eve andare così. Alzare bandiera bianca quando l’avversario si chiama destino non è poi così disonorevole. E non è mai una resa vera e propria, il fato quotidiano è solo una delle tante battaglie che fanno della nostra vita una vera e propria guerra. Il buon Seneca diceva:“Il fato guida chi lo accoglie e trascina chi lo combatte”. Possiamo dargli completamente torto? Ma quando al termine di ogni battaglia la conclusione finisce con l’essere sempre la stessa (non ci ho capito niente), beh non resta che adeguarsi. Inaspettatamente il lavoro sta diventando un problema. Prima era semplicemente un “falso”. Ora che stavo metabolizzando fisicamente gli spostamenti continui, ora che stavo facendomi una ragione della mia non-vita, ci si mette pure il lavoro. Detto così sembra che fino ad ora io mi sia coccolato dietro una scrivania; niente di più falso. Solo che adesso è arrivato il tempo delle novità, di chi arriva e deve per forza sconvolgere tutto, credendo di rappresentare il nuovo. Io so già cosa mi aspetta e sebbene abbia imparato la lezione, ho paura. Ho paura di me, della mia fragilità, dei miei pensieri quando tutto sembra travolgermi. La mia mente parte in quarta e vola verso i lidi tanto sognati e mai raggiunti: condivisione, allegria, pacche sulle spalle. Poi quei pensieri tornano beffardamente a colpirmi il cuore, come un boomerang. Tornano vuoti, privi di speranza, di consistenza. Sono amari. Amaro come il mio umore di oggi, come la mia voglia di iniziare quel percorso di silenzio distruttivo che tanti hanno calpestato allontanandosi da me. C’è una bandiera bianca che sventola di fronte a questo generale impietoso che sembra avere tutte le carte in regola per vincere la guerra. Eppure in questo “deve andare così” c’è a volte la soluzione salomonica ai milioni di perché che costellano la mia giornata, alle milioni di mancate risposte che mi porto a letto nella speranza di un domani diverso. Pare semplice per qualcuno minimizzare ma rispetto pienamente le opinioni di tutti: perché tutti, chi più chi meno viviamo quotidianamente la battaglia. Poiché non voglio pretendere di essere capito, ancor meno amo sentirmi commiserato e odio sentirmi dire le solite frasi di circostanza, penso che il silenzio distruttivo abbia una ragione di essere. E’ la giusta via di mezzo tra rispetto per se stessi e considerazione dell’altro senza sfociare nella banalità. Deve andare così. E chi vede solo negatività in questo articolo non ne ha afferrato il senso vero.
mercoledì 29 maggio 2013
Bandiera bianca
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giovedì 2 giugno 2011
Onda anomala
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sabato 21 maggio 2011
Porgi l’altra guancia
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mercoledì 6 ottobre 2010
Un segno a cinque stelle
Ieri mi è capitato di ascoltare un astrologo in Tv. E’ il solito astrologo, quello che si guadagna il pane passando da un canale all’altro e dicendo poi sempre le stesse cose, ogni giorno, ogni mese, ogni anno. Non ci vuole molto a predire il futuro, siamo capaci tutti, basta avere fantasia e buona dialettica. Il tipo, soffermandosi sul mio segno zodiacale ( Vergine n.d.r. ) lo classificava tra quelli “a cinque stelle” (?); diceva che i nati sotto questo segno stanno attraversando un periodo denso di emozioni forti e che, nonostante ciò, affrontano il tutto con impensabile equilibrio, soprattutto emotivo. Lo ascoltavo e pensavo che, in fondo, molte delle cose che diceva, tornano. E’ stato fortunato questa volta, gli è andata bene e ci ha preso. Se mi fossi trovato in quello studio televisivo mi sarei persino complimentato con lui. Nonostante la cronica ipercriticità verso me stesso, posso dire di essere soddisfatto di come sto agendo. Intorno alla perdita di un caro ruota tutto un vortice di emozioni, che nel mio caso avvolge e travolge alcuni membri della mia famiglia, mia madre su tutti. Lei è incontenibile, non riesce a trattenere nemmeno un briciolo di controllo e la capisco. Per un attimo mi sono sentito un verme quando, nei giorni più convulsi, l’avevo pregata di non caricarsi troppo a livello emotivo, di provare a gestire un po’ le sue reazioni. Non lo facevo con l’intenzione di impedirle di soffrire: lei si annulla totalmente, lei viene sempre dopo di tutto. Nel vederla così, probabilmente, ho rivisto me. Perché so che anch’io sono di tal fatta, è solo che ho appreso qualche piccola tecnica di autocontrollo. Allora mi sono chiesto se sto diventando troppo freddo, quasi per certi versi glaciale. Non credo, soffro egualmente, lo esterno meno. Ora che mia madre è là , vicina ai suoi cari, so che in un certo senso è più rilassata; la distanza è una maledizione, non credo affatto al detto che la distanza rafforza i legami. E’ una bufala colossale. Io, non riesco a rinunciare alla mia natura e così, quasi giornalmente, ora che non c’è, mi sostituisco a mia madre, prendo il telefono e parlo un po’ con mia zia. So che non mi sfianca farlo, perché il mio approccio è diverso da quello di mamma, e allora cerco di darle conforto. Insomma, come si fa a rinunciare a ciò che si è? Riesco a pensare che facendo leva su tutto quello che ho in termini di testa e di autocontrollo, posso affrontare tutto, anche da solo. Si si, avevi ragione, caro astrologo dei miei stivali: mi tocca riconoscerlo.
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