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sabato 14 settembre 2013

Curve e salite

V

oglio evitare ogni forma di retorica spicciola per cui rinuncio a raccontare nei particolari, della mia uscita settimanale in bicicletta. Qualcuno si meraviglierà ma niente come l'esperienza della bici può essere assimilabile alle situazioni della vita. Le metafore si sprecano e, nel mio caso, ogni uscita è un ripasso generale dei miei limiti, delle mie paure. Ma, di contro, rappresenta il terreno su cui crescono fertili le capacità, i lati positivi, gli aspetti migliori del mio carattere. Non a caso pedalare è un'attività che conduco in solitudine e, fidatevi, i vantaggi sono davvero tanti. Come mi era già capitato di dire, certe emozioni non devono essere necessariamente condivise con qualcuno; lo scopo è quello di far arrivare al cuore un getto di calore, di novità, una spinta che lo porti in alto, sempre più su. Dell'esperienza odierna voglio rimarcare un concetto che mi è caro: mai fermarsi prima di una curva, di un abbozzo di salita. Mai farlo solo perché non riesci a vedere oltre. E soprattutto guai non farlo se a fermarti è solo la paura di fallire. Vedete? Retorica. Ma la bici è un macchinario complesso che aspetta solo che le tue gambe vadano in sincrono con il cervello. La combinazione è magica, unica. Non voglio dilungarmi sull'aspetto romantico, perché potrei anche abbandonare la mia corazza di ferro e lasciarmi andare a piccole considerazioni sull'amore per la natura, per certi impagabili silenzi, per la solitudine che, sulla bici diventa impagabile. Malinconia. Il fatto strano è che mentre ti accorgi che le tue gambe ed il fiato ti vengono incontro, è ora di smettere. Sapevo che questa sera avrei buttato nel cesso i pensieri cupi di ieri, le prime paturnie vestite di autunno. Non posso, non devo farmi travolgere dalla preoccupazione di incontrare ancora Enzo, quello dalla testa china, delle grida di aiuto, della lamentela cronica. Se fossi davvero abile nell'andare di pari passo con il tempo senza doverlo a tutti i costi superare, avrei risolto il problema. Io corro, ma dove vado? Qualcuno mi fermi. Oggi ho odiato il vento, per più di una volta ho pensato di tornare indietro. Enzo non è uno che si arrende facilmente o almeno la bici sta facendo il miracolo, dandogli quel coraggio che spesso dimentica di avere. La bici. E chi altri se no?

 
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lunedì 26 agosto 2013

Scorte di emozioni

C

’è stato sempre ben poco spazio per le emozioni positive in questo blog. Ora le cose sono cambiate (oppure stanno cambiando) ma devo fare i conti con la mia proverbiale aderenza alla realtà, vero e proprio piombo che mi tiene legato a terra. Pochi voli pindarici dunque, ma guai smettere di emozionarsi. Chi mi conosce sa bene quanto mi sia difficile descrivere a parole i rari (ma tremendamente veri) momenti nei quali il mio cuore mette al tappeto il cervello. Mi tocca ammettere che si tratta di frangenti in cui la solitudine raggiunge la piena esasperazione ma, al tempo stesso, è mezzo essenziale per godere in modo genuino e privato, del bello della vita. Devo ringraziare le ultime uscite con la mia amica a due ruote. Molteplici le ragioni per ritenermi soddisfatto: innanzitutto ho riscoperto il gusto dell’impresa, della determinazione, di quel pizzico di coraggio. Salite. Per chi ama pedalare come me rappresentano il vero momento in cui giocare le carte a disposizione mettendo sul piatto oltre alla forza e al fiato, un minimo di attributi. Metafore della vita. Enzo è un pauroso cronico, soprattutto è terrorizzato dall’idea di poterlo raggiungere, un traguardo. Dunque potrebbe farcela, ne ha tutte le potenzialità, comincia e poi? E poi rinuncia. Piccoli passi. Ora le mie gambe corrono, lottano, la mia testa guarda alto al prossimo tornante, ce la posso fare. Dove sta l’emozione? C’è ma non si vede ed è lì, in cima a quella salita e alla voglia di proseguire, di scoprire nuovi panorami. Proprio come ieri. E quel silenzio? Che dire di quel momento nel quale ho tolto il casco, ho respirato a pieni polmoni e mi sono inebetito davanti ai colori? Ecco un’altra (l’ennesima) immagine da conservare, pronta all’uso quando ce ne sarà bisogno. Scorte di emozioni. Sapete, io non so se sia poi così tutto positivo. Mi spiego: lo è, indubbiamente; lo è perché ciò che sento è ciò che vorrei poter congelare e non dimenticare mai. La domanda è: sarei davvero capace di vivere l’emozione con la stessa intensità se mi trovassi a condividerla? In realtà già lo sto facendo con voi ma riconoscerete che ben altra cosa è raccontare un palpito del cuore a posteriori. Non so, la smetto di pormi domande e metto tutto nel baule. Queste cose mi rallegrano.

 
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domenica 16 giugno 2013

Salite

P

aura è una delle parole più ricorrenti del mio vocabolario esistenziale. La ritrovo spesso anche nei discorsi di spessore che mi capita di fare ( sempre più di rado ) guardando qualcuno negli occhi. Di me stesso, del nuovo, degli spostamenti, di ciò che non conosco. Paura delle salite. L’esercizio fisico associato alla passione ha un potere miracoloso sulla psiche, sul cervello, sul corpo. Porsi piccoli obiettivi è sintomo di grande umiltà ma non deve mai sconfinare nel timore di pretendere di più. Io non so cosa vuol dire andare oltre perché non conosco quali sono i miei limiti o forse li conosco troppo bene: dovrei solo provare a scoprirlo, rischiando magari di non sentire più né le gambe né i polmoni. Eppure io so bene che, quelli che vedo ed interpreto come obiettivi improbabili, sono quasi sempre alla mia portata anzi, rappresentano un punto di partenza. Questione di autostima. Nella vita serve tutto: corpo, testa, cuore, muscoli, sangue freddo. Ogni volta in cui metto alla prova me stesso non lo faccio mai consapevolmente ma grazie a quella commistione di stati di fatto che chiamiamo contingenza. Mai una decisione ferma, al solo scopo di migliorare me stesso…“Figuriamoci, sto bene così, cosa vorrei di più?” Tutto vorrei, tutto potrei, tutto e anche di più se, almeno una volta decidessi di buttare sul tavolo da gioco ciò che ho, senza nasconderlo. La bici da corsa non tradisce: ti spinge fino dove puoi e oltre, come avessi un gancio attaccato all’anima che la (e ti ) spinge oltre ogni possibile limite. La bici è una scusa, ma è pur sempre vita, o parte di essa; è rifugio, è voglia di vincere la partita con una certa parte di vita che non c’è. Non posso trovare pretesti, non posso avere paura. E poi, paura di cosa? Di cominciare a sentirmi uomo? Di smetterla di credermi felice solo quando ho i piedi piantati al terreno? Non posso avere paura di ciò che mi aspetta sul lavoro nei prossimi due mesi, non posso nemmeno aver paura di un incontro, non posso temere di guardare la mia vita, prendere una direzione diversa. Neanche dovessi scalare una montagna: non è una montagna, è semplicemente una salita; che la percorra sulla bici, a piedi, o solo con la testa rimane pur sempre una stupida salita. Tanto poi ce ne sarà un’altra. E un’altra ancora. Tanto vale rischiare.

