mare è una cosa semplice, basta un cuore. Amarsi è un gioco al massacro, un infido percorso nelle viscere del proprio Io, un cunicolo buio da cui non si sa, come e quando, si uscirà. Da buon masochista ( ma forse anche da vigliacco ) ho maturato la decisione di buttarmi sulla strada più difficile, lasciando morire sul nascere ciò che rischiava di arrivare là, dove batte l'emozione. Questo il motivo per cui ho un cuore quasi nuovo; il tempo ha lavorato per me, colmando i vuoti, richiudendo quegli spazi ancora aperti a possibili invadenze. Troppo lontane le ferite al cuore, ma anche troppo pesanti da sopportare per riprovarci ancora. La nuova via, quella dell'amore per me stesso, è stato l'ennesimo tentativo di dimostrare di esserci, di vivere. Brutta storia però. Ricordo bene quei cinquantanove chili, quell'anno di buio passato ascoltando solo le voci dentro. Giovane come lo può essere un poco più che ventenne, sognatore come solo chi crede di essere immortale. In realtà ero già morto. A vent'anni di distanza, sono qui più che mai innamorato di me, e del mio corpo. Oggi sono un quarantacinquenne orgoglioso della sua apparenza di uomo forte e potenzialmente ( attenzione, solo potenzialmente ) capace di distruggere il mondo. L'amore fisico è pura materia, insulsa sostanza, fugace impressione di piacere. Ma mi amo in questo senso e, solo in questo senso io sono un uomo superficiale, materiale, inetto, assolutamente frivolo. La strada dell'amore per se stessi è impervia, e lo so, eccome se lo so. Qualcuno dirà che non è altrettanto gratificante, coinvolgente, passionale come solo può essere darlo, l'amore. Non ci vuole cuore per sentirsi importanti, per dire che nulla ci distrugge e che in fondo, possiamo stare anche da soli. Ci vuole testa, Dio mio, testa e basta. Per giungere ad un rapporto completo con noi stessi l'unica precauzione da prendere non è un preservativo, basta non avere occhi per gli altri, sentirsi unici anche tra migliaia di persone. Mi adoro a volte. E a volte mi odio. E quando vorrei picchiarmi, insultarmi capisco di essere ancora a metà del cammino. Amare è una cosa semplice, basta un cuore. Ce l'abbiamo tutti e tutti possiamo amare. Io ho scelto il percorso inverso ben sapendo che non è né gratificante né onesto dare se non siamo in grado di riempirci di attenzioni, fino all'egoismo. Non mi piace vincere facile.
sabato 15 giugno 2013
martedì 18 dicembre 2012
Le basi della matematica
crivere è una droga e la vita è il mio pusher di fiducia. Incredibile a dirsi e a pensarlo ma anche un’esistenza vuota costituisce terreno fertile per i pensieri e le riflessioni più interessanti. Ed è proprio nella vita vuota di un solitario che le emozioni ed i sentimenti raggiungono livelli di eccellenza forse perché conservati allo stato originario. Non è forse nella perversa relazione umana che le anime più pure ed innocenti finiscono con il contaminarsi del germe del compromesso, della rinuncia, della sottomissione? Rabbrividisco nell’ascoltare anime in tempesta vittime di un personale compromesso con la propria dignità. A quelle più disperate che ascolto di frequente in pausa pranzo, vorrei tanto regalare quello che l’avvento dei quaranta mi ha gentilmente offerto: si chiama saggezza. A questi cuori sofferenti senza un apparente motivo e senza alcun merito vorrei dire che di tanto in tanto nella vita bisogna ricordare i fondamenti della matematica. Due più due, fa sempre quattro. Così, nel bel mezzo di una giornata anonima di un uomo anonimo e solo, si riscopre la sofferenza di chi non è solo ma è come se lo fosse, ancor più del problematico autore di questo blog. Perdonatemi il cinismo, ma di fronte a certe confessioni, io non provo alcun tipo di pena. E pongo un bel strato di calce tra l’ennesima fila di mattoni che sto costruendo a protezione del cuore. Mi chiedo ( senza timore di sbagliare risposta ) se quarant’anni suonati siano una condizione piuttosto che semplicemente un fatto anagrafico. Io ritengo che non ci si possa più permettere di soffrire per amore e di accettare consapevolmente le parole di chi non ci ama come fossero l’unica coperta disponibile in una fredda notte d’inverno. Quante volte mi sono lamentato della mia posizione yoga del Venerdì o del Sabato sera, quante volte ho maledetto il riverbero dello schermo. La mia compagnia. Oggi sono consapevole di avere più coperte a disposizione per ripararmi dal freddo della solitudine. E la più calda sono io, con le mie strampalate convinzioni, ma con l’appiglio inamovibile di un cervello. “Non puoi capire se non vivi o non stai vivendo una relazione”. Vero. O forse capisco benissimo ed è per questo che viaggio in solitario. E in questa vita vuota e solitaria trovo materiale per dire qualcosa. Oggi lo dico a te, ignara compagna di pausa pranzo, così carente in matematica.
