oglio evitare ogni forma di retorica spicciola per cui rinuncio a raccontare nei particolari, della mia uscita settimanale in bicicletta. Qualcuno si meraviglierà ma niente come l'esperienza della bici può essere assimilabile alle situazioni della vita. Le metafore si sprecano e, nel mio caso, ogni uscita è un ripasso generale dei miei limiti, delle mie paure. Ma, di contro, rappresenta il terreno su cui crescono fertili le capacità, i lati positivi, gli aspetti migliori del mio carattere. Non a caso pedalare è un'attività che conduco in solitudine e, fidatevi, i vantaggi sono davvero tanti. Come mi era già capitato di dire, certe emozioni non devono essere necessariamente condivise con qualcuno; lo scopo è quello di far arrivare al cuore un getto di calore, di novità, una spinta che lo porti in alto, sempre più su. Dell'esperienza odierna voglio rimarcare un concetto che mi è caro: mai fermarsi prima di una curva, di un abbozzo di salita. Mai farlo solo perché non riesci a vedere oltre. E soprattutto guai non farlo se a fermarti è solo la paura di fallire. Vedete? Retorica. Ma la bici è un macchinario complesso che aspetta solo che le tue gambe vadano in sincrono con il cervello. La combinazione è magica, unica. Non voglio dilungarmi sull'aspetto romantico, perché potrei anche abbandonare la mia corazza di ferro e lasciarmi andare a piccole considerazioni sull'amore per la natura, per certi impagabili silenzi, per la solitudine che, sulla bici diventa impagabile. Malinconia. Il fatto strano è che mentre ti accorgi che le tue gambe ed il fiato ti vengono incontro, è ora di smettere. Sapevo che questa sera avrei buttato nel cesso i pensieri cupi di ieri, le prime paturnie vestite di autunno. Non posso, non devo farmi travolgere dalla preoccupazione di incontrare ancora Enzo, quello dalla testa china, delle grida di aiuto, della lamentela cronica. Se fossi davvero abile nell'andare di pari passo con il tempo senza doverlo a tutti i costi superare, avrei risolto il problema. Io corro, ma dove vado? Qualcuno mi fermi. Oggi ho odiato il vento, per più di una volta ho pensato di tornare indietro. Enzo non è uno che si arrende facilmente o almeno la bici sta facendo il miracolo, dandogli quel coraggio che spesso dimentica di avere. La bici. E chi altri se no?
sabato 14 settembre 2013
lunedì 26 agosto 2013
Scorte di emozioni
’è stato sempre ben poco spazio per le emozioni positive in questo blog. Ora le cose sono cambiate (oppure stanno cambiando) ma devo fare i conti con la mia proverbiale aderenza alla realtà, vero e proprio piombo che mi tiene legato a terra. Pochi voli pindarici dunque, ma guai smettere di emozionarsi. Chi mi conosce sa bene quanto mi sia difficile descrivere a parole i rari (ma tremendamente veri) momenti nei quali il mio cuore mette al tappeto il cervello. Mi tocca ammettere che si tratta di frangenti in cui la solitudine raggiunge la piena esasperazione ma, al tempo stesso, è mezzo essenziale per godere in modo genuino e privato, del bello della vita. Devo ringraziare le ultime uscite con la mia amica a due ruote. Molteplici le ragioni per ritenermi soddisfatto: innanzitutto ho riscoperto il gusto dell’impresa, della determinazione, di quel pizzico di coraggio. Salite. Per chi ama pedalare come me rappresentano il vero momento in cui giocare le carte a disposizione mettendo sul piatto oltre alla forza e al fiato, un minimo di attributi. Metafore della vita. Enzo è un pauroso cronico, soprattutto è terrorizzato dall’idea di poterlo raggiungere, un traguardo. Dunque potrebbe farcela, ne ha tutte le potenzialità, comincia e poi? E poi rinuncia. Piccoli passi. Ora le mie gambe corrono, lottano, la mia testa guarda alto al prossimo tornante, ce la posso fare. Dove sta l’emozione? C’è ma non si vede ed è lì, in cima a quella salita e alla voglia di proseguire, di scoprire nuovi panorami. Proprio come ieri. E quel silenzio? Che dire di quel momento nel quale ho tolto il casco, ho respirato a pieni polmoni e mi sono inebetito davanti ai colori? Ecco un’altra (l’ennesima) immagine da conservare, pronta all’uso quando ce ne sarà bisogno. Scorte di emozioni. Sapete, io non so se sia poi così tutto positivo. Mi spiego: lo è, indubbiamente; lo è perché ciò che sento è ciò che vorrei poter congelare e non dimenticare mai. La domanda è: sarei davvero capace di vivere l’emozione con la stessa intensità se mi trovassi a condividerla? In realtà già lo sto facendo con voi ma riconoscerete che ben altra cosa è raccontare un palpito del cuore a posteriori. Non so, la smetto di pormi domande e metto tutto nel baule. Queste cose mi rallegrano.