 
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venerdì 14 giugno 2013

Pedalate celestiali

M

a forse anche il paradiso (continua dal titolo del post precedente). Provo a ricordare a me stesso che (forse) rimarrò deluso dopo aver fatto la mia ultima valigia. E non saprò con chi prendermela quando scoprirò che, quel tanto atteso mondo di nuvole, angeli e luce bianca non esiste. Forse. I nostri personali stati d'animo, le nostre piccole realtà sono assai più credibili e almeno tangibili. Li associamo convenzionalmente all'inferno, e mai al paradiso ma è ovvio, visto che ci lamentiamo sempre di ogni cosa. Quel regno degli angeli è lontano, lontanissimo dalla realtà che viviamo. Invece il paradiso ( il mio ) è qui, vicinissimo a casa, vicinissimo a me, dentro di me; e solo nel momento in cui faccio una cosa che amo più di ogni altra e che più di altre riesce quasi a toccare il cuore. Si, il cuore! Ce l'ho, è solo ancora nel suo imballo originale. Penso sia custodito da quelle strane confezioni con le palline d'aria che poi ci divertiamo a scoppiare. Ecco, le sto scoppiando, quando avrò finito, il cuore sarà pronto all'uso. Il paradiso ( senza timore di esagerazione ) torna ogni anno sulla stessa strada che ogni anno, torno a fare mia per godere di un punto di vista privilegiato sulle cose. Cose semplici, quotidiane, quelle che non osservo ma mi limito a guardare per il solo fatto di passarci vicino. Oggi è stato diverso, e sarà diverso fino a quando mi sentirò di volerne godere, fino a quando mi renderò conto che la passione porta anche in paradiso se si ha la voglia di coltivarla. E allora, forse, ben venga uno stato di fatto che ti annichilisce lasciandoti senza un briciolo di forza mentale per affrontare il destino; ben venga lo stato delle cose perché è lì che si deve trovare l'appiglio per rialzarsi. E' l'altalena delle emozioni; la mia è ormai vecchia, da oliare, forse da sostituire perché non c'è spinta in grado di farla volare. Ritrovo il paradiso, ritrovo l'amore per me stesso nel momento in cui, curvo sui pedali, mi rendo conto che le gambe viaggiano da sole, sospinte dalla sola forza della passione. Camminiamo da soli, ogni giorno. Ci illudiamo di vivere e trovare la forza per farlo nelle parole altrui, nei gesti che cerchiamo, nella presenza che desideriamo. Mi accorgo che non è così, io sono comunque vivo. Me lo dicono gli occhi pieni di stupore ed il più bel silenzio che potessi mai ascoltare, mentre al centro di una strada, pedalo.

 
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martedì 11 giugno 2013

Primi caldi

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’estate c’è. A sgombrare il campo da ogni dubbio i colori intensi e nitidi della campagna, finalmente in grado di annientare il grigio sporco del finestrino. Lo lascia intendere chiaramente lo scorrere delle immagini che passano veloci sfidando occhi stanchi e orecchie piene di musica di sottofondo: è giunta ora di alzare lo sguardo e puntare oltre. E’ quello che pensavo esattamente questa mattina, sul solito regionale: scrivere non è mai tempo perso, questo lo ribadisco fortemente. Ma le occasioni vanno sfruttate, si riducessero anche soltanto ad una testimonianza fugace, semplice, superficiale di ciò che accade là fuori. E nel mio diario personale quel “là fuori” non esiste o se esiste riveste sempre un ruolo negativo. Ovvio, il mondo non è fatto solo di persone, c’è ben altro se si vuol essere felici o anche solo abbozzare un sorriso di soddisfazione. Ma non sono bravo ( o forse non sono allenato ) a riprodurre fedelmente ciò che non sento mio, ciò che fatico a considerare il mio posto, la mia casa. Io sono io , la mia stanza, le quattro mura, l’abat-jour, lo schermo. E poi il letto, il soffitto, questi fogli. Tutto qui il mio mondo. Ecco che, pur davanti ad uno spettacolo di colori, di luci e di calore io mi imbarazzo e non so più cosa dire, per timore di sbagliare, di essere scontato. Osservando quelle strade di campagna, quei trattori al lavoro, pensavo che finalmente tra poco potrò lasciarmi andare con la mia due ruote e osservare tutto alla solita velocità privilegiata. Non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho parlato della mia passione, della bicicletta. Non ho neanche accennato al fatto di averne comprata una nuova, da corsa. Perché c’è un’età che avanza, perché mi ero intestardito all’idea che non sopportavo più essere superato in corsa dai vecchietti. E allora mi sono detto che anch’io avrei avuto una bici da corsa. Faccio molta fatica ad arrivare alle solite trentacinque righe, colpa del fatto che spesso è l’incipit a fregarmi. Avrei voluto parlare dell’estate, del fatto che è decisamente meglio guardare fuori e scriverne, almeno per far capire che non sono cieco e non ho occhi solo per me. So ben guardare cosa mi accade intorno, so compiacermene, so apprezzare ed ammirare. So stare bene, sentirmi leggero, fare progetti. Mi sento pienamente soddisfatto all’idea che tutto ciò prescinde dalla condivisione. Posso, se voglio. E con poco.


