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domenica 18 agosto 2013

Il più a lungo possibile

I

n questa calda Domenica di Agosto ho accolto con un velo di malinconia quegli ospiti sempre a me graditi, ma ultimamente così lontani da farmi pensare alla vera e propria guarigione, a quella trasformazione sempre desiderata, alla fine di questo stesso blog. I pensieri sono tornati ma non poteva essere diversamente, dato lo stato d’ansia che precede il rientro al lavoro portandosi appresso un bagaglio nuovo di zecca, colmo di ricordi e di immagini. Pensieri morbidi, qualche seria preoccupazione (una volta tanto) non inerente al lavoro, la voglia di raccontare frustrata dalla solita assenza di chi vorresti al fianco. Mi cruccio di non aver utilizzato questi fogli per dare lustro alle mie uscite in bicicletta. Sapete, quest’estate ho acquistato una bici da corsa nuova e con lei ho scoperto un incredibile modo di vivere la natura, ancor più intrigante di quanto non mi consentisse la vecchia mountain-bike. Questi giorni mi hanno visto protagonista di una lotta impari con le salite, con la paura di provare a superare i miei limiti. Ma come sempre accade, quando ce la fai, scopri un mondo nuovo, un punto di vista sulla realtà magico ed entusiasmante. La mia ultima uscita è stata tutto questo. Vedere le mie gambe che spingevano sui pedali, alzare la testa e ritrovarmi attorniato dal silenzio, dai colori. Felicità. Era da tempo che non ritrovavo in me forza fisica, forma atletica e libertà di pensiero, viaggiare all’unisono. Quando finiscono le vacanze estive è come se il giorno dopo fosse Natale. Diciamo che piombi nel futuro ed istintivamente vorresti ritrovarti di nuovo lì, alla fine dell’inverno e pieno di speranza. Non è così, purtroppo. E’ stato bello stare con i miei genitori. Mi fanno preoccupare, li vedo stanchi. Sapete, non c’è giorno, ma cosa dico, non c’è minuto in cui la mente non vada a loro, alla salute, agli anni che passano velocissimi, al timore di perderli. Forse il fatto di averli sempre nella mia mente li tiene più vivi che mai. I pensieri non mi hanno mai abbandonato, belli o brutti che fossero; tuttavia non si è trattato di una semplice illusione, di un incantesimo. Sono stato e sono tuttora sereno. Chiedo solo che tutto questo possa durare il più a lungo possibile. Amo i miei morbidi pensieri.

 
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lunedì 23 luglio 2012

Nuvole

C

i mancava Circe. Per la ben nota legge di Murphy, è arrivata in perfetta sincronia con l’inizio ufficiale del mio periodo di ferie ( due settimane –ndr -). Da ieri il cielo è popolato di nuvole dalla forma incredibile quanto bizzarra ed il vento le sposta continuamente di qua e di là costringendomi a variare i piani della giornata alla frequenza di un nanosecondo. Si è rivelato un azzardo annotare sull’agenda del cellulare alcune possibili soluzioni per la gestione delle giornate di riposo. Piazza un viaggetto lì, una pedalata là, un po’ di finto sole da piscina ancora più in là ed il gioco è fatto. Ma figuriamoci. Questa mattina l’ho trascorsa in palestra, con un po’ di tristezza nel cuore. Sarà l’ultima settimana, poi probabilmente chiuderà per sempre. Dopo circa undici anni di frequenza un po’ mi dispiace. Chi ha in mente oppure pregiudizialmente ritiene la palestra come un luogo per montati tutto muscoli privi di cervello, si sbaglia. Non sono tutte così. Stamattina io ed una signora attempata ma straordinariamente gagliarda nei movimenti e nella postura, ci siamo detti che in fondo certi luoghi rimangono nel cuore, anche se apparentemente freddi come una sala macchine. Io poi, in quella palestra ho esordito al culmine di uno dei peggiori momenti della mia vita. Ed è lì che ho cominciato a volermi bene, a volere bene innanzitutto al mio corpo. Ho parlato poco delle mie uscite in bicicletta; non ce n’è quasi traccia sul blog, a differenza dell’anno passato. Attenzione, le emozioni sono le stesse, solo che non le metto nero su bianco. Ma la ragione è quella di cui ho già detto, sono distratto, sfuggente, sempre con la sensazione di vivere sull’orlo del precipizio. Sto ridando un certo assetto al mio stomaco malato di nervoso, dopo le ultime due settimane lavorative a ritmi esagerati. E’ una grande impresa per me il solo azzerare i pensieri legati al lavoro e alle sue dinamiche impazzite. Sono stato al centro dell’attenzione come mai mi sarei immaginato: oggetto di possibili scelte altrui e autore di possibili decisioni catastrofiche. Per uno come me, da sempre incapace di assumere posizioni chiare, di fare scelte e di farle possibilmente per se stesso, si è trattato di una vera prova del fuoco. E mi aspetta probabilmente un Settembre caldo. Ora, spaparanzato sul letto in una giornata d’estate dal cielo bizzarro guardo le nuvole. Anche loro sembrano spezzarsi in tanti piccoli batuffoli quasi a volersi alleggerire il carico. Seguo il loro esempio.