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domenica 16 giugno 2013
Salite
aura è una delle parole più ricorrenti del mio vocabolario esistenziale. La ritrovo spesso anche nei discorsi di spessore che mi capita di fare ( sempre più di rado ) guardando qualcuno negli occhi. Di me stesso, del nuovo, degli spostamenti, di ciò che non conosco. Paura delle salite. L’esercizio fisico associato alla passione ha un potere miracoloso sulla psiche, sul cervello, sul corpo. Porsi piccoli obiettivi è sintomo di grande umiltà ma non deve mai sconfinare nel timore di pretendere di più. Io non so cosa vuol dire andare oltre perché non conosco quali sono i miei limiti o forse li conosco troppo bene: dovrei solo provare a scoprirlo, rischiando magari di non sentire più né le gambe né i polmoni. Eppure io so bene che, quelli che vedo ed interpreto come obiettivi improbabili, sono quasi sempre alla mia portata anzi, rappresentano un punto di partenza. Questione di autostima. Nella vita serve tutto: corpo, testa, cuore, muscoli, sangue freddo. Ogni volta in cui metto alla prova me stesso non lo faccio mai consapevolmente ma grazie a quella commistione di stati di fatto che chiamiamo contingenza. Mai una decisione ferma, al solo scopo di migliorare me stesso…“Figuriamoci, sto bene così, cosa vorrei di più?” Tutto vorrei, tutto potrei, tutto e anche di più se, almeno una volta decidessi di buttare sul tavolo da gioco ciò che ho, senza nasconderlo. La bici da corsa non tradisce: ti spinge fino dove puoi e oltre, come avessi un gancio attaccato all’anima che la (e ti ) spinge oltre ogni possibile limite. La bici è una scusa, ma è pur sempre vita, o parte di essa; è rifugio, è voglia di vincere la partita con una certa parte di vita che non c’è. Non posso trovare pretesti, non posso avere paura. E poi, paura di cosa? Di cominciare a sentirmi uomo? Di smetterla di credermi felice solo quando ho i piedi piantati al terreno? Non posso avere paura di ciò che mi aspetta sul lavoro nei prossimi due mesi, non posso nemmeno aver paura di un incontro, non posso temere di guardare la mia vita, prendere una direzione diversa. Neanche dovessi scalare una montagna: non è una montagna, è semplicemente una salita; che la percorra sulla bici, a piedi, o solo con la testa rimane pur sempre una stupida salita. Tanto poi ce ne sarà un’altra. E un’altra ancora. Tanto vale rischiare.
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venerdì 14 giugno 2013
Pedalate celestiali
a forse anche il paradiso (continua dal titolo del post precedente). Provo a ricordare a me stesso che (forse) rimarrò deluso dopo aver fatto la mia ultima valigia. E non saprò con chi prendermela quando scoprirò che, quel tanto atteso mondo di nuvole, angeli e luce bianca non esiste. Forse. I nostri personali stati d'animo, le nostre piccole realtà sono assai più credibili e almeno tangibili. Li associamo convenzionalmente all'inferno, e mai al paradiso ma è ovvio, visto che ci lamentiamo sempre di ogni cosa. Quel regno degli angeli è lontano, lontanissimo dalla realtà che viviamo. Invece il paradiso ( il mio ) è qui, vicinissimo a casa, vicinissimo a me, dentro di me; e solo nel momento in cui faccio una cosa che amo più di ogni altra e che più di altre riesce quasi a toccare il cuore. Si, il cuore! Ce l'ho, è solo ancora nel suo imballo originale. Penso sia custodito da quelle strane confezioni con le palline d'aria che poi ci divertiamo a scoppiare. Ecco, le sto scoppiando, quando avrò finito, il cuore sarà pronto all'uso. Il paradiso ( senza timore di esagerazione ) torna ogni anno sulla stessa strada che ogni anno, torno a fare mia per godere di un punto di vista privilegiato sulle cose. Cose semplici, quotidiane, quelle che non osservo ma mi limito a guardare per il solo fatto di passarci vicino. Oggi è stato diverso, e sarà diverso fino a quando mi sentirò di volerne godere, fino a quando mi renderò conto che la passione porta anche in paradiso se si ha la voglia di coltivarla. E allora, forse, ben venga uno stato di fatto che ti annichilisce lasciandoti senza un briciolo di forza mentale per affrontare il destino; ben venga lo stato delle cose perché è lì che si deve trovare l'appiglio per rialzarsi. E' l'altalena delle emozioni; la mia è ormai vecchia, da oliare, forse da sostituire perché non c'è spinta in grado di farla volare. Ritrovo il paradiso, ritrovo l'amore per me stesso nel momento in cui, curvo sui pedali, mi rendo conto che le gambe viaggiano da sole, sospinte dalla sola forza della passione. Camminiamo da soli, ogni giorno. Ci illudiamo di vivere e trovare la forza per farlo nelle parole altrui, nei gesti che cerchiamo, nella presenza che desideriamo. Mi accorgo che non è così, io sono comunque vivo. Me lo dicono gli occhi pieni di stupore ed il più bel silenzio che potessi mai ascoltare, mentre al centro di una strada, pedalo.