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venerdì 18 maggio 2012

Papaveri

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i solito sono loro ad indicarmi la strada o almeno a ricordarmi che è Maggio ed è tempo di cominciare a pedalare. Tracciano una dolce linea rossa lungo i cordoli delle strette strade comunali , a volte uniti al verde acceso dei prati e ad alcune infiorescenze bianche, disegnano spettacolari bandiere. I papaveri. Nel mio procedere lungo la stagione che va da Maggio alla fine di Settembre ho la fortuna di assistere ai continui mutamenti della natura secondo la prospettiva privilegiata del ciclista. A volte mi disturba dovermi fermare per immortalare un particolare, occorre mantenere il ritmo.  Non è facile abbinare due grandi passioni come la fotografia e la bicicletta. Delle due l’una. Tutto ciò che non riesco a fermare attraverso una scheda di memoria, rimane però impresso negli occhi e come ripeto sempre, finisce nella grande valigia dei ricordi che mi accompagnerà durante la stagione fredda. Le bizze meteorologiche degli ultimi tempi mi hanno costretto a rinviare più volte l’esordio, che ha sempre un sapore particolare. Nel piccolo mondo di Enzo c’è un altro piccolo mondo che è quello delle passioni e in quello della bicicletta riesco a costruirne un altro ancor più ridotto. Parlo dei luoghi sconosciuti ai più, degli alberi, delle case abbandonate, delle stradine sterrate che sai dove iniziano e non sai dove portano. In questo mondo minuscolo posso fare sempre nuove scoperte, posso scegliere. In un momento della vita in cui prendere decisioni è diventato il salvagente per non affogare, mi rendo conto di quanto, pur annaspando in un mare tempestoso, io non voglia infilarmelo, il salvagente. Nell' infinitesimale mondo della bici, ritrovo il gusto di scegliere, di quale strada percorrere, mi godo la possibilità di rischiare senza dovermi necessariamente perdere. E’ troppo semplice così, vero? Ma è anche probabile che io sia il solito vigliacco che vuole vincere facile. Concedetemelo, almeno fino a quando la stagione mi consentirà di farlo, di alzarmi sui pedali, mettermi al centro della strada e non vedendo anima viva, tirare un gran sospiro di libertà. Questo è il mondo che vorrei. Perché quando affronto una salita e con il fiatone arrivo in cima, sto alla grande anche quando sono solo. E sulla bici io sono da solo. I papaveri di oggi mi dicono che è solo l’inizio, che ne ho ancora di strada da percorrere. I papaveri mi dicono che per qualche mese mi sarà concesso il beneficio di osservare il mondo alla giusta velocità. I papaveri mi dicono che posso ancora emozionarmi. 

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domenica 25 settembre 2011

Solo un “Arrivederci”

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’ultima pedalata è scivolata via lasciandosi alle spalle un cielo fosco ed un sole pallido. Una perfetta sintonia con quelli che sono i sentimenti malinconici tipici dell’arrivederci. Ci rivediamo l’anno prossimo. A questo punto la valigia è sufficientemente piena, ho riposto le varie immagini in ordine sparso; è molto difficile che si sgualciscano i ricordi. Parlare con una bicicletta è un segno di evidente squilibrio mentale, vero? Beh io l’ho fatto nel momento esatto in cui l’ho appesa al chiodo e l’ho delicatamente coperta con il lenzuolo d’ordinanza. Arrivederci, le ho sussurrato. In quel momento ho preso coscienza dell’enormità dello spazio temporale che mi separa dal momento in cui salirò nuovamente sui pedali. Un tempo lunghissimo, la cui percezione negativa è aggravata da uno stato di incertezza sul futuro che, da qualche mese ha preso pieno possesso di questa casa. Si chiama consapevolezza di uno stato di cose che non lascia spazio alla programmazione, all’idea, al sogno. Uno spazio di nove mesi sarebbe anche del tutto sopportabile se il problema si riducesse essenzialmente all’aspetto climatico. Che barba l’autunno, che noia l’inverno. La luce manca, le giornate nascono di notte per finire nella notte più buia. Tutto qui? Che problema c’è? Il mio inverno sarà diverso. Ma poi, chi di noi si può permettere di programmare qualcosa? Ma sognare si, cavolo, quello si!! Accidenti, stavo per cadere nell’errore più tipico di noi umani: vivere la vita in funzione del domani. Che stupidaggine. Viviamo oggi, dai. E sapete una cosa? Quasi stavo perdendo di vista il mio oggi, la mia pedalata. Le gambe hanno fatto tutto loro, come al solito. Impazzite e trascinate dalla voglia di fare, in andata, urlanti pietà nel tragitto di ritorno. Ho percorso in totale 936 chilometri a partire dal 1 Maggio. Non ho quantificato il numero delle uscite, ma considerato il chilometraggio totale le posso fissare in poco più di ventina. Sono decisamente sugli scudi, una netta progressione rispetto allo scorso anno, soprattutto tenendo conto che il tempo a disposizione è stato assai minore. Sono soddisfatto. E quando lo dico io è tanto raro quanto vero. Buttiamoci nella nuova settimana che ci porterà dritti ad Ottobre. Io non ho paura.
 
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martedì 13 settembre 2011

Un’ottima annata

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arà un’ottima vendemmia, me lo sento. Ed io mi porterò il sole e l’aroma dei vitigni nella mia fredda valigetta appoggiata sul sedile. E’ stato un vero peccato non avere con me telefono e macchina fotografica questa mattina. Prevedevo un’uscita del tutto anonima; da tempo infatti non percorrevo il tratto della Bormida, ritenendolo noioso e fin troppo pianeggiante. Così, sapendo cosa mi attendeva ho lasciato tutto a casa. Ma le gambe, quelle, vanno per conto loro; riceveranno si, impulsi dal cervello ma quando spingono, spingono. Così è sembrata poca cosa arrivare a destinazione dopo 25 chilometri: di fronte a me la strada si manteneva stretta, il cielo straordinariamente terso e ai lati distese di vitigni dagli aromi intensi. Sarà un’ottima vendemmia, dicevo tra me e me. E intanto le gambe andavano lungo quella strada che odorava dei profumi di un’estate in ritardo e rifletteva dei colori delle uve ancora lì, in attesa del momento della raccolta. Erano gli aromi a farmi proseguire lungo ancora circa dieci chilometri di un percorso mai provato, mai azzardato. Ad un certo punto mi sono fermato per respirare silenzio e odori. Nella mia mente la consapevolezza che non ci sarà un limite a quel viaggio di oggi. “Non importa, torniamo indietro, sarà il mio primo percorso della prossima estate, questo”. La certezza della fine di un’esperienza totalmente in solitario, accompagnata dal solito velo di malinconia. La stessa, identica sensazione che provai l’anno passato. Non c’è più paura del ritorno, non c’è più il timore di pagare a caro prezzo uno sforzo, non c’è più il terrore di rischiare. C’è solo grande forza di volontà, e grande speranza. I miei viaggi alla scoperta di sensazioni forti, ma al tempo stesso delicate e avvolgenti, non sono altro che una retorica metafora della vita. Della mia vita, in questo esatto momento. E’ ora di fare andare le gambe, di alzarsi sui pedali, di non abbattersi di fronte alla successiva salita. Per ogni momento di sconforto ce n’è un altro che annuncia una discesa. Non è facile sentirsi pienamente soddisfatti in questa vita. Probabilmente siamo tutti eternamente a cavallo di una bici che non può essere solo trasportata dal vento. Pedalo, continuerò a farlo anche quando un bel lenzuolo la renderà inerte. L’inverno incolore ed insapore non ha armi contro di me. Sapori, odori, il sole: non occupano spazio. E’ tutta forza, tutto coraggio accumulato. Sarà un’ottima annata.
 