 
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martedì 3 luglio 2012

“V” di viaggio

L
a carrozza del regionale è finalmente sgombra dal rumore studentesco, l’ingresso alla scala mobile che scende verso la metro splendidamente libero. Fare il pendolare a Luglio ha persino un sapore dolce, se si eccettua l’ingresso lento del treno a Porta Nuova: appena scendi, di fronte a te, è tutto un caos di valigie, uomini e donne di bermuda e infradito vestiti che attendono la partenza per le vacanze. Ecco, appunto, proprio di questo voglio parlare. Anche per quest’anno, quasi a non voler spezzare il filo spesso della monotonia che mi circonda, ho preso ferie a cavallo tra la fine di Luglio e l’inizio di Agosto. Non mi pento della scelta; giunto a questo punto della stagione lavorativa, farei una fatica tremenda ad aspettare Agosto. Il problema minore è stato quello di far coincidere il mio periodo di vacanza con quello di qualcuno, allo scopo di organizzare una sorta di viaggio. Problema inesistente. Anche quest’anno rinuncio mio malgrado a fare qualcosa che sia degno di chiamarsi “viaggio”. Nei miei sogni ( neanche poi tanto presuntuosi ) e nelle mie immagini invernali c’erano il mare, magari pure la montagna. Sembra incredibile ( ma mica poi tanto ) che, a distanza di un anno, l’estate arrivi a ricordarmi che le cose non cambiano, almeno se non decido io che esse cambino. Sono ancora solo, ma questa volta ho deciso di non elemosinare nulla che non fosse sentitamente voluto da altri e, si sa, spesso da questo modo di agire ricaviamo tristi risposte ed altrettanto frustranti certezze. Mi tocca dire ancora una volta, sospirando, che va bene così. Non c’è tristezza nelle mie parole, né eccessiva amarezza nel raggiungere le più evidenti conclusioni. Esiste forse un velato senso di rimpianto per l’ennesima occasione sfumata ed un inevitabile rimorso a posteriori per non aver provato a cambiare le cose. Io sono convinto che le cose ( la vita stessa ) possano essere di una semplicità disarmante e che non sono poi sempre io a volerle complicare navigando nei meandri della mia complicata personalità. Pensandoci bene, il fatto di non arrabbiarmi o di non aver ancora fatto assolutamente nulla per cambiare rotta, potrebbero essere indice di stagnazione e rassegnazione ormai ineluttabili. Siamo sul solito discorso legato alla mia non-voglia di cambiare le cose. Mettiamola così: non mi lamento, non mi arrabbio, e accetto. Poi da lì a dire che sia solo io a non volere le cose ne passa. Intanto siamo a meno 13.
 
