ccola la luce, ecco occhiali da sole, vestiti leggeri e tanta voglia di guardare dal finestrino. Non succede nulla, forse ancor meno del solito ma so bene che non è così, è solo diverso il mio punto di osservazione. Ma, come ad ogni fase di rabbia segue un fisiologico stato di calma, così da un picco di emozioni negative forti nasce ( sempre fisologicamente ) la necessità di pensieri positivi. Non mi sbilancio mai, non riesco a fare l’ottimista di circostanza ma non posso nascondere che mi piace la luce. Mi piace la nuova bicicletta che ho scelto, già mi vedo tra quelle strade di campagna, guardo le mie gambe e penso che quei freddi sabati mattina trascorsi in palestra hanno dato un buon risultato. Si può partire. C’è il caos al lavoro ma anche lì ho deciso di lasciarmi dolcemente trascinare dagli eventi; la morte di qualcuno lascia sempre un grande vuoto che viene solitamente riempito dalle più ignobili cattiverie. La gente non ha ancora capito che il silenzio è d’oro. Di platino quando stiamo parlando di chi non c’è più. Fa parte del copione della vita: il morto si piange qualche giorno poi lo spettacolo prosegue non senza aver detto e pensato cose quasi sempre evitabili. A volte credo che il mio desiderio più grande non sia realizzabile in vita. Quando passerò a miglior vita vorrei, non tanto poter sentire o vedere cosa gli altri diranno di me e sul mio conto. Desidererei piuttosto andar da loro e rendergli la vita il più difficile possibile. E’ schifosamente umano essere umani. C’è solo un’occasione nella quale possiamo renderci finalmente conto della nostra pochezza e quella è la morte. Beh, guardate che giro immenso: inizio l’articolo parlando di luce e voglia di vivere e a poco più di metà discorso sono ai necrologi. Questo spiega in buona parte l’elasticità del mio cervello, la capacità di spaziare e saltellare da un argomento all’altro. Ma è prova ulteriore di una cronica difficoltà a mantenere in equilibrio tutto, almeno qui su questa terra. Ho ancora qualche cartuccia da sparare sul fronte dei messaggi subliminali e mi diverto a farne oggetto di pubblicazione sui social network. Nessuno afferra, nessuno coglie, ma prendere in giro e prendermi in giro sono sintomi di un’ironia che torna a prendere vigore. Insomma, mi sento una pallina magica che salta di qua e di là senza nessun senso. Pace, può andare bene anche così.
lunedì 15 aprile 2013
giovedì 31 gennaio 2013
In bianco e nero
ennaio se ne sta andando con la sua overdose di pensieri contorti, con la mia ostinata, tenace ( a tratti folle) opera di ricerca e ricostruzione dell’Io. Più fogli riempio più sale la temperatura del mio malessere. Il blog è il termometro del mio lavoro interiore che, non sia mai, sarebbe riduttivo limitare a queste righe. C’è ben altro, voi lo sapete. C’è solitudine, c’è una stanza, un abatjour, un forte riverbero. Lì la temperatura sale e sale sempre più. La penna però qui scivola sinuosamente quasi a spalmare l’apatia ed il senso di oppressione rendendoli accettabili, persino a volte apprezzabili. C’è tutto un mondo intorno di cui come sempre ignoro l’esistenza, così penosamente chino su me stesso. C’era un mondo a Gennaio, ce ne sarà un altro a Febbraio e via andare. Mi ronza intorno come una mosca fastidiosa che tento di scacciare nervosamente, ma è sempre lì. E quando mi si poggia sopra, lancio un bel colpo di mano. Io e il mondo. Mamma mia, quante ne ho scritte ne scrivo e ne scriverò. C’è chi non smette di dichiararmi affetto, di voler essere presente e questo nonostante la mia ostentata freddezza, la paura di nuove parole, di nuove emozioni che tentano di penetrare nel bunker. E’ da folli, mi hanno detto. E’ irrazionale, è una perdita di tempo. Tempo, ti odio. Non sopporto l’alito pesante dei tuoi respiri affannosi su di me, ti respingo violentemente quando con forza tenti di stringermi fino a togliermi forza e lucidità. Ti amo quando mi lasci un briciolo di fiato per dire la mia, qui. Ti voglio bene se provi a farmi ragionare e mi dai la possibilità di guardarmi dentro e di capire gli altri. Ma sei sempre tempo che fugge e come posso accusarti? Anch’io fuggo. Monocorde, ibrido, incolore. E’ il mio giorno. Ormai osservo il mondo a testa in giù perché così mi è concessa una prospettiva in grado di compensare le differenze. Solo così posso accettare la diversità, l’alienazione. Siete voi, i capovolti. Ora ecco la luce. No, cosa avete capito, non quella in fondo al tunnel. Non so dire se sono all’inizio, a metà o al termine del percorso; quando si lavora di scavo si ha sempre la sensazione che ci sia un fondo più profondo. E che alla fine si torni sempre al punto di partenza. La luce è quella di Febbraio e di ore apparentemente più lunghe. Saranno sguardi dal finestrino, saranno colline e campagna che man mano si colorano. Il mondo si colora, io resto un uomo in bianco e nero.
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lunedì 9 gennaio 2012
Che luce sia
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