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mercoledì 29 maggio 2013

Bandiera bianca

D

eve andare così. Alzare bandiera bianca quando l’avversario si chiama destino non è poi così disonorevole. E non è mai una resa vera e propria, il fato quotidiano è solo una delle tante battaglie che fanno della nostra vita una vera e propria guerra. Il buon Seneca diceva:“Il fato guida chi lo accoglie e trascina chi lo combatte”. Possiamo dargli completamente torto? Ma quando al termine di ogni battaglia la conclusione finisce con l’essere sempre la stessa (non ci ho capito niente), beh non resta che adeguarsi. Inaspettatamente il lavoro sta diventando un problema. Prima era semplicemente un “falso”. Ora che stavo metabolizzando fisicamente gli spostamenti continui, ora che stavo facendomi una ragione della mia non-vita, ci si mette pure il lavoro. Detto così sembra che fino ad ora io mi sia coccolato dietro una scrivania; niente di più falso. Solo che adesso è arrivato il tempo delle novità, di chi arriva e deve per forza sconvolgere tutto, credendo di rappresentare il nuovo. Io so già cosa mi aspetta e sebbene abbia imparato la lezione, ho paura. Ho paura di me, della mia fragilità, dei miei pensieri quando tutto sembra travolgermi. La mia mente parte in quarta e vola verso i lidi tanto sognati e mai raggiunti: condivisione, allegria, pacche sulle spalle. Poi quei pensieri tornano beffardamente a colpirmi il cuore, come un boomerang. Tornano vuoti, privi di speranza, di consistenza. Sono amari. Amaro come il mio umore di oggi, come la mia voglia di iniziare quel percorso di silenzio distruttivo che tanti hanno calpestato allontanandosi da me. C’è una bandiera bianca che sventola di fronte a questo generale impietoso che sembra avere tutte le carte in regola per vincere la guerra. Eppure in questo “deve andare così” c’è a volte la soluzione salomonica ai milioni di perché che costellano la mia giornata, alle milioni di mancate risposte che mi porto a letto nella speranza di un domani diverso. Pare semplice per qualcuno minimizzare ma rispetto pienamente le opinioni di tutti: perché tutti, chi più chi meno viviamo quotidianamente la battaglia. Poiché non voglio pretendere di essere capito, ancor meno amo sentirmi commiserato e odio sentirmi dire le solite frasi di circostanza, penso che il silenzio distruttivo abbia una ragione di essere. E’ la giusta via di mezzo tra rispetto per se stessi e considerazione dell’altro senza sfociare nella banalità. Deve andare così. E chi vede solo negatività in questo articolo non ne ha afferrato il senso vero.

 
bandierabianca

giovedì 2 giugno 2011

Onda anomala

I
o non so perché in questi giorni sono stato lontano dal blog. O forse si. Ma certo che lo so. La mia è stata una pura reazione istintiva; nella mia testa ronzava la stessa parola: silenzio. “Ho bisogno solo di silenzio” mi sono ripetuto, avrei bisogno di scrivere ma farlo, produrrebbe un seppur lieve rumore. Quando ti arriva una notizia che non vorresti mai aver ricevuto, quando vieni investito da un’onda anomala mentre navighi in placide acque non hai tempo per pensare, per studiare una reazione. E’ l’istinto a guidarti e spesso questo sceglie la soluzione migliore per te. Io ho optato per la quasi totale assenza dal mondo del web ( il mio blog ne sa qualcosa ) e da quello reale ( catapultandomi a capofitto nel lavoro ). Ho di fatto in questi giorni annullato quasi del tutto ogni forma di relazione sociale, mi sono persino negato le più classiche vie di fuga quali la lettura, la musica. Ho deciso di essere solo. Questo non tragga in inganno: ho fatto tutto meno che piangermi addosso, ho cercato di concentrare i miei pensieri sulla quotidianità, raddoppiando le forze mentali là dove tornavano utili e godendo di una sana stanchezza a fine giornata. Sono ancora vittima dell’onda anomala che mi ha colpito, sto affrontando tutto nel modo che a mio dire ritengo più giusto. Non sono per natura un’ottimista senza averne motivo, neppure però piangere e piangermi addosso di fronte a qualcosa che ancora non conosco. Oggi ho deciso di tornare a scrivere, anche grazie al consiglio di Paolo. Si può, se si vuole, affrontare un argomento di cui non si ama parlare, raccontando magari di ciò che vi ruota intorno, prime fra tutte, le emozioni. E questo blog, nasce da dentro. Sarebbe stato davvero incoerente abbandonarlo in questo frangente di vita. Di solito, quando mi tocca di affrontare una prova ardua, azzero la sfera emotiva, dimentico tutto ciò che produrrebbe sensazioni e mi fermo a pensare. Ne ho fatta di strada e ne vado orgoglioso; un tempo i momenti di riflessione producevano solo immagini in bianco e nero, più tendenti al nero, diciamo. Oggi produco pensieri colorati e il più delle volte si tratta di pensieri dalle tinte pastello. Se mi osservo, nel mio agire e reagire agli stimoli, mi ritrovo diverso, e mi chiedo ancora quanti progressi abbia fatto. Ora che sono nel pieno dell’onda anomala provo a tenere la barca: non è una bella sensazione trovarsi in un limbo, le vie di mezzo non mi sono mai piaciute. Ma è proprio questa la situazione in cui si trovano energie e forze di cui si ignorava l’esistenza. Non amo pensare che esista un destino ( vorrei non pensarlo ) piuttosto mi dà forza l’idea di poter contare sulle proprie forze. E io riprendo a scrivere. Speriamo che questa carretta del mare dia un’ultima botta di vita e torni a navigare in placide acque.