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domenica 11 settembre 2011

Meglio tardi che mai

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o ringrazio Dio per questa estate tardiva. L’ho maledetta, l’ho insultata, l’ho persino rinnegata. Ma di una cosa la ringrazio: tutte le volte in cui io ho programmato la mia pedalata, mi ha regalato giornate a dir poco splendide. E’ il mio secondo giorno di vacanza. I Sabati sera da pensionato mi portano un sostanziale giovamento: mi alzo molto presto al mattino della Domenica, faccio colazione con caffelatte e pane e nutella poi, via, a pedalare. Avevo una mezza idea di cosa fare delle tre ore mattutine a disposizione. Durante le ultime uscite ho tentato nuovi percorsi, non appena giunto alla destinazione stabilita. Oggi ad un certo punto ho imboccato una strada che, sapevo sarebbe stata per un paio di chilometri in discesa. E che discesa! Giunto al paesello, ero altrettanto sicuro di trovare un’altra strada che mi avrebbe poi portato dritto a casa. Sono totalmente privo di senso dell’orientamento e ad un certo punto mi è pure preso il panico. Oh mio Dio, dov’è? Dovrò mica tornare indietro da dove sono arrivato? Vorrebbe dire un paio di chilometri di salite tortuosissime! Castelnuovo Belbo è un paese di quasi duemila anime. La mattina alle 10 la piazza del Municipio è deserta, il bar dello sport pure. Poi ad un certo punto….Guardalo là il nonnetto appoggiato alla ringhiera che si affaccia sul torrente. Cosa scruterà mai? Ma chi se ne importa, ciò che conta è che mi dica dove devo andare. “Scusi, per andare dove devo andare, per dove devo andare?” “Prosegua dritto e troverà le indicazioni”. Grazie! Che sollievo. E’ il mio secondo giorno di ferie. Mi sento già in perfetta forma fisica. Smaltite le tossine del Venerdì, sono sufficienti due pasti regolari, una sveglia che suona un paio d’ore dopo per riacquistare una parvenza umana. Eh, fosse sempre così! Ma viviamo giorno per giorno. Ho ancora un paio di mattine da dedicare alla mia amata fidanzata a due ruote. Non ho altri programmi se non quello di vivere la giornata a passo di gallina, indossando bermuda, ciabatte e occhiali da sole. Mani in tasca, a passeggio per il centro, un salto in biblioteca, un altro a salutare i sempre amati ex colleghi, e magari pure una gitarella al mare. Sono sicuro del fatto che Lunedì prossimo, alle 8.30 mi saranno già spuntate le occhiaie da sportello. Ma perché pensarci? Qui c’è da essere positivi, da fare uno sforzo immane per esserlo e sembrarlo, ma voglio relegare la tristezza il piu’ possibile nelle segrete del mio cuore. So quanto il mio star bene fisico sia miracoloso per la mente. E allora andrò di gambe, e che il cielo sia sempre più blu: in tutti i sensi.

Tracce della mia pedalata di oggi

sabato 3 settembre 2011

Ho perso la cognizione del tempo

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ome un bambino cui la vigilia di Natale è stata regalata una macchinina a pedali ed il mattino seguente non vede l’ora di svegliarsi e montarci su. Non so spiegarmelo ma devo aver perso, durante questi giorni convulsi, il senso del tempo. Avevo come l’impressione fosse passato un secolo dalla mia ultima pedalata. Temevo di pagare dazio per questo. Sono arrivato al termine di questa settimana con braccia e gambe molli, come se non avessi fatto attività fisica da almeno tre mesi. Insomma, è bastato montare in sella per accorgermi di quanto fosse necessario schiacciare sui pedali. Il mio ordine mentale rompe gli argini della vita quotidiana, del lavoro, travolgendo la sfera delle passioni. Effettivamente, a pensarci bene, studio i tragitti fin troppo meticolosamente e, ancor più meticolosamente tendo a ripeterli a cadenze stabilite. Sto finalmente prendendo gusto a variare sul tema. Mi ci vorrebbe la stessa identica predisposizione a farlo nella vita. ( piccola nota del redattore ). Si parte, si arriva, si prova ad imboccare strade sconosciute che portano chissà dove. E’ capitato oggi. Non ho neanche minimamente pensato all’idea di alleggerirmi il percorso, sono partito forte, e forte sono rientrato. Si, ho perso un po’ la cognizione del tempo. La settimana trascorsa mi ha visto protagonista ( mio malgrado ) di una piccola celebrazione: l’occasione l’ha fornita il mio quarantatreesimo compleanno. Oh mio Dio! Io al centro dell’attenzione, che imbarazzo orribile. Ma poi, quando tutto è finito, fai un piccolo resoconto e finisci con il bearti, non tanto di essere stato per una volta “ricordato” quanto per la dimostrazione dell’esistenza di persone vere. Si si, per carità ce ne sono ancora tante in giro. Ma dal momento che esse sembra corrano alla larga dal sottoscritto ( o sarò io a non saperle cercare? ) trovarle così vicino, genera un senso di genuina meraviglia. Guai, dico guai, illudersi, però! E guardarsi sempre bene dalle solite apparenze. Ah, è vero, sono tornato a scrivere sul blog. Cosa è cambiato nel frattempo? Ma nulla, proprio niente. Non ho mai odiato il blog, bensì me stesso. Questo diario sono io, e quando non riesco a sopportarmi, lui ne subisce le conseguenze. Chissà cosa penserà di me: anche lui mi darà del matto, ma tutto sommato andiamo d’accordo.

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lunedì 22 agosto 2011

Sarò di parte..

