volte ciò che fa fatica ad apprendere. Questi fogli sono tutti uguali, tutti perfettamente ripetitivi dello stesso concetto: se solo avessi vicine le persone a cui tengo, forse loro riuscirebbero a capire chi è Enzo. E credo si stupirebbero di non vederlo così serioso, rigoroso, intransigente con se stesso. Scoprirebbero che quegli occhi tristi e quelle labbra mai allungate in cenno di un sorriso in realtà hanno ben altro da dire. Oddio, non sono finto! Sono io, ma solo quello che prevalentemente vengo portato ad essere. Ieri sono stato doppiamente felice: innanzitutto perché ho incontrato per la prima volta dopo quasi 7 anni, una persona alla quale ero legato da amicizia epistolare; a compiacermi ulteriormente il fatto di apprendere che non sono affatto come mi si poteva immaginare, che so anche sorridere e che sono stato una piacevole sorpresa. Sono orgoglioso di questo e sono davvero felice di sapere che ciò che penso corrisponde alla realtà. E’ che, come sempre, noi siamo anche le persone con cui ci relazioniamo che spesso hanno il merito di tirare fuori ciò che teniamo nascosto dentro; quasi sempre poi, la nostra parte migliore. Sono felice di aver fatto questo tuffo e di averlo fatto all’interno di una cartolina dai toni grigi. Improvvisamente tutto ha preso colore, quello blu del mare, e quello giallo del sole. Grazie allora a te, amica mia, per il sole che mi hai portato, per il mare dove mi sono bagnato. Dei sorrisi, degli sguardi. Tempo, distanza, parole scritte, per una volta li ho nascosti nel cassetto delle cose inutili.
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domenica 17 ottobre 2010
Ridere di gusto
C’è una cosa a cui il nuovo Enzo non vorrebbe mai rinunciare ed è : ridere. Se ci penso mi si rizzano i capelli che non ho, ma devo riconoscere che non rido di gusto da tantissimo tempo. Certo, potrei magari affittare un film comico di quelli che piacciono a me e voilà, il gioco è fatto. Troppo semplice e scontato. Ciò che a me manca è il fatto di ridere in compagnia, di passare una serata bevendo magari un paio di birre cominciando a sparare cazzate, una dietro l’altra. Ma sapete da quanto tempo non provo il piacere di partecipare ad una di quelle cene in cui il vino finiva ben presto che portassero i primi, oppure ad una di quelle nottate in birreria con la musica a palla? Ripenso a quell’estate di quasi dieci anni fa, fu lì che tutto cambiò, tutto andò a ramengo in termini di socializzazione. D’un botto si creò il deserto attorno a me e allora, provai a ricominciare. Tutto ciò che trovai fu però un insieme di situazioni personali complicate, di casi clinici: dovetti scegliere se provare a sopravvivere al prezzo di sopportare un peso abbastanza grande oppure rinchiudermi a casa. Scelsi la prima delle due soluzioni e, ne fui assorbito, finii con il diventare anch’io una persona asociale, incline al pessimismo, facevo parte di un gioco di cui non avevo idea del prezzo da pagare. Qualcuno me lo fece notare ma non diedi importanza. Sebbene nel frattempo siano poi, come sempre, cambiati gli attori, è su di me che si è ripercosso tutto. La mia espansività, la voglia di stare allegro, avevano ormai lasciato il posto all’introspezione, alla chiusura. In un certo senso la cosa mi ha aiutato, ma ormai intorno a me, si era formato il vuoto. Ed ora è sopraggiunta l’età a dare il suo contributo. Di sicuro, passare i quaranta dovrebbe nella maggior parte dei casi portare un po’ di saggezza e una capacità di analisi maggiore. Ma è come se io avessi già da tempo acquisito tutto ciò ed ora, vorrei, anche solo per un po’ lasciare spazio, non dico all’allegria ma al gusto di essere gioviale, sinceramente divertito. La vita ora “regala” responsabilità, momenti tristi e gli attimi di vera gioia sono sempre meno. Ecco, non chiedo tanto. Non fuggo da quello che questa età, in un modo o nell’altro, ti chiede di vivere ed affrontare; ma uno strappo alla regola, di tanto in tanto, non farebbe male. Beh, vorrei ridere, e ridere di gusto. Il proposito c’è. Spero di non ritrovarmi a farlo davanti al solito freddo schermo di una Tv.
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