o non ho una vita sociale e, fondamentalmente, non me ne frega nulla. Non lo dico tanto per dire, ho lottato contro i mulini a vento per anni, ora posso tranquillamente tirare un sospiro di sollievo ed accettare la mia condizione. Ieri ho provato a fare un po’ di chiarezza cercando di focalizzare l’attenzione sulle ragioni del mio ormai patologico male di vivere. Ho tirato fuori alcune tessere che si incastrano perfettamente fino a formare la mia attuale immagine. Autostima. Cominciamo da qui: mi crea non pochi problemi a livello lavorativo dove mi ritrovo ( troppo spesso ) in competizione con me stesso e con gli altri. L’intransigenza del maestro Enzo è arcinota. Diversa la musica dopo le quattro del pomeriggio. La vita al di fuori dell’ufficio non richiede dimostrazione di chissà quali capacità tecniche, c’è solo bisogno di saper vivere. Da tempo ormai, vivo la vita su due piani paralleli. Quando chiudo la porta dietro di me, sento improvvisamente il mio ego crescere a dismisura. Comincio a pensare alla mia solitudine, ai miei giorni fatti dai nulla e di noiose abitudini, rifletto su come sia possibile che interi weekend scorrano via senza il minimo sussulto e senza alcuna lamentela da parte mia. Mi sento superiore, ecco perché. Non mi è difficile analizzarmi e, come non ho paura ad evidenziare i limiti, mi vanto con orgoglio delle qualità. Sono una persona profonda, rido quando serve, faccio fatica a reggere situazioni forzatamente divertenti. E allora? Sono vecchio? Oppure pochi riescono a reggere il confronto? Mi sto adeguando ai tempi. Sappiamo che sentirsi diversi dalla massa allontana gli altri ma ancor più, ti allontana. Potrei fare le solite migliaia di giri di parole intorno all’argomento relazioni sociali, e giungerei sempre alle solite conclusioni. Non mi vanto della mia solitudine, non nascondo che sia terapeutica, ma credetemi, se non hai fisicamente qualcuno con cui parlare è dura. Non ho alcun bisogno di frasi rassicuranti che arrivano da lontano. Autostima, solitudine, razionalità portata agli estremi: sono questi gli ingredienti che fanno di me un uomo apprezzato, stimato, ma completamente solo. Sarei ipocrita se non rivolgessi un pensiero alla mia famiglia, ai miei genitori. Qualcuno sarebbe portato a pensare che averli ancora, mamma e papà, non mi autorizzi affatto a parlare di solitudine. Non è vero, e lo sapete. Ci si può sentire soli in mezzo a migliaia di persone. Continuo a sentirmi ripetere che devo guardare il bello che è in me, che sono una persona d’oro. Ecco, l’ho fatto. E adesso? Ditemelo voi.
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domenica 14 ottobre 2012
sabato 31 marzo 2012
Seconda scelta
V
i è mai capitato di rappresentare la seconda scelta di qualcuno? O di rendervi conto che, dopo aver tanto cercato di dimostrare di essere persone fidate e piacevoli, dovete scansarvi per lasciare il passo ad altri, praticamente sconosciuti? Se avessi ancora avuto bisogno di conferme a sostegno della mia tesi ( meglio soli che accompagnati all’inutile mondo degli umani ), ora posso dire di essere giunto ad una conclusione. Io non sono la seconda scelta di nessuno. Come voi ben sapete, io non so chi sono, dove vado, cosa vado cercando. La mia propensione all’asocialità, il non amore verso la relazione, quando superficiale, sono arcinoti. Qui parlo solo di ulteriori piccole dimostrazioni, di come l’innata tendenza umana al privilegiare l’obiettivo giustificando il mezzo costituisca ormai regola di vita. C’è purtroppo, e mi dispiace riconoscerlo, ancora una consistente parte di persone incline al compromesso, tristemente disposta, pur di navigare in acque placide, a farsi condurre lungo una vita vuota ma piena di finte relazioni. Noto con molto piacere di non essere solo in questo mio volere a tutti i costi condannare un certo tipo di persone, e mi accorgo che coloro con i quali mi confido, avvertono le stesse sensazioni di rassegnazione e impotenza. Se è vero che nella vita contiamo innanzitutto noi ( a prescindere ) e che bisogna sempre lavorare sulla propria autostima, lasciate che io continui in questo percorso che mi sta portando verso la totale privazione di ogni velleità di vita materiale. Non agogno nulla che abbia i connotati della finzione, dell’apparire. Da tantissimo tempo non riesco a dare l’opportunità ad una persona di conoscermi per ciò che sono. Mi stanco prima, mi stufo prima ancora di capire che questa o quella persona potrebbero essere un’occasione. Colpa mia, lo so. Ma non ho sensi di colpa. Chi mi ha conosciuto in questi ultimi tempi, non mi ha più considerato perché giustamente gli/le si sono rivelato incostante ed inaffidabile. Ma si può immaginare che, coloro che di te sanno tutto, e di te hanno conosciuto aspetti positivi e negativi senza mai giudicarti, oggi ti mettano da parte? E la ragione? Non la conosco, ma so che quel maledetto fine che giustifica il mezzo, oggigiorno offusca le menti e i cuori. E mi faccio da parte non perché mi sento una seconda scelta, ma per non confondermi con la massa.
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giovedì 29 marzo 2012
Vederci chiaro
Non sono certo obbligato a scrivere cose tristi, a piegarmi nei soliti contorcimenti mentali per tenere vivo il blog. Da Lunedì non scrivo e la ragione è duplice: non ho nulla di interessante da raccontare, non ho problematiche interiori che mi assillano. E siccome gran parte delle mie paturnie nasce da una personalissima concezione del mondo esterno e delle sue relazioni, questo porta a credere seriamente che io abbia finalmente imparato la lezione. Bene, molto bene, credo davvero di non avere più argomenti in cantiere. Avevo già provato in passato a buttarla sulla semplice riproduzione del noioso e ripetitivo quotidiano, senza grandi risultati. Non parlo di riscontri, ma del giudizio che io stesso davo del blog. Rifuggo dal lavoro (e dall’ambiente infetto che lo caratterizza) al punto da evitare che esso costituisca argomento di successive trattazioni; sarebbe come dare importanza a qualcosa che in tutta onestà, non ne ha alcuna. Ho assorbito come una spugna le connotazioni indissolubilmente legate alla convivenza forzata; so che devono necessariamente entrare nella mia vita, ma devo opportunamente liberarmene non appena mi è consentito. Quindi via il lavoro, via il solito stillicidio fatto di pubblicità in random nelle stazioni, di gente maleducata, di “ci scusiamo per il disagio”: non ne parlerò, perché diventerei più monotono dei trailer in random sui monitor. Non riesco più neppure a parlare dei miei noiosi weekend, sono tutti uguali. Si è vero, è arrivata la primavera, la mente è aperta, mi sento in forma, ho toccato gli 81 kg e ( occhiaie a parte ) l’incarnato del volto è apprezzabile. Cosa mi manca? Ma niente, dai. Attenzione, ci sono momenti in cui parto per la tangente e comincio a tormentarmi con la solitudine, la totale assenza di stimoli, e roba varia. Ma perché riparlarne ancora? Perché parlarne pensando che questo possa aiutare a cambiarmi? Perché nascondersi dietro la verità più evidente che è quella di un soggetto maturato troppo tardi ,per certi versi anacronistico, e dotato di un’anima fin troppo fragile. E ditemi se sono o non sono un uomo che ha le idee chiare.
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