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alendario alla mano, non saranno poi molte le occasioni per una nuova pedalata. Diciamo non più di due ragion per cui, si ritiene opportuno ( anzi necessario ) programmare con dovizia. Come è tradizione, l’ultima uscita mi porterà alla collina del silenzio, quella che per il sottoscritto è diventato ormai un luogo caro. Per tradizione inizio e termino la stagione facendo tappa lì. Non ho dedicato molti articoli a questa estate sui pedali nonostante li meritasse alla luce degli storici traguardi raggiunti. A cominciare dal numero dei chilometri che, probabilmente toccherà quota 800. Si è trattato quasi sempre di uscite finalizzate a liberarsi di quelle solite zavorre che appesantiscono schiena e mente. Ogni volta ho premuto su di un fantomatico acceleratore che, parlando di bici, ha un solo nome: gambe. Di anno in anno penso che il successivo sarà sicuramente mento entusiasmante, più faticoso; mi sto sbagliando, e probabilmente la ragione sta nel fatto che la rabbia, il desiderio forte di lasciarsi alle spalle tutto, trasmette un’energia incredibile ai muscoli. Beh, non sono certo bionico per cui quando mi esalto lo faccio prendendo come riferimento quelle che sono comunque le mie possibilità. Ma si sa, quando si riesce ad andare oltre ( anche di poco ) ai propri obiettivi, non si può che essere soddisfatti. Come dicevo non ho accuratamente documentato ogni passeggiata come avrei invece dovuto. E’ vero, quel che conta sono le immagini che ormai mi si sono inchiodate in testa e difficilmente riuscirò a dimenticare. L’estate ha la cadenza dei miei piccoli ma intensi viaggi lungo percorsi ancora avvolti da un piacevole silenzio. Ore e ore immerso in quel piacevole abbraccio che solo i colori e i suoni della natura ti possono regalare. Non posso nascondere che quest’anno, ogni chilometro percorso ha avuto un suo preciso significato. E se da sempre io pedalo per lasciare alle spalle le solite turbe, l’estate 2011 mi ha dato un ulteriore motivo ( se mai ce ne fosse stato bisogno ) per amarla, la mia bici. Qualcuno potrà pensare che si tratti di soddisfazioni superficiali e di poco spessore. Beh, sappiamo tutti che colui il quale è privo di uno dei propri sensi, inevitabilmente sviluppa maggiormente gli altri. Allo stesso modo, in assenza ( al momento ) di altro che possa gratificare anima e corpo ecco che finisco per apprezzare qualcosa di apparentemente superfluo. Ripeterò fino alla nausea quanto, osservare il mondo da un punto di vista privilegiato (come se tutto andasse a velocità ridotta), studiare i particolari di una realtà spesso sfuggente ai nostri occhi ,regali splendide emozioni. Vabbè il solito elogio alla bici. Sono di parte.
 
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venerdì 5 agosto 2011

Il mio cielo

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’uscita sui pedali di oggi può essere paragonata ad uno squarcio di sole in un cielo sempre troppo nuvoloso. E’ stata l’ultima, prima del rientro al lavoro, ragion per cui avevo tutta l’intenzione di renderla quanto meno speciale. Ma come? Ho cercato di andare oltre, davvero al di là delle mie possibilità e del mio livello di resistenza. Avevo un chiaro obiettivo, una meta che quasi sempre mi prefiggo di raggiungere la volta successiva quando il fiato, sconsolato, mi dice: “Torna, che è meglio”. Ho dunque “allungato” rispetto all’uscita precedente ben consapevole che un po’ avrei pagato tutto a caro prezzo. Non è di certo la mia uscita finale, ma di sicuro è l’ultima di una serie di almeno sette, effettuate durante un periodo di riposo quasi totale. La settimana lavorativa ti riduce ad uno straccetto e questo porta ad avere meno entusiasmo sulle gambe al Sabato. Ma il solo pensiero di concedermi altre pedalate mi rende radioso. Stamane sono partito intorno alle 8.30 per arrivare a destinazione intorno alle 10. Il bello è che arrivi, dopo circa 33 chilometri e cominci a dare un’occhiata alle frecce. Paesi sconosciuti a non molta distanza, e la voglia è grande. Ma c’è sempre un ritorno. E ci sono delle gambe da tenere bene in forma. Beh, questo è stato un grande squarcio di sole. Il cielo come sempre è nuvoloso, a volte ho la sensazione che non si tratti di nuvole che prima o poi scaricheranno pioggia regalando quasi un senso di liberazione. Il mio è un cielo diverso; avete presente quelle giornate afose, senza uno sprazzo di sole ma con un soffitto grigio tanto pesante che sembra debba crollare da un momento all’altro? Il mio cielo è così. E questi spiragli luminosi che solo, e ripeto solo, la mia bicicletta mi sa regalare io, li afferro al volo. Ad un certo punto, sulla via del ritorno incrocio un piccolo boschetto sul lato della strada con all’interno alcuni tavoli e panche di legno. Un’oasi di ombra a cui non poter rinunciare quando, il sole delle 11 si fa già sentire. Mi ci infilo subito dentro, e qui prendo a farmi un po’ di foto con l’autoscatto. Terminato il servizio fotografico via, di nuovo sui pedali. Io di questa estate non serberò certo un bel ricordo, ma non posso lasciar vuota la mia ormai proverbiale valigia di immagini. E strizzo l’occhio a lei, la mia bici. L’inverno, quei finestrini al di là dei quali poter solo immaginare panorami pieni di colori, avrà il sapore dolce del ricordo. Merito tuo, mia cara due ruote.
 
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sabato 16 luglio 2011

Fallo da dietro

A
vevo programmato un weekend tutto sole e relax. L’idea era quella di trascorrere il Sabato in piscina per cominciare a dare colore ad una pelle riflettente per poi proseguire, Domenica, con una salutare pedalata. Ebbene il primo piccolo progetto è saltato. Cielo grigio e temporali in vista. E finalmente dopo tanto mi faccio una bella e sana risata. Riesco a malapena a capire ( ma ci provo con tutte le mie forze ) che di tanto in tanto il dispetto di Dio ( sia esso assolutamente veniale, sia invece di difficile sopportazione) debba essere in qualche modo esorcizzato, magari con una risata. Mi prenderete per pazzo, ma a me viene anche un po’ da ridere. Quella famosa nuvoletta Fantozziana…..E sarò anche ripetitivo nel ricordare a me stesso che sono umano e non alieno, e che quindi come tutti gli esseri umani non potrei programmare nulla della mia vita, neppure il giorno successivo a quello che sto vivendo. Perché non si sa mai… Visione catastrofica? Ma figuriamoci, tremenda realtà. Ma cosa sarà mai un pomeriggio in piscina saltato per colpa delle bizze del tempo? Nulla, una tremenda cazzata. Ma cosa sarà mai una vacanza saltata o le ferie andate a quel paese per un paio di dispetti di Dio, mica tanto poi veniali.. Non è nulla, ce la dobbiamo prendere? E con chi? E allora provo a tagliare trasversalmente la sequenza di eventi affrontando tutto con autoironia, dandomi del Fantozzi. Ci sono cose peggiori nella vita no? Ad esempio quando Dio ti sgambetta da dietro, a tradimento. Tu non lo vedi arrivare, il suo passo è felpato però ad un certo punto, mentre cammini tranquillamente ( lamentandoti quasi della monotonia di una vita ordinaria ) ecco che …”TAC!” una bella falciata. Ci sono, ora comincerò a ridere di ogni cosa che mi capiterà, qualunque sia il colore del codice, bianco giallo o rosso. A me non importa molto di risultare tedioso in questi giorni. Questo diario deve specchiare perfettamente ciò che sento perché io, questo diario lo vado spesso a rileggere e così farò sempre. Io prendo lezioni dalla vita, le metto giù su questi fogli e, qualora mi fossi perso qualche passaggio, vado a dare una bella ripassata. Dunque, come sempre mi perdo nei meandri di pesanti elucubrazioni. Ero partito così bene, limitandomi a qualche goccia di quotidianità ( Sabato in piscina, Domenica in bici )e ho finito per fare il solito panegirico. Ora è anche uscito un minuscolo raggio di sole. Pazienza, mi rendo utile, accompagnando mamma a fare un po’ di spesa. Provo ad organizzare una bella pedalata mattutina per domani??? Nooooo, non sia mai. Se ce la farò, ne avrete una prova qui.
 