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martedì 28 febbraio 2012

Argomenti futili

Caspita se sono cambiato. Ci sono sostanziali differenze rispetto al passato soprattutto quando si parla di “reazioni”. Come rispondo alle situazioni che mi capitano? Come rispondo, soprattutto, ai comportamenti standardizzati di alcune persone che mi circondano? Parliamo di uno degli argomenti più futili che si possano affrontare: le vacanze. Parliamo di una delle cose più difficili (se non impossibili ) da realizzare: organizzarle. Partiamo dal presupposto che la soluzione migliore per godersi realmente una vacanza è quella di viverla in totale solitudine. Non parlo della vacanza comune, parlo del viaggio vero e proprio. Non mi riferisco ala vacanza da turista, ma a quella del viaggiatore. Devo dire che non ho mai viaggiato nel vero senso della parola, non ho mai creduto alla possibilità di muovermi allo scopo di conoscere e non solo di vedere. Tutto per colpa del fatto che ho sempre cercato compagni di viaggio, e ho trovato emeriti imbecilli ( tranne qualche rarissima eccezione). Da quando sono entrato nell’ordine di idee e di possibilità di godere del viaggio, ho pienamente fatto mia la convinzione che per viverlo ai massimi, devo godermelo in solitudine. Ecco perché sono cambiato: ero sicuro che anche quest’anno qualcosa sarebbe rimasto tristemente uguale a prima. Parlo della assoluta impossibilità ( nonostante io ce la metta tutta ) di trovare qualcuno disposto a vivere un viaggio. Sempre scuse, sempre pietre lanciate per poi nascondere la mano, proposte che si sono perse nella superficialità di parole scontate e di circostanza. Caspita, io però mi arrabbiavo, eccome se lo facevo! Ed oggi invece, all’ennesima conferma del fatto che sarò solo anche quest’anno, come ho reagito? Ci ho mangiato sopra e ho pensato che, in fondo io non ho voglia di fare alcuna vacanza, io voglio viaggiare. Voglio conoscere. Mi accorgo (come mi è stato fatto notare più volte) di voler migliorare quotidianamente per cui, persino un argomento futile come la vacanza può rivelarsi motivo di crescita. E allora, chissenefrega dello stillicidio delle solite scuse. Voglio partire, in fondo in viaggio, ci sono già. Il mio viaggio verso la completa autonomia.
 
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sabato 13 agosto 2011

Le vacanze sono sacre

A
i bei tempi andati, quando ancora avevo la classica compagnia di amici, la vacanza aveva un unico fine: divertimento e magari, un pizzico di trasgressione. Ero intorno ai venticinque. Poco avvezzo al sole, non mi interessava più di tanto che il mare fosse più o meno cristallino. Il gruppo: c’era il gruppo. E solo questo contava. Ricordo però che già a quel tempo l’incombenza dell’organizzazione ricadeva sempre sul sottoscritto. Mi prendevo volentieri carico di questo compito, consapevole del fatto che mi sarei dato da fare con la consueta precisione e determinazione. La motivazione muoveva tutto. Con il passare del tempo sono cambiate le esigenze ed il gruppo si è completamente dissolto. Ho sempre avuto le idee chiare su cosa cercare, ma ha cominciato a farsi largo il problema del “con chi” condividere la vacanza. Sono abituato a godere in totale solitudine di quelle che sono le mie principali passioni, bicicletta e palestra su tutte. Ci sarebbe qualcosa di male se provassi a fare lo stesso con una vacanza? Le ferie sono sacre, sempre più sacre per un motivo molto semplice: i soldi sono pochi, il tempo d’estate è sempre più bizzarro e, fare una vacanza per bene vuol dire avere dalla propria parte una fortunatissima combinazione di elementi. Io sono stato per certi aspetti “discriminato”. Ho paura dell’aereo, so perfettamente di non avere grandi prospettive a causa di questo limite, ma detto sinceramente non mi frega nulla. Guai al mondo se pensassi di dover vincere una paura atavica solo per compiacere qualcuno. Lo farei solo per me. Ma visto che non ho alcuna intenzione di buttarmi in questa esperienza al momento, temo che opterò per qualcosa di sicuramente più gratificante: la vacanza in completa solitudine. Ma volete mettere il piacere di scegliere, organizzare e godere di tempi ed abitudini in assoluta autonomia? Eh si perché poi, come sempre, il fine deve essere il totale godimento di pochi giorni all’anno di libertà. Mi sto tuttavia muovendo alla ricerca di persone che abbiano qualche interesse in comune eccetto quello di doversi per forza ficcare dentro un tubo d’acciaio a 8000 metri di quota. Mi sa che si tratta dell’ennesimo annuncio mascherato. Si sa, l’età avanza ed è sempre più difficile “raccattare” qualcosa che sia in linea con i nostri standard. C’è sempre il solito compromesso da accettare. So quanto sia quasi del tutto improbabile organizzare una vacanza con persone che non conosci. Non appena comincio a fidarmi di qualcuno qui, nella rete, trac, ci casco come un deficiente. E allora proviamo questa strada. Vi saprò dire..
 
