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lunedì 22 novembre 2010

Question time

I

l weekend appena trascorso , seppur buio e piovoso, ha fatto luce sulle ombre ed i pensieri negativi che si sono rincorsi nella mia mente durante la scorsa settimana. Merito di una riflessione forzatamente indotta dalla solita assenza di svago ma alquanto produttiva perché lucida. Lavoro dunque sempre da solo, sono io l’interrogante, io che pongo quesiti e sempre io a rispondere, ad illuminarmi. Una sorta di “question time” il cui protagonista è il sottoscritto con domande e risposte a raffica. Dicono che so ascoltare ma preme ricordare che sono molto bravo ad ascoltarmi ed ho sinceramente più a cuore questa seconda capacità. Quando decido di rivolgermi qualche domanda chiedendo il perché di certi miei atteggiamenti e di quelli altrui, mi accorgo di non avere più molta fretta di rispondere. Mi prendo il tempo che serve e poi, provo a fare chiarezza. Quell’impulsività che qualche anno fa si traduceva nella tendenza a tirare conclusioni affrettate mi ha di fatto abbandonato. Il proverbio dice che “a pensar male si fa peccato ma il più delle volte ci si azzecca”; spesso i fatti mi hanno dato ragione nel fidarmi o nel non fidarmi di qualcuno “a pelle”. Poi mi sono detto: “Perché limitarmi ad una valutazione approssimativa che potrebbe rivelarsi anche svantaggiosa oltrechè pregiudizievole?” E così, ho smesso di pensar subito bene o male di qualcuno sperando che, data una possibilità, concessane un’altra, alla terza io potessi finalmente avere una prova dell’affidabilità di chi mi stava di fronte. Questo secondo metodo di valutazione non mi ha dato le garanzie che cercavo ma mi ha aiutato ad accettare le persone per come esse sono. E, questa stessa tempistica nel giudicare gli altri io la sto adottando nei miei confronti. Sbaglio a fare una cosa? Beh, mi concedo un’altra possibilità. Sbaglio ancora? Me ne concedo un’altra. Alla terza, deduco che sono umano, ovvero imperfetto e magari anche coglione. Me lo dico io, non ho bisogno che lo facciano gli altri. Mi ritengo dunque fortunato ad essere io, l’unico confidente di me stesso, perché non c’è peggior amico di quello che ti consiglia dicendo ciò che tu vorresti ti venisse detto. Giusto? Ed io, che sono il più ipercritico dei critici, posso autobastonarmi e mangiare la carota quando voglio. Un grazie però lo devo rivolgere a chi sa sempre ascoltarmi con pazienza in modo disinteressato e riesce ( e ce ne sono pochissimi ) a starmi dietro, nonostante il fondo del barile sembri scendere ogni volta. 

Solite domande, nuove risposte


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