accio la barba due volte alla settimana ed è, ogni volta, un supplizio. Mi tocca, a meno che io non accetti il fatto di apparire più vecchio di circa una decina d’anni. E a complicare le cose, a causa della mia maniacale pignoleria, utilizzo schiuma e lametta. Le spigolature del viso non permetterebbero un risultato ottimale usando un rasoio elettrico, dunque, supplizio maggiore. Raramente salto il “turno” e quando accade è sintomatico di una generale situazione di scavolamento. Non vado più nemmeno dal barbiere; la decisione è giunta nel momento in cui ho avvertito un sostanziale imbarazzo nel pagare un finto shampoo ed una sveltina con la macchinetta tagliacapelli la somma di euro 17. E così, il supplizio è duplice, anche se la rasatura della capoccia ha cadenza settimanale. Quando ho cominciato a perdere i capelli, intorno ai ventitrè-ventiquattro anni, è iniziato un percorso psicologico di accettazione assai tortuoso e difficile. A parte i soliti stronzi che non perdevano occasione di fartelo notare, si era ormai introdotto in me l’amletico dubbio: “Ma un pelato, può piacere? “. Sorvolo sui supplizi più prettamente topici, finalizzati ad allentare l’agonia dei bulbi piliferi senza alcun risultato. A diventar vecchi talvolta si guadagna e con l’età sono stato introdotto gradatamente al mondo dell’autoironia e della consapevole accettazione. Addirittura, se anche solo volessi utilizzare quelle poche centinaia di capelli che mi stanno dietro ai fini un autotrapianto, non riuscirei a guardarmi allo specchio. Bene, dunque. Ho ottenuto il risultato voluto: non è questione di capello od altro, non è sicuramente questo a ghettizzarti. Ben più limitante è il modello esasperato di bellezza e perfezione che oggi impera e che porta anche una considerevole quantità di uomini, a frequentare centri estetici e a fare sedute di ogni tipo. Tutti (uomini e donne) dicono che lo fanno per piacere a se stessi e ci può stare. Ma quanti poi, in realtà lo fanno per stare a galla in un sistema che vuole l’apparenza al centro di tutto. Ognuno è libero di far ciò che vuole. Io penso che la linea di confine tra, volersi bene e insicurezza sia molto sottile. E questo è un male per molte giovani generazioni che ( mi è capitato di sentire ) pensano di non essere all’altezza per questo o quel problema. Amarsi e piacersi, è a mio parere essenziale ma questo non deve passare attraverso l’esteriorità quanto mediante il modo di comunicare e di essere presenti. A tutte quelle persone che, esagerano ( perché, tutto, a piccole dosi, è accettabile ) dedico questa frase che Anna Magnani un giorno rivolse al suo truccatore parlando delle sue rughe: “Lasciamele tutte, ci ho messo una vita per farmele”. Vabbè, ad ognuno il proprio supplizio.