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domenica 17 luglio 2011

Istruzioni per l’uso

N
on è il caso di raccontare l’uscita di oggi. Il cielo era di un grigio scurissimo osservandolo dal balcone lato cortile. Affacciandomi però su quello lato strada, i nuvoloni lasciavano spazio a qualche squarcio di sereno. Ci ho provato, e mi sono messo in strada. Ma non si può pedalare con la paura che al primo tuono tu sia costretto a tornare indietro. Dunque ho subito abbandonato la prospettiva di raggiungere la meta prevista; rimanendo vicino a casa ma pedalando comunque in modo intenso avrei potuto ottenere un buon risultato. E ce l’ho fatta. Trentadue chilometri e soprattutto non una goccia di pioggia. Ah, a proposito, i nuvoloni sono ancora lì ma niente acqua. Questa pseudouscita in due ruote non ha intaccato più di tanto il mio morale. La prospettiva di quindici giorni di ferie smorza ogni possibile pericoloso abbassamento di umore. Nella mia situazione la parola “ferie” produce un suono stridente. Ma credo che, con un minimo di organizzazione potrei ottenere un risultato soddisfacente. Precedenza assoluta ai pedali: sto progettando di uscire un giorno sì ed uno no, rigorosamente al mattino per evitare colpi di calore e produrre il massimo. Importanza anche al sole, e quindi approfitterò di intere giornate per starmene spaparanzato su di un lettino ascoltando musica o leggendo un libro. Devo prendere colore, l’abbronzatura mi mette di buon umore e mi aumenta pure l’autostima. Insomma, mi piaccio di più. Sto inoltre progettando un paio, forse tre, uscite per visite varie. Come ogni anno farò la mia puntata verso le Cinque Terre, una delle zone marine che io amo di più. E vorrei inoltre non privarmi della possibilità di respirare un po’ di aria di montagna. Tante idee, e dai, è bello sfogliare la guida anche solo per una gita di un giorno. Non mancherà la visita culturale e in previsione c’è il Castello di Agliè, nel Torinese. Insomma le idee non mancano. Ferie: parola grossa. Mi piace solo l’idea di organizzarmi tutto in completa solitudine o quasi, che poi il più delle volte è la condizione migliore per viaggiare in santa pace. In fondo questa è un’estate del tutto particolare e ogni piccolo viaggio sarà come un momento di respiro ad interrompere l’apnea che dura ormai da mesi. Proviamo a goderci fino in fondo questi giorni allora, le istruzioni per l’uso le ho . Ah, piccolo particolare: ho ancora una settimana di lavoro…Bleah.
 

mercoledì 1 settembre 2010

Si parte

trolley-melissaE’ tutto pronto. Il mio piccolo trolley blu fa sempre fatica a tenere tutto dentro ma la colpa è solo e soltanto mia. Ogni volta che si va via ( sempre più raramente purtroppo ) all’interno di quella scatolina da 50cm per 35 provo a farci stare l’impossibile. Paradossalmente anche quando ci si muove per pochi giorni c’è sempre qualcosa a cui non puoi rinunciare. A farla, la valigia, impiego tempo; non mi piace fare le cose all’ultimo momento così, qualche giorno prima, lui, il trolley, fa il suo ingresso trionfale in stanza. Lo apro e poi, di tanto in tanto ci metto qualcosa. Chissà perché poi, quando la valigia ti tocca rifarla per tornare a casa, non riesci a farci stare più nulla. Beh, preparativi a parte, qui si deve parlare un po’ di emozioni legate alla partenza, non nello specifico, ma in generale. Lo confesso, nonostante tutto l’amore che provo per Firenze e la Toscana, quando l’anno scorso in questo periodo stavo facendo i bagagli per Roma, avevo un altro tipo di sensazioni.  Non vedo Firenze da circa 8 anni, ancor più che Roma forse. Ma si sa, la capitale lascia annichiliti per quanto essa è in grado di offrire. Firenze mi piace perché conserva una miriade di tesori all’interno di uno spazio che io amo definire più “intimo”, più godibile. E allora sono sicuro che giunto là, e solo in quel momento sarò pervaso dalla sua bellezza. Ho dunque optato per la seconda più bella ( secondo la mia modesta opinione ) città d’arte Italiana dopo Roma. Se Dio vorrà, se le finanze lo permetteranno, ho un desiderio che mi piacerebbe realizzare ed è tornare a visitare una capitale Europea. Piccolissimo particolare: ho esaurito quelle raggiungibili via terra e anche i sassi ormai conoscono la mia fobia per il volo. Solo la voglia sfrenata di conoscere potrebbe spingermi a prendere il coraggio a due mani. Non ne parlo ora, si vedrà; io, non pongo limiti. Guardare oltre in questo momento non è opportuno. Ora, voglio isolarmi completamente dai problemi, voglio pensare a compartimenti stagni, almeno per i prossimi cinque giorni. Quando torno, se ne riparlerà. So bene, amici, che una settimana ( o quasi ) in assenza delle mie turbe (ehm…dei miei articoli..) vi regalerà un piacevole sollievo. Tornerò, e considerando che con l’autunno mi vanno in letargo le forze fisiche ma non quelle mentali, tornerò più produttivo che mai. Lo so, è una minaccia. Alla prossima settimana, pazienti lettori.