domenica 10 luglio 2011

La vendetta

A
vete presente quel sentimento di vendetta che coviamo lungo tutto il nostro percorso scolastico? Stare al di qua della cattedra, subire di tanto in tanto vessazioni senza poter replicare genera in noi un certo tipo di pensiero: “ Vedrai quando sarò al tuo posto, diventerò un carnefice e userò le stesse armi con i miei studenti”. Che poi la vita ci porti a stare al di là della cattedra, non è sicuro. Ma credo che ognuno di noi si rifaccia in qualche modo di ingiustizie e soprusi (più o meno gravi ) subiti , magari con chi ne può nulla! Insomma, è come se scaricassimo la zavorra, per salire con la nostra mongolfiera. Ma che cavolo centra questo discorso? Beh, immaginate di essere costretti a dover guardare quotidianamente bellissime immagini di campagne dai colori splendenti. E di doverlo fare alla velocità della luce ( oh Dio, parlando di treni pare esagerato ) attraverso finestrini sporchi o, nella peggiore delle ipotesi, colorati da graffiti. Lungo tutta la settimana lì, fisso a guardare il mondo circostante. Senza potere fare nulla. Ad un certo punto del tragitto la ferrovia passa molto vicino ad un piccolo comune abbarbicato sulla collina. A separare il treno dal mondo, un fiume scorre placido. Mi ero proposto di raggiungere quel punto esatto in cui il campo di girasole incontra la ferrovia. Ecco, stamattina, l’ho fatto. Dopo una ventina di chilometri, guardala là, quella maledetta linea ferrata. Stranamente silenziosa, ma certo, è Domenica mattina e forse anche i treni riposano. A quel punto salgo su di una piccola collinetta che mi consente una visuale perfetta per poter immortalare il luogo. Mi fermo, la fisso intensamente la ferrovia, e penso: “Hai visto? Sono io ora a guardarti, ti guardo e sogghigno perché per una volta non sei tu a dettarmi i tempi, non sei tu a decidere della mia vita." Vista dalla collinetta, la ferrovia provoca un senso di nostalgia. Ma che dico, adesso mi ci sono pure affezionato? Ma no, è solo che un po’ mi appartiene, che ci posso fare. Ma niente, assolutamente nulla può rendermi giustizia più di questa piccola vendetta, consumata in un’afosissima mattina di Luglio. La mia collinetta, il mio punto di vista, il potere nelle mie mani. Cara ferrovia, come puoi vedere, nutro quasi un senso di compassione nei tuoi confronti. Forse non riesco ad odiarti, ma la soddisfazione di oggi è tale che va bene anche così.
 

domenica 3 luglio 2011

Il mattino ha l’oro in bocca

R
icorderò l’uscita in bici di oggi. Credo di non aver mai avuto l’occasione di concedermi una pedalata mattutina. Chissà perché, ho sempre preferito le ore pomeridiane, forse per la sensazione di avere più tempo a disposizione e affrontare tutto con la giusta calma. Ma, così facendo ho sicuramente limitato le prestazioni a causa del caldo e dell’umidità. Avevo bisogno di un fine settimana totalmente estraneo a ogni forma di stress. Ho approfittato della mattinata del Sabato per la palestra, ho sfruttato le ore pomeridiane di ieri per un po’ di spesa e, visto che la vita notturna per me è una chimera, ho tratto tutto il vantaggio possibile dalle 8 ore di sonno. Mi sono così presentato in discreta forma al tavolo della colazione quando, l’orologio segnava solo le 7.30. Un pazzo, direte voi. Ma può, uno che si alza ogni giorno alle 5 e 20 non sfruttare la possibilità di dormire? Certo. Basta avere una sveglia conficcata nel cervello. Tre fette di pane e nutella, e via, si parte. Alle 8 l’aria era quasi fresca ma già dopo una decina di chilometri mi stavo rendendo conto di quanto fosse tutto incredibilmente facile. Pagherò, continuavo a ripetermi, pagherò. Ed invece eccomi arrivare al punto di arrivo che mi ero ( modestamente ) prefissato in meno di un’ora. Ottimo allora, si prosegue. Non ricordo quante volte ho alzato il braccio sinistro in segno di saluto dei ciclisti che incontravo sul percorso. Che bella questa cosa. Ad un certo punto, mi trovo davanti ad una improvvisa deviazione che mi consente di pedalare rasente ad una vecchia ferrovia. Qui incontro un altro ciclista che mi ferma chiedendomi se avevo notizia di altri 6 amici dai quali si era slegato! Due chiacchiere, ci si saluta e si riprende il cammino. Un’ultima salita e poi, giù in piedi sui pedali ad ammirare meravigliose distese gialle. Sono loro, i girasoli. Via, mi aspettano venticinque chilometri e poi sarò a casa. Sono una roccia, le gambe vanno a mille. Le ore del mattino mi rendono giustizia, mi fanno capire che posso e devo dare di più. Non sarà un problema, questo è indubbiamente il periodo giusto per tirare fuori tutto, in termini di cervello e di corpo. E allora andiamo avanti. Alla faccia di questo incubo dal quale sono sempre più convinto di uscire.
 

