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sabato 10 agosto 2013

Il valore dei fogli

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orno qui per ricordare a me stesso che non è cambiato niente. E' come se mi dessi un pizzicotto per capire se è tutto vero oppure no. Si, è tutto vero, sto bene. Ma non è cambiato niente. Sento il bisogno di sottolineare questo fatto, forse per accentuare i meriti di Enzo, per un inusuale eccesso di autostima. Nella vita è sempre fondamentale avere passioni, manifestare interesse per qualcosa, provare a scoprire un talento magari nascosto. E ho capito che l'unico modo per evitare di cadere nell'apatia totale, nell'abitudine che uccide il cervello ed il corpo, sia mettersi a cercare. O almeno provarci. Quando scopro interesse per qualcosa ridimensiono la portata delle problematiche interiori che sono sempre state al centro della mia esistenza. Non le rinnego di certo, significherebbe rinnegare questo blog e me stesso. Io corro sempre il rischio di andare oltre il ridimensionamento, per giungere all'abbandono. Mi è capitato anche con le persone e questo è un lato di me del tutto condannabile ma duro a cambiare. Saltello da una passione all'altra, da un amico all'altro. Cosa ottengo? Nessuna passione, nessun amico. Solo picchi di interesse estemporanei destinati ad attenuarsi fino a scomparire. Questa è una considerazione tanto triste quanto vera. E' forse ancor più triste prendere coscienza del fatto che ciò non mi rattrista anzi, mi fa sentire in pace con me stesso. Forse qualche mese fa non avrei detto la stessa cosa; non sono qui a negare e a contraddirmi, sono qui a dire che è trascorsa una fase, e in quella fase Enzo ha vissuto ( sarebbe più giusto dire ha provato a vivere ) e si è isolato dal mondo. Doveva capire, cercava risposte. Ora? Di tanto in tanto mi frulla in testa l'idea che sia tutto un incantesimo e che prima o poi tornerò a lamentarmi. Ho deciso di concedermi almeno un paio di mesi di verifica. Ma, lo stato delle cose è chiaro: ho finalmente assorbito la botta del virtuale, qualche volta tornano i fantasmi che si manifestano sotto forma di odio verso questa o quella persona, rei di scomparire e di far finta di non cogliere i miei messaggi. Ho soprattutto compreso ciò che sono io, non molto diverso dagli altri, non alieno, ma nemmeno meritevole di auto-punirsi. Volevo solo ricordarmelo. Questi fogli per me hanno un valore immenso. Oggi ancora di più.

 
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venerdì 14 giugno 2013

Pedalate celestiali

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a forse anche il paradiso (continua dal titolo del post precedente). Provo a ricordare a me stesso che (forse) rimarrò deluso dopo aver fatto la mia ultima valigia. E non saprò con chi prendermela quando scoprirò che, quel tanto atteso mondo di nuvole, angeli e luce bianca non esiste. Forse. I nostri personali stati d'animo, le nostre piccole realtà sono assai più credibili e almeno tangibili. Li associamo convenzionalmente all'inferno, e mai al paradiso ma è ovvio, visto che ci lamentiamo sempre di ogni cosa. Quel regno degli angeli è lontano, lontanissimo dalla realtà che viviamo. Invece il paradiso ( il mio ) è qui, vicinissimo a casa, vicinissimo a me, dentro di me; e solo nel momento in cui faccio una cosa che amo più di ogni altra e che più di altre riesce quasi a toccare il cuore. Si, il cuore! Ce l'ho, è solo ancora nel suo imballo originale. Penso sia custodito da quelle strane confezioni con le palline d'aria che poi ci divertiamo a scoppiare. Ecco, le sto scoppiando, quando avrò finito, il cuore sarà pronto all'uso. Il paradiso ( senza timore di esagerazione ) torna ogni anno sulla stessa strada che ogni anno, torno a fare mia per godere di un punto di vista privilegiato sulle cose. Cose semplici, quotidiane, quelle che non osservo ma mi limito a guardare per il solo fatto di passarci vicino. Oggi è stato diverso, e sarà diverso fino a quando mi sentirò di volerne godere, fino a quando mi renderò conto che la passione porta anche in paradiso se si ha la voglia di coltivarla. E allora, forse, ben venga uno stato di fatto che ti annichilisce lasciandoti senza un briciolo di forza mentale per affrontare il destino; ben venga lo stato delle cose perché è lì che si deve trovare l'appiglio per rialzarsi. E' l'altalena delle emozioni; la mia è ormai vecchia, da oliare, forse da sostituire perché non c'è spinta in grado di farla volare. Ritrovo il paradiso, ritrovo l'amore per me stesso nel momento in cui, curvo sui pedali, mi rendo conto che le gambe viaggiano da sole, sospinte dalla sola forza della passione. Camminiamo da soli, ogni giorno. Ci illudiamo di vivere e trovare la forza per farlo nelle parole altrui, nei gesti che cerchiamo, nella presenza che desideriamo. Mi accorgo che non è così, io sono comunque vivo. Me lo dicono gli occhi pieni di stupore ed il più bel silenzio che potessi mai ascoltare, mentre al centro di una strada, pedalo.