lunedì 16 agosto 2010

La volta buona?

treno Dopo due tentativi andati a vuoto, forse ci siamo. Con l’acquisto dei biglietti ferroviari si può dire sia ufficialmente iniziata l’attesa in vista della partenza, destinazione Firenze. Per ben due volte, quest’anno e quello scorso ci avevamo provato, prenotando albergo e viaggio poi, per diverse ragioni è saltato tutto. Scaramanzia imporrebbe che dunque non fossi qui a scriverne e a parlarne ma ho deciso di sfidare tutte le superstizioni del caso e buttare giù un po’ di emozioni . Mancano diciassette ( a proposito di scaramanzia..) giorni alla partenza poi finalmente sarà Toscana. Non ho mai nascosto il mio affetto per questa regione, la mia preferita, senza dubbio. Ho visitato diversi capoluoghi di provincia ( Lucca, Pisa, Siena ), ho trascorso una settimana da favola in un Agriturismo nelle vicinanze di Arezzo, insomma, mi piace. Ha inizio ora la fase che io prediligo in assoluto, quella dei preparativi. Programmare la visita di una città d’arte è secondo me essenziale, non si può arrivare sul posto e…chiedersi “Da dove si comincia?” Ho quindi trovato alcuni itinerari che “coprono” il nostro periodo di soggiorno ( 3 giorni ) e sicuramente ne faremo tesoro. Abbiamo altresì riservato una giornata piena per visitare Siena, una delle più belle città toscane, un piccolo gioiello. Le emozioni sono quelle di chi ormai, da tempo, si concede un piccolo regalo in prossimità del compleanno, un modo per esorcizzare l’età che avanza paurosamente. Firenze, Roma, Parigi, Monaco di Baviera: da circa quattro anni ogni prima settimana di Settembre vado a zonzo. Voglio, devo, vincere la mia fobia del volo: credo di essere quasi pronto, l’anno prossimo si farà. Tante, troppe le città che vorrei visitare, prima fra tutte Londra. Sto fantasticando, la prospettiva di un viaggio è una di quelle sensazioni che più riesce a rendermi sereno. E allora..meno diciassette..