lunedì 20 giugno 2011

Il volo

D
a qualche tempo mi capita spesso di fantasticare sulla possibilità di fare un salto nel tempo, in avanti però. Non ho così tanta voglia di invecchiare ma immagino di trovarmi in quell’esatto momento nel quale tutti i miei pensieri e le mie preoccupazioni spariranno. Idealista? Può darsi, ma che bello provare a vedermi quel giorno, mentre libero l’aria che nel frattempo ho accumulato nei polmoni e respiro piacevolmente la brezza marina. Si perché sarebbe il massimo della vita  essere catapultati oltre l’ostacolo ritrovandosi magari distesi sulla spiaggia con il solo rumore delle onde a far da contorno. Ci penso ogni giorno ma la ragione mi impedisce di rendere tutto fantastico, di trasformare un pensiero colorato di azzurro qualcosa di possibile e fattibile. Sempre pesantemente attaccato a terra , lo so. La voglia di alzarsi in volo è grande. Io credo che pensare in positivo non debba per forza essere sintomo di cervello che lavora male, di scarsa razionalità. Io mi sto ricredendo e sono arciconvinto che vedere il mondo a tinte pastello può permettere di dare vita al grigio della quotidianità. Maledetta ragione, maledetta. Non mi ci vedo fare voli pindarici, ma sebbene appaia spesso il contrario, io penso positivo. Lo faccio grazie ad un vero e proprio allenamento della mente che focalizza tutto sulle ventiquattro ore oltre le quali ogni previsione a volte può ritenersi azzardata. Oggi ho fatto il mio volo sui pedali. Mi guardavo le gambe, andavano da sole o così sembrava. Avevo un po’ di vento a favore in andata quindi psicologicamente mi sentivo già pronto ad affrontare il declino del ritorno. Ed invece, niente, volavo. Oggi sono soddisfatto. Avevo deciso di prendere un giorno di ferie per sbrigare alcune cose importanti e mai scelta si è rivelata più azzeccata. Pomeriggio libero, nuvole che di tanto in tanto andavano ad oscurare il sole ma nessuna minaccia di pioggia. E così, via! Il tema di questo post è il volo. Volare, innanzitutto con la fantasia; percorrere fisicamente strade che aprono spazi verso la libertà, anche questo è volare. Fare immaginari salti spazio temporali per colorare la parete grigia di una stanza, quella dove si è bene o male costretti a vivere non si sa per quanto. E se alla fine ti accorgi che sei un tipo al quale è difficile staccare i piedi da terra, allora cosa c’è di meglio di una bici per avere la piacevole sensazione di dominarla, la terra? Venti Giugno Duemilaundici. Questo giorno dovrebbe ricordarmi qualcosa…Ah! Me ne ero dimenticato. Forse sarà il caso di pubblicare qualcosa al riguardo, spero domani.
 

domenica 22 maggio 2011

Un pomeriggio positivo

R
ingrazio sentitamente il mese di Maggio per questa splendida domenica d’estate. Forte era il bisogno di allontanarmi da casa, non tanto fisicamente ma con la mente. Essere altrove con i pensieri, se poi questo significava perdersi in qualche percorso di campagna, immerso nel più totale silenzio beh, meglio ancora. Ringrazio questa domenica per avermi regalato la possibilità di montare in sella alla mia bici per la seconda uscita stagionale. Ho iniziato prima quest’anno, probabilmente impiegherò più tempo a carburare ma oggi, i miei 40 chilometri me li sono fatti. Tutto intorno, campi ancora in fase di preparazione, i primi germogli del mais, balle di fieno ovunque. Ma si sente che siamo nel bel mezzo del più bel mese dell’anno, sempre che il tempo rispetti le regole. E per ora lo sta facendo. Io mi ci butto a capofitto provando a pedalare, approfittando di un mezzo più leggero, più veloce che chiede solo di essere rodato. Le villette dei paeselli che incontri lungo la provinciale cominciano ad animarsi per i primi lavori di giardinaggio; da alcune di esse ho avvertito distintamente odor di barbecue. E i bambini a rompere il silenzio del sonnacchioso primo pomeriggio. Sto tornando su vecchi percorsi , sto finalmente e con piena goduria riammirando paesaggi ai quali dò del “tu”, ben diversi da quelli che scorrono rapidissimi dal finestrino del regionale veloce. Qui tutto è visibile, osservabile, persino tangibile. So già che tornerò sulla collina del silenzio, quella a me tanto cara. Voglio presagire un’estate silenziosa e luminosa. Voglio essere ottimista malgrado nella testa continui a rimbombare qualcosa che non mi piace e di cui potrò parlare solo tra un po’. Ma oggi toccava a lei, alla mia amata due ruote e con lei ho deciso di passare un pomeriggio positivo. Il tragitto odierno mi ha portato dritto all’Abbazia di Santa Giustina; trattasi di sito medioevale benedettino immerso in un piacevole quanto silenzioso polmone verde, sulla strada che porta verso Castelnuovo Bormida ed Acqui Terme. Mi sono fermato, ho percorso un po’ dello sterrato che conduce all’interno del parco e qui ho scattato una foto. Ho fatto indigestione di silenzio, di pace, di tutto quello che mi serve per affrontare una nuova settimana di attesa. Le gambe: sembra vogliano concedermi ancora una stagione a buoni ritmi ma, trattandosi delle prime pedalate, non c’è da fidarsi. Sono rimontato in sella, e mi sono diretto verso casa, che ho raggiunto dopo 20 chilometri condotti con apprezzabile scioltezza. Grazie ancora Maggio, mi auguro di poter tornare ad approfittare di te per la prossima uscita. E non mi fare brutti scherzi. Tu sai a cosa mi riferisco.
 

sabato 7 maggio 2011

Un nuovo punto di vista

C
irca duecentoquaranta giorni. Tanto è durata l’attesa prima di poter nuovamente inforcare la bici. Nel frattempo è successo di tutto e per una volta posso dire che questi mesi non sono trascorsi invano. Rossa, anzi granata. Questo è il colore della nuova compagna di viaggio che se Dio vorrà mi accompagnerà nelle mie scorribande per la campagna circostante. Ero un po’ emozionato scendendo la rampa del garage; emozionato e curioso perché lei, è più alta dell’altra nel senso che il telaio è di una misura superiore. Il primo viaggio ha sempre un sapore particolare. Non avevo una meta precisa ma un obiettivo, quello si ed era di non affaticare troppo le gambe, di non chiedere subito la luna ad un corpo che di questi tempi è per forza o per necessità abituato a muoversi. Oggi mi sono imposto uno strano straordinario: mattina in palestra per due ore di pesi e pomeriggio in bici. Tempi che detta il tempo, ma che a volte possono tornare utili e preziosi. Ed in effetti mi sono reso conto che i problemi stanno tutti nella mia testa, che si può fare se si ha la calma e l’approccio giusto verso ogni cosa. Del resto si tratta di cose piacevoli, mica di lavoro. Dicevo che non mi sono posto una meta; pensate che sono partito imboccando una strada provinciale convinto di raggiungere una località che non avrei mai potuto “toccare” ( me ne sono reso conto dopo 10 chilometri ) facendo quel tragitto. La bici? Sicuramente tutta un’altra cosa: il telaio più alto, le ruote più grandi e una velocità in più ( 24 ) mi dicono che ci sarà da divertirsi. La forcella anteriore ammortizzata e bloccabile all’occorrenza mi tornerà comoda sulle brevi salite. Ricordo che lo scorso anno dedicai un articolo al mio primo giorno di bicicletta ed era ( se non erro ) il 6 di Giugno, comunque la prima domenica di quel mese. Ho decisamente anticipato i tempi, e non solo grazie alle condizioni climatiche favorevoli. Non so di quante occasioni e di quanto tempo potrò disporre a tutti gli effetti per le mie uscite per cui, meglio “mettere le mani ( in questo caso i piedi ) avanti”. Maggio è un mese in cui la campagna sfodera il meglio in termini di colori. Non ho portato dietro con me la digitale per immortalare i primi “rossi” degli smisurati campi di papaveri. Ma l’emozione è sempre grande per un semplice motivo: è il punto di vista che ti regala sensazioni diverse a seconda di dove è posizionato. Il mio, quello del ciclista è uno dei più privilegiati. Penso che, pur ripetendo molti dei soliti tragitti, scoprirò cose nuove semplicemente perché ne ho la voglia. Due ore di pedalata per trenta chilometri non mi dispiacciono, soprattutto perché le gambe sembra abbiano ancora voglia di dare. Mi aspettano quattro mesi di cammino, del tutto parallelo ad una vita che sta succhiando il succhiabile. Passeggio volentieri su questa sorta di binario perché qui vivo e qui godo di un mondo di luci e colori, un nuovo punto di vista.


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venerdì 1 aprile 2011

Cambio stagione

H
o comprato un nuovo portatile. Non so se ne avessi poi realmente bisogno per cui posso affermare con sufficiente sicurezza si tratti di uno dei soliti acquisti compensativi. Non sarà così certo per la nuova bici che farò mia il prossimo Sabato. Pedalare è una passione, stare troppo tempo davanti ad uno schermo ibrido e freddo no di certo. Ma come faccio a non riconoscere che questo è il mezzo di comunicazione primario, oggi. E oggi, se non hai il computer ,non interagisci, non comunichi soprattutto non puoi con sistematica contestualità, pensare e scrivere. Mi stavo aggirando per casa durante un anonimo ed insolito Venerdì di vacanza ( a proposito, un ironico “grazie” a Trenitalia lo devo..). Dovevo riposarmi, volevo farlo ma poi, come sempre trovo qualcosa da fare, dalla più sciocca a quella apparentemente più utile. Insomma, mi muovo. In casa, però. Sono poi uscito, e ho fatto il mio acquisto. Mentre mi trovavo in auto fermo al semaforo mi sfreccia un ciclista in tenuta tattica: “ E io che ci faccio in macchina?”, mi son detto. Ah, è vero, sto andando a comprare un portatile che mi costringerà ancor più a perdere molto del mio tempo chiuso tra le mura domestiche. Ecco, farò due acquisti nell’arco di quindici giorni: uno, simbolo di evoluzione ma terribilmente freddo l’altro, archetipo della libertà tanto agognata nei mesi invernali. Come si conviene ad un perfetto cambio di stagione nell’armadio, si dovrebbe, con l’arrivo della bella stagione chiudere e riporre con cura tutto ciò che ricorda l’inverno. Dunque, al bando le serate a casa al calduccio del camino o del piumone, un caloroso ciao alle sciarpe, un sentito grazie ai nostri computer, compagni di tante chiacchierate e momenti di telematica condivisione. Via. Facciamo spazio a tutto ciò che e deve essere vita all’aria aperta, proviamo a recuperare un po’ di aria e ad interagire dimenticando tastiere e mouse. Retorica spicciola. Mi aggiravo da queste parti e, guarda il caso, il pc era acceso. E guarda caso c’era pure una sedia pronta che aspettava qualcuno si accomodasse. E sempre guarda caso, c’era un foglio di word aperto che aspettava solo di essere riempito. Non posso odiare questo strumento. Si certo, sono tanti i momenti in cui mi sono sentito tradito e beffeggiato da uno stupido semplice schermo. Ma poi, ho scoperto che questo foglio di word fa miracoli e che dietro a questo schermo, a parte la parete della mia stanza e la mia vicina di casa rumorosa qualcuno c’è. Basta immaginarselo e lavorare di fantasia. Se poi, alla fine di questo articolo potessi anche solo condividere una birretta e raccontare di oggi davanti ad occhi che ti guardano anziché ad una risoluzione che uccide le mie pupille….Chiedo troppo. Tempo al tempo.

lunedì 31 gennaio 2011

Esorcismi

E
sorcizzare il Lunedì è un problema, provare a farlo un dovere. Il weekend appena trascorso ha portato la neve. Fortunatamente si è trattato di una debole spolverata,tuttavia abbastanza consistente a generare in me il timore di iniziare la settimana con un bel fastidio. Ed invece questa notte è scivolata via in modo tranquillo e stamane ( stranissimo a dirsi ) ho persino timbrato il cartellino in anticipo sul solito. Pochi fiocchi, quanto basta per dare un aspetto completamente diverso ai panorami che scorrono al di là del solito finestrino. Quella coltre bianca, gli alberi immersi nella foschia mattutina a scorgerne i rami secchi e spogli; un’immagine che la mia vista mal sopporta, da sempre proiettata sui colori del verde e dell’azzurro intensi. Niente di preoccupante. E’ stato proprio quel panorama desolante delle campagne innevate a suggerirmi l’odierna tecnica di esorcismo del Lunedì. Si sa, il treno stimola l’intelletto, la fantasia, aiuta ad apprendere le più svariate tecniche di sopravvivenza. Non vuoi ascoltare il vicino rumoroso? Iniettati un po’ di musica. Vuoi provare ad addormentarti? Comincia a leggere. Pensa, puoi persino pensare, immaginare il testo del tuo prossimo articolo. Come? Guarda dal finestrino. D’un tratto, irretito dagli spifferi, dalla porta cigolante che immette al corridoio, adirato per il riscaldamento ai minimi, ho rivolto il pensiero al futuro prossimo. Pensavo che il 1 Maggio potrebbe essere la data giusta. E ovviamente ho creduto fosse opportuno dare ad essa un tono celebrativo inserendo un bel contatore nel blog. Non lo troverete ancora, ma arriverà a breve. In fondo la stagione è la migliore, la mia preferita. Adoro l’estate ma è solo Maggio a regalarti l’alito forte ed intenso del primo caldo, a farti innamorare dei colori e dei profumi della primavera. Maggio, il mese delle rose. Si, è proprio il periodo giusto. Voi che ne dite? Il freddo, la neve, provocano una reazione allergica che, nel mio caso non lascia segni sulla pelle, ma sul cuore. E così, via! Il primo Maggio darò ufficialmente il via alla mia stagione sulle due ruote. Ma cosa avevate capito? Lo so, penso che ve lo chiederete in molti: “Ma come si fa a pensare a certe cose durante uno squallido, freddo, insulso Lunedì mattina?” E come darvi torto. Intanto anche questo Lunedì se n’è andato. E anche in questo caso non avevo programmato di scrivere nulla. E’ bastato qualche fiocco di neve. Naturalmente, nel caso abbiate bisogno di un esorcista capace di rendere i Vostri Lunedì più sopportabili, chiamatemi. Proverò a trasmettervi un po’ delle mie fantasie mattutine.


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