 
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martedì 11 giugno 2013

Primi caldi

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’estate c’è. A sgombrare il campo da ogni dubbio i colori intensi e nitidi della campagna, finalmente in grado di annientare il grigio sporco del finestrino. Lo lascia intendere chiaramente lo scorrere delle immagini che passano veloci sfidando occhi stanchi e orecchie piene di musica di sottofondo: è giunta ora di alzare lo sguardo e puntare oltre. E’ quello che pensavo esattamente questa mattina, sul solito regionale: scrivere non è mai tempo perso, questo lo ribadisco fortemente. Ma le occasioni vanno sfruttate, si riducessero anche soltanto ad una testimonianza fugace, semplice, superficiale di ciò che accade là fuori. E nel mio diario personale quel “là fuori” non esiste o se esiste riveste sempre un ruolo negativo. Ovvio, il mondo non è fatto solo di persone, c’è ben altro se si vuol essere felici o anche solo abbozzare un sorriso di soddisfazione. Ma non sono bravo ( o forse non sono allenato ) a riprodurre fedelmente ciò che non sento mio, ciò che fatico a considerare il mio posto, la mia casa. Io sono io , la mia stanza, le quattro mura, l’abat-jour, lo schermo. E poi il letto, il soffitto, questi fogli. Tutto qui il mio mondo. Ecco che, pur davanti ad uno spettacolo di colori, di luci e di calore io mi imbarazzo e non so più cosa dire, per timore di sbagliare, di essere scontato. Osservando quelle strade di campagna, quei trattori al lavoro, pensavo che finalmente tra poco potrò lasciarmi andare con la mia due ruote e osservare tutto alla solita velocità privilegiata. Non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho parlato della mia passione, della bicicletta. Non ho neanche accennato al fatto di averne comprata una nuova, da corsa. Perché c’è un’età che avanza, perché mi ero intestardito all’idea che non sopportavo più essere superato in corsa dai vecchietti. E allora mi sono detto che anch’io avrei avuto una bici da corsa. Faccio molta fatica ad arrivare alle solite trentacinque righe, colpa del fatto che spesso è l’incipit a fregarmi. Avrei voluto parlare dell’estate, del fatto che è decisamente meglio guardare fuori e scriverne, almeno per far capire che non sono cieco e non ho occhi solo per me. So ben guardare cosa mi accade intorno, so compiacermene, so apprezzare ed ammirare. So stare bene, sentirmi leggero, fare progetti. Mi sento pienamente soddisfatto all’idea che tutto ciò prescinde dalla condivisione. Posso, se voglio. E con poco.


treno

sabato 5 gennaio 2013

La luce di Gennaio

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a luce di Gennaio è speciale. Non ho mai nascosto di essere meteoropatico, di volerla la luce, sempre e comunque. Mister Inverno è qui, nel pieno delle forze; di lui amo queste giornate illuminate dal sole, così incapace di scaldare, ma straordinariamente terapeutico. Il mio umore è comunque ballerino, i miei articoli ora più che mai, l’uno l’esatto contrario dell’altro. C’è chi ormai mi conosce bene e ha capito che sta proprio lì la vera essenza di Enzo. Nella sua variabilità, nel suo dire e contraddire, nel suo alzarsi e cadere in continuazione. Quell’Enzo lì, sembrerebbe avere persino un cuore. Sarà colpa del sole di Gennaio? Cosa c’è di magico in questa luce? Trasmetto un’immagine di uomo sensibile, ma davvero? E quel complesso di ingranaggi che credo fortemente di rappresentare? Riconosco che ci sto bene ad essere voluto bene. Alcuni di noi ( me compreso ) rifuggono dal cuore e dai sentimenti per non affrontare le paure più recondite. Ma non siamo dei vigliacchi. Perché continuiamo a vivere, eccome se lo facciamo. Ci siamo mai chiesti come appariamo agli occhi degli altri? Ci chiediamo se gli altri sono in grado di percepire i nostri cambiamenti? Ma poi a noi, quanto interessa? Il sole di Gennaio ad esempio mi induce a rivolgere pensieri pieni di positività alle mie grandi passioni: la bicicletta, la mia reflex. Questo viene percepito ed è apprezzato. Bene o male però sono oggetti, e su di loro infondiamo la nostra capacità di amare. Li possediamo, sono parte di noi. Sono sereno quando penso a tutto questo, perché mi piaccio e sento che il mio lavoro non è inutile. Non devo mai guardare oltre, mai alzare la testa per capire cosa c’è al di là dell’ultimo traguardo raggiunto, cosa potrebbe darmi un’ulteriore motivazione a proseguire nella mia ricerca continua. Ma