domenica 1 agosto 2010

Agosto in città

Il primo Agosto mio padre chiudeva il suo negozio di autofficina e affiggeva sul portone quel piccolo cartello rosa con disegnata una spiaggia e su scritto “Chiuso per ferie”. Il momento tanto atteso era finalmente arrivato. Dopo un altro anno di scuola, la felicità era dietro l’angolo. La sera che precedeva la partenza era d’obbligo trascorrerla con gli amici della via, del cortile a raccontarsi le speranze, le gioie che da lì a poco avrei vissuto. Il mattino successivo, tutti svegli di buon’ora; la vecchia Audi di papà, dal colore opinabile e con un piccolo ventilatore sul cruscotto si apprestava ad affrontare l’ennesimo gravoso impegno, sudare 900 chilometri e portarci a destinazione. Emozioni senza tempo, di un’epoca ( i mitici anni ’80 ) indimenticabile. Di acqua ne è passata sotto i ponti. L’Agosto in città sta diventando un’abitudine ormai, neanche poi tanto voluta visti i tempi di crisi.. Io non amo la mia città, non ne ho mai fatto mistero, ma da qualche tempo ho scoperto di provare una certa attrazione per lei, seppur per solo quindici giorni l’anno. Niente auto dunque, niente maleducati ed irrispettosi guidatori, meno nevrosi, un po’ di aria respirabile. E’ il bicchiere mezzo pieno. Come si può vivere in città (in questa città!) un periodo dell’anno tradizionalmente vocato alla vacanza, alla spiaggia, ai bagni? Non lo so. Crisi a parte, mi preoccupa il fatto di non essere poi così dispiaciuto all’idea di trascorrere il mio Agosto in città. Vivo in un luogo perennemente addormentato che, d’inverno cade nel sonno più profondo per poi risvegliarsi sonnolento e apatico anche durante la bella stagione.Ma i tempi sono cambaiati e sono cambiato io, questo è certo. Tutti sentono sempre più il bisogno di sognare e magari vivere un’esperienza che li catapulti, per un breve lasso di tempo, in un mondo fatto di relax, coccole e tranquillità. Ma per quanti poi la vacanza si rivela realmente così? Quanti hanno la fortuna di vivere questo momento in tutta la sua essenza? Di storie “Fantozziane” si potrebbe scrivere un libro. Ma, come si dice, la vacanza è sacra, non ci si rinuncia. Anche a costo di portarsi dietro la tanto temuta “nuvoletta”. Agosto è qui: per chi resta e per chi va, buone vacanze allora. Mi prendo la città e me la inventerò così bella da innamorarmene. Forse ora sto esagerando..

mercoledì 21 luglio 2010

Spiagge Hi-Tech

Stessa spiaggia stesso mare, un tormentone ormai sorpassato. Non sono solo gli Italiani a cambiare la meta delle loro vacanze ( alla faccia della crisi gli alberghi sono pieni - n.d.r. -), ora anche le spiagge si “aggiornano”. Passino quelle attrezzate per i nostri amici a quattro zampe ( sono sacre!), passino quelle in stile Miami beach con palestra e servizi vari per la cura del fisico, ma sul wi-fi proprio no, non ci sto. In tempi non sospetti la spiaggia era sinonimo di vacanza e vacanza sinonimo di “stacco tutto, basta, relax a manetta”. Poi, sono arrivati i cellulari , e con loro tutti quei deliziosi bagnanti a renderci partecipi dei loro fattacci personali url..chiacchierando sotto l’ombrellone. Adesso arriva il wi-fi. Ma scusate, volete perdervi la magia della coda allo stabilimento per ottenere la magica password d’ingresso? Vorrete per caso partire senza avere la possibilità di sbirciare ciò che sta accadendo su Facebook? Siete solo dei folli, retrogradi e per giunta demodè se, insieme all’asciugamano, alla crema solare e a tutto il resto non avrete con voi il vostro inseparabile lap-top. A questo punto, bandite le partite a racchettoni sul bagnasciuga, bandite le appassionanti gare di beach-volley, nulla di tutto questo. C’è un tavolo che aspetta, c’è un bel posto dove, anche in vacanza potersi spremere gli occhi non al sole, ma al salutare riflesso di un monitor lcd. Ma volete mettere? Dunque, sarò monocorde e ripetitivo come sempre, magari anche ipocrita e retorico, ma le considerazioni vengono spontanee. L’evoluzione tecnologica ci sta, tutti, nostro malgrado ne siamo complici e ne godiamo dei vantaggi. Dove sta il controsenso? Siamo tutti più vicini, riusciamo ad essere incredibilmente a contatto con tutti in qualsiasi momento e ovunque ci troviamo. Tutto, rigorosamente "virtuale". Ci stiamo adeguando ad un cambiamento nelle abitudini che passa attraverso un’alienazione dalla realtà, anche quella semplice di una giornata in spiaggia trascorsa nel modo più tradizionale. E’ vero, tutto va dosato e probabilmente un uso non smodato delle novità, degli aggiornamenti, non farà male. Ma mi chiedo se sarà poi così.. Parlo da quarantenne, i ragazzi di oggi hanno ciò che io, ragazzo degli anni '80 non avevo e, con il senno di poi, sono felice di non avere avuto. Non ne faccio loro una colpa, anzi, quasi passo per invidioso. A voi le considerazioni…

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