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martedì 11 giugno 2013
Primi caldi
’estate c’è. A sgombrare il campo da ogni dubbio i colori intensi e nitidi della campagna, finalmente in grado di annientare il grigio sporco del finestrino. Lo lascia intendere chiaramente lo scorrere delle immagini che passano veloci sfidando occhi stanchi e orecchie piene di musica di sottofondo: è giunta ora di alzare lo sguardo e puntare oltre. E’ quello che pensavo esattamente questa mattina, sul solito regionale: scrivere non è mai tempo perso, questo lo ribadisco fortemente. Ma le occasioni vanno sfruttate, si riducessero anche soltanto ad una testimonianza fugace, semplice, superficiale di ciò che accade là fuori. E nel mio diario personale quel “là fuori” non esiste o se esiste riveste sempre un ruolo negativo. Ovvio, il mondo non è fatto solo di persone, c’è ben altro se si vuol essere felici o anche solo abbozzare un sorriso di soddisfazione. Ma non sono bravo ( o forse non sono allenato ) a riprodurre fedelmente ciò che non sento mio, ciò che fatico a considerare il mio posto, la mia casa. Io sono io , la mia stanza, le quattro mura, l’abat-jour, lo schermo. E poi il letto, il soffitto, questi fogli. Tutto qui il mio mondo. Ecco che, pur davanti ad uno spettacolo di colori, di luci e di calore io mi imbarazzo e non so più cosa dire, per timore di sbagliare, di essere scontato. Osservando quelle strade di campagna, quei trattori al lavoro, pensavo che finalmente tra poco potrò lasciarmi andare con la mia due ruote e osservare tutto alla solita velocità privilegiata. Non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho parlato della mia passione, della bicicletta. Non ho neanche accennato al fatto di averne comprata una nuova, da corsa. Perché c’è un’età che avanza, perché mi ero intestardito all’idea che non sopportavo più essere superato in corsa dai vecchietti. E allora mi sono detto che anch’io avrei avuto una bici da corsa. Faccio molta fatica ad arrivare alle solite trentacinque righe, colpa del fatto che spesso è l’incipit a fregarmi. Avrei voluto parlare dell’estate, del fatto che è decisamente meglio guardare fuori e scriverne, almeno per far capire che non sono cieco e non ho occhi solo per me. So ben guardare cosa mi accade intorno, so compiacermene, so apprezzare ed ammirare. So stare bene, sentirmi leggero, fare progetti. Mi sento pienamente soddisfatto all’idea che tutto ciò prescinde dalla condivisione. Posso, se voglio. E con poco.
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venerdì 18 maggio 2012
Papaveri
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domenica 25 settembre 2011
Solo un “Arrivederci”
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martedì 13 settembre 2011
Un’ottima annata
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domenica 11 settembre 2011
Meglio tardi che mai
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sabato 3 settembre 2011
Ho perso la cognizione del tempo
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lunedì 22 agosto 2011
Sarò di parte..
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venerdì 5 agosto 2011
Il mio cielo
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sabato 16 luglio 2011
Fallo da dietro
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domenica 10 luglio 2011
La vendetta
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domenica 3 luglio 2011
Il mattino ha l’oro in bocca
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lunedì 20 giugno 2011
Il volo
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domenica 22 maggio 2011
Un pomeriggio positivo
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sabato 7 maggio 2011
Un nuovo punto di vista
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venerdì 1 aprile 2011
Cambio stagione
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lunedì 31 gennaio 2011
Esorcismi
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