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domenica 25 novembre 2012
Mondanità privata
onosco un metodo efficace per evitare i legami e le sofferenze che essi provocano: basta smettere di vivere. Ma io vivo, anche se la maggior parte di coloro che mi leggono storcerà il naso. E’ un vivere il mio? Si fa fatica a stare nel proprio mondo interiore, a convivere con le proprie ansie, i rigurgiti della coscienza, le piccole o grandi sfumature del dolore che il cuore disegna. Sono un amante della “mondanità privata”. Una sorta di ossimoro, ma questa definizione mi calza a pennello: è bello rendersi conto del fatto che non sono in tanti ad avere la possibilità e la capacità di vivere due mondi separati scegliendo di essere protagonisti dell’uno o dell’altro, a proprio piacimento. Di certo avere a che fare con le bizze del proprio Io è assai più logorante che sopportare 8 ore di lavoro e la restante parte della giornata a fare le cose più scontate e ripetitive. Però, volete mettere quanto è meglio crogiolarsi e frantumarsi il cervello nel capire chi siamo, dove andiamo e cosa vogliamo? Non riesco a trasmettere la necessaria ironia in quel che scrivo perché qualcuno di voi si sarà chiesto se sto scherzando o faccio sul serio. Quanti Enzo esistono a questo mondo? Quante persone forse, vorrebbero essere al mio posto? Ma forse nessuna, e togliamo il forse. Perché non c’è di che guadagnare. Mi sono sempre vantato di aver avuto a disposizione due vite da vivere; anche quando l’età giocava a mio favore, il mondo dei contorcimenti spesso prendeva il sopravvento sulla pura e semplice materia. Due porte sempre aperte, cuore e anima. Perché il cuore è il nostro ponte verso gli altri, l’anima invece è il rifugio nel quale rinchiudiamo noi stessi e ci specchiamo nella necessità di capire. Il mio cuore è quasi nuovo, lucido, peccato non lo si possa ammirare. E’ l’anima ad avere il fiatone e a rendermi superficialmente un uomo antico, pieno di pensieri, di strane paure. Vivere è pur sempre bello, anche quando si decide di lasciare da parte i perché, la voglia di capire, la paura di perdere qualcuno. Sono un uomo affetto da una fragilità emotiva ai più sconosciuta. Ma perdonatemi se la mia giornata è fatta di maschere, di sorrisi non tanto forzati quanto terapeutici. Non è così semplice esporre al mercato del mondo roba vecchia ed usata più volte; al mercato del mondo vince l’apparenza, il bello. Ma aspettate, ho appena detto che il mio cuore è quasi integro, pulito….E’ nuovo! E allora perché non metterlo in piazza? Se ci provassi, forse anche la paura di trovare qualcuno e allo stesso tempo di perderlo, svanirebbe. E anche l’anima avrebbe di che gioire. Porte aperte al cuore dunque? Chi merita, sarà il benvenuto. Tengo a sottolinearlo, chi merita.
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