 

sabato 21 maggio 2011

Porgi l’altra guancia

C
i sono cascato. Avrei voluto rimanermene in silenzio per un po’, ma non ce l’ho fatta. In questi momenti scopro il fine terapeutico e la potenza emotiva che lo scrivere porta con sé. Meglio. Il silenzio di cui parlo ha una spiegazione che magari, quando mi sentirò, renderò nota anche qui. Per il momento mi basta tirare le somme sulla settimana appena trascorsa; iniziata all’insegna dello scontro e terminata allo stesso modo. Mi sto piano piano rendendo conto che a me, dell’utenza frega veramente poco. Chissenefrega se non hanno i certificati per iscriversi, se diventano assolutamente maleducati, inumani e persino razzisti verso chi sta da questa parte e lavora. Non mi frega nulla perché io, a stare lì, razzista lo diventerò eccome, verso quella parte di genere umano ( sia essa Italiana, Bengalese o altro..) che non ha nulla a che fare con la civiltà. L’assoluto menefreghismo nasce, come ho già avuto modo di dire, da un vento freddo che accarezza la mia anima, e che mi rende del tutto insensibile ad ogni cosa. Ieri è stata una giornata particolare: attendevo notizie da casa, e proprio mentre il mio cellulare mi segnalava l’arrivo di un messaggio io stavo beatamente litigando con il solito rompicoglioni che urla, non ti fa parlare perché è ignorante, trucido, frustrato, maledettamente umano. E mentre lui gridava io pensavo.. “Ma se tu sapessi cosa mi passa ora per la testa “… Forse se ne sarà accorto perché a fronte di quell’essere immondo che spaccava i timpani a tutti noi, io rispondevo con un quasi assordante silenzio. Non avevo alcuna voglia di litigare, avevo solo voglia di fare arrivare le 14. E chi pensa che io dimostri insensibilità e scarsa dedizione alla causa, prende un abbaglio. Ho sempre più bisogno di silenzio. Lo ripeto già da molto tempo; ma credo sia un silenzio che non per forza deve coincidere con la solitudine o qualche forma di eremitismo. Ma guarda un po’, c’è un aspetto davvero sorprendente in tutto questo; il tempo è volato, come sempre, fra litigi, responsabili che se ne fottono del tuo disagio, treni che sparano aria condizionata e puzzano di ogni forma di sudore. Viva il tempo che passa, allora. Di questa settimana ricorderò il primo caldo di stagione. Mi permetto di partire “molto leggero”, e di tornare meno sudato. “Enzo è una brava persona, non riesce a litigare con l’utenza”. Abbiamo un back office molto back e poco office; gli uffici sono aperti in alto, e alle orecchie dello sportello numero 8 arriva ogni genere di gossip. E che gossip. Sono una brava persona. Se lo dice il back-office, c’è da crederci.
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mercoledì 6 ottobre 2010

Un segno a cinque stelle

virgo-ascendentiIeri mi è capitato di ascoltare un astrologo in Tv. E’ il solito astrologo, quello che si guadagna il pane passando da un canale all’altro e dicendo poi sempre le stesse cose, ogni giorno, ogni mese, ogni anno. Non ci vuole molto a predire il futuro, siamo capaci tutti, basta avere fantasia e buona dialettica. Il tipo, soffermandosi sul mio segno zodiacale ( Vergine n.d.r. ) lo classificava tra quelli “a cinque stelle” (?); diceva che i nati sotto questo segno stanno attraversando un periodo denso di emozioni forti e che, nonostante ciò, affrontano il tutto con impensabile equilibrio, soprattutto emotivo. Lo ascoltavo e pensavo che, in fondo, molte delle cose che diceva, tornano. E’ stato fortunato questa volta, gli è andata bene e ci ha preso. Se mi fossi trovato in quello studio televisivo mi sarei persino complimentato con lui. Nonostante la cronica ipercriticità verso me stesso, posso dire di essere soddisfatto di come sto agendo. Intorno alla perdita di un caro ruota tutto un vortice di emozioni, che nel mio caso avvolge e travolge alcuni membri della mia famiglia, mia madre su tutti. Lei è incontenibile, non riesce a trattenere nemmeno un briciolo di controllo e la capisco. Per un attimo mi sono sentito un verme quando, nei giorni più convulsi, l’avevo pregata di non caricarsi troppo a livello emotivo, di provare a gestire un po’ le sue reazioni. Non lo facevo con l’intenzione di impedirle di soffrire: lei si annulla totalmente, lei viene sempre dopo di tutto. Nel vederla così, probabilmente, ho rivisto me. Perché so che anch’io sono di tal fatta, è solo che ho appreso qualche piccola tecnica di autocontrollo. Allora mi sono chiesto se sto diventando troppo freddo, quasi per certi versi glaciale. Non credo, soffro egualmente, lo esterno meno. Ora che mia madre è là , vicina ai suoi cari, so che in un certo senso è più rilassata; la distanza è una maledizione, non credo affatto al detto che la distanza rafforza i legami. E’ una bufala colossale. Io, non riesco a rinunciare alla mia natura e così, quasi giornalmente, ora che non c’è, mi sostituisco a mia madre, prendo il telefono e parlo un po’ con mia zia. So che non mi sfianca farlo, perché il mio approccio è diverso da quello di mamma, e allora cerco di darle conforto. Insomma, come si fa a rinunciare a ciò che si è? Riesco a pensare che facendo leva su tutto quello che ho in termini di testa e di autocontrollo, posso affrontare tutto, anche da solo. Si si, avevi ragione, caro astrologo dei miei stivali: mi tocca riconoscerlo.

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