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lunedì 20 febbraio 2012

Incubi

Questa notte il mio inconscio mi ha mandato un messaggio attraverso le immagini di un incubo. Era talmente realistico da provocarmi una forte tachicardia ed un’altrettanto intensa sensazione di sollievo al risveglio. Il tutto va interpretato nel contesto del periodo che sto vivendo. Di per sé, considerando la fase di grande serenità che sto attraversando, non è facile dare una spiegazione all’evento. Ma nell’inconscio di razionale non c’è nulla. Ho provato tuttavia a cercare di capire il perché dell’accaduto e forse una mia personale conclusione l’ho raggiunta. Da più di un anno a questa parte non ho problemi di insonnia, o meglio, non faccio fatica alcuna ad addormentarmi; la stanchezza è tale da spingermi tra le braccia di Morfeo in un attimo. Cosa è successo ieri? Mi sono fiondato nel letto e…..ho cominciato a rigirarmici dentro, mi sono appoggiato alla testiera, a prendere le più svariate posizioni. Niente. Poi, dopo aver indotto il sonno sono stato catapultato all’interno di un incubo i cui attori e lo scenario erano assai ben definiti. E’ del tutto probabile che l’eccessivo rilassamento mi abbia reso più sensibile all’insonnia. Mi piace dedurre una personale conclusione: E’ ora di darmi da fare, ed è soprattutto ora di stancarmi non solo di lavoro. Chiaro, devo smetterla di trascorrere i fine settimana guardando per aria, limitandomi ad una sana attività fisica ( che per altro impegna solo una parte della mattina ) e niente altro. Diciamo che l’insonnia può anche generare incubi, ma davvero non so spiegarmi esattamente come mai, tutto questo è capitato in un momento di reale serenità. Non mi pongo più domande, del resto si tratta solo di un sogno. Oppure nel mio inconscio c’è ancora qualcosa di non chiaro, qualche timore reverenziale nei confronti della vita cui devo porre rimedio. Mi diverte anche interpretare il tutto cercando di collocarlo nel momento che sto vivendo. E mi piace ancor di più voler estrapolare anche da una serie di immagini orribili uno sprone a continuare. Se i sogni dicono qualcosa del nostro substrato, allora ho ancora del lavoro da fare. Ma per fortuna non mi sono mai considerato arrivato.

 

images

domenica 26 dicembre 2010

Un senso

C
alma, calore umano, relax. Tre semplici parole per definire il mio Natale in famiglia. Molte persone di mia conoscenza spesso si lamentano del fatto che, con l’arrivo delle feste, si debbono osservare rigidi clichet che comprendono: visita presso parenti, cerimonie di apertura regali, case invase da zii, cugini, eccetera. Io provo invece una certa invidia verso queste persone poichè, almeno una volta in tutti questi anni, avrei voluto sedermi attorno ad un tavolo affollato di persone e godere del calore speciale della famiglia “in grande stile”. Probabilmente poi, con il ripetersi dell’evento anch’io sarei diventato insofferente. Ieri, abbiamo comunque “allungato” la tavola per far spazio alle portate speciali, agli antipasti, ai dolci. In fondo questa intimità, il ritmo compassato, la specialità di una tavola fuori dall’ordinario hanno restituito parte dell’atmosfera Natalizia di cui si era persa traccia nei giorni precedenti. Natale speciale per me. Lo ricorderò; quando accadono eventi memorabili, si tende a memorizzare perfettamente dove ci si trovasse in quel momento, persino cosa avessimo addosso e si stesse facendo. Mi spiace non aver avuto il tempo di godere di questo evento memorabile lasciando che l’adrenalina svolgesse il suo compito anche se in effetti, a parte la famiglia, non avrei trovato terreno fertile per poter realmente condividere questa gioia. Se dunque, dentro di me sta iniziando un percorso che (mi auguro) porterà ad una evoluzione positiva dei pensieri e delle sensazioni, al di fuori di me, nulla è mutato e non potrebbe essere diversamente. Il vuoto, il deserto totale. Ieri, avevo voglia di uscire e con meno dispiacere del solito ho convinto un amico ad andare a bere qualcosa insieme. Pensavo toccasse a me raccontare di ciò che era accaduto, avevo voglia di farlo. Ed invece mi sono ritrovato io ad ascoltare, a dover sentire discorsi inutili di cui poco o niente mi interessava. Mi sono sentito persino tirato in causa quando questa persona ha fatto la seguente considerazione: “Ma perché certe persone, pur non conoscendoti, prendono una confidenza tale da raccontarti la vita?” A questo punto gli ho rivolto io una domanda: “Cosa pensi di queste persone, pensi abbiano problemi?”. La risposta è stata vaga, ma mi è giunto chiaro il messaggio. Solo qualche giorno fa mi sono ritrovato a raccontarmi, più del dovuto, ad una persona appena conosciuta; per poi pentirmene quasi subito. In fondo questa strana uscita serale, un senso l’ha avuto.


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