drammatizzare è un verbo quasi del tutto sconosciuto al mio vocabolario. Non so cosa mi sta passando per la testa, forse nulla ed è questo che mi fa sentire così...leggero. Ho messo in un angolo la paura di non essere abbastanza serio per piacere, di non sentirmi abbastanza male da farmi voler bene. E ho ripreso dalla soffitta qualcosa che ormai avevo dimenticato potesse esistere: un po' di voglia di ridere senza che ciò rappresenti una maschera. E' vero, Enzo non è finto. Scusate il gioco di parole ma in questo caso, ci sta. Per quale motivo dovrei sorridere solo per quieto vivere, per fare contenti gli altri e adeguarmi al diffuso vivere superficiale. Io sorrido e lo faccio perché mi va. Come già avevo accennato nel post precedente, ho bisogno di giocare; non ho un secondo fine, con questo non voglio dire che sarò d'ora in poi un cretino. Ma credo che esistano palcoscenici nei quali è importante sdrammatizzare. Per tutto il resto c'è sempre Enzo, capace di complicarsi l'esistenza quando e come crede. Ecco, spero di aver sintetizzato il mio sentire attuale. E non è per nulla facile sentirsi naturalmente così, di buon umore, nonostante là fuori e dentro questa stanza continui a regnare l'immobilismo. Ma ho riscritto la scala dei valori e delle priorità, ho cercato di azzerare le diseguaglianze emotive tra me e gli altri; non posso pretendere nulla e mi sono stancato di giudicare. Chi mi legge penserà all'ennesima fase, cui seguirà verosimilmente un periodo buio. Ho abituato me stesso a questa alternanza umorale ma, riuscendo ad andare nel profondo più profondo di me, posso assicurare che avverto realmente questo mutamento. Dunque, è per me un piacere comunicarlo. Nel mio solito piccolo mondo, i cambiamenti sono impercettibili a quelli che, loro malgrado, sono costretti a fermarsi all'apparenza. Che non è bella. C'è un aspetto di me che, nessun viaggio interiore, nessuna avventura tortuosa nella mia psiche potrà mai cambiare. Questo aspetto si chiama generosità, oppure disponibilità, magari ingenuità. Non serve a mutare lo stato di fatto se non a peggiorarlo. E' dote apprezzata, è segno di grandezza, ma nel contesto sociale (dove vige la legge del più forte) essa si squaglia come neve al sole. E mi lascia nudo, indifeso, chiuso su me stesso, quasi terrorizzato. Ma ora non più solo ironia e autoironia. Anche una buona dose di scemenza, di normalità non possono che darmi una mano.
venerdì 22 novembre 2013
martedì 25 giugno 2013
Oltre lo spazio
ontano, molto lontano, quasi lontanissimo. Mi sforzo di capire come rendere l’idea del mio stato di forma mentale e forse ci sono arrivato con l’incipit di questo articolo. Sono i dettagli a fare la differenza, spesso nemmeno visibili all’occhio inesperto. Considerando che nessuno di noi è tanto prezioso per l’altro da diventarne oggetto di studio, è del tutto improbabile che qualcuno sia dotato di tale sensibilità e spirito critico da notarne le piccole evoluzioni. Lontano. Ma cosa vuol dire? Sono sempre qui e per fortuna la mia idea di libertà non è associata ad una lontananza fisica. Ciò significherebbe ulteriore frustrazione, l’ennesima beffa, la sempiterna contraddizione. Non voglio volare, l’aereo mi terrorizza. Penso di poter morire e non mi piacerebbe accadesse per soddisfare un mio piacere personale. Poi penso che domani, potrei pure essere investito, potrebbe cadermi un vaso in testa. Dunque? Non voglio volare; si sono un bambino capriccioso , testardo e ben poco fatalista. Ma volo, statene certi, eccome se lo faccio. Lontananza non vuol dire alienazione. Non odio il mondo ora, mi ci cullo sopra e mi dondolo piacevolmente ben sapendo che non esiste alcun motivo per odiarlo. Che magnifica sensazione. Amo le mie passioni ma non per questo ora rappresentano una scorciatoia infelice per dire che sto bene. In questo senso sono lontano da qui, lontano dalle persone, ma vallo a far capire o meglio, cerca di spiegarlo in modo corretto. Semplicemente volo senza paura di cadere esattamente lì, dove ho iniziato a prendere quota. Sono a migliaia di chilometri da qui nella misura in cui tutto mi appare omogeneo, tutti ( e dico tutti ) sono perfettamente allineati. In fondo ne sto guadagnando in credibilità, evitando così di finire nel solito tunnel dell’improvvisa affezione cui segue un altrettanto repentino allontanamento, quasi mai spiegabile razionalmente. Mi sento in equilibrio, soprattutto emotivamente. Notato la differenza? No? Ho parlato di equilibrio emotivo, non di azzeramento. Lascio dunque spazio se non proprio al cuore, se non proprio all’affetto, quanto meno alla possibilità di far entrare nel mio vocabolario la parola “rapporto”. Credo che tutto sia recuperabile, persino riciclabile a miglior vita, anche i rapporti. Forse basterebbe non esasperarli, mantenerli ad uno stato di perenne attesa senza per questo farli morire. Ci vuole abilità, o solo un animo sereno. Ho tutto dalla mia parte.
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martedì 16 novembre 2010
Effetto boomerang
iù rileggo questo blog, più non mi piace. Talvolta, “ripassando” i miei scritti, mi chiedo se sia veramente io a scrivere quelle cose e se effettivamente quei pensieri siano lo specchio fedele della mia anima. Se fosse così, avrei paura. Perché non c’è niente di più tremendo che avere una prova scritta della propria inquietudine interiore. Questo blog mi si sta rivoltando contro. Perché scrivere è frutto di una riflessione e a sua volta la riflessione, di un momento di pace interiore; appunto, di un momento. E chi ha pensato, leggendo questi articoli, che io sia una persona tendente all’analisi, alla pacatezza, alla riflessione lenta, ha sbagliato tutto. Continuando sulla falsariga di ieri, ripeto che questo blog è un bluff. Sbaglio ad incolpare uno strumento; ad avere colpa è chi, di questo strumento fa uso e ( nel mio caso ) abuso. Lasciando quotidianamente qui le mie paturnie non mi aiuto affatto, a meno che io rinunci alla tendenza masochistica a rileggermi. Probabilmente l’introspezione si sta accentuando troppo e con essa il distacco dalla realtà che, per quanto sempre ignobile e asfittica ( parlo per me ) è pur sempre viva. Ed io nella realtà trasmetto agli altri ben altre immagini, ben altre impressioni. Di sicuro sono sempre stato una persona incapace di esprimere il proprio pensiero, la propria opinione, le proprie lamentele senza timore di essere giudicato. E proprio il timore del giudizio altrui mi rende neutro, un finto neutrale. Io so dove andare, da che parte stare, chi amare e chi odiare. Nella vita non sono mai stato forte al punto di esprimerle certe opinioni, e, chissà perché, scrivendo, mi riesce ancor più difficile. Non ho alcuna intenzione di passare per un buonista, senza carattere, disposto a perdonare tutti. Non sono così. L’equilibrio che qualcuno mi sta aiutando a raggiungere deve passare per un atteggiamento assertivo che non è , e non è mai stato nelle mie corde. L’arida vita che conduco mi ha portato gradatamente a perdere due dei miei più evidenti tratti caratteriali: l’istinto e l’orgoglio. Senza contare l’impulsività. Vorrei a tutti i costi riappropriamene, e per farlo ho davvero bisogno di alleggerire il peso dei pensieri, di tornare ad essere quella persona si, capace di pensare ma anche in grado di far sentire la propria voce e di lottare senza dover per forza cercare soluzioni salomoniche. Non credo più a chi dice che, ad una certa età la personalità è quella e non si può cambiare. Voglio dimostrare che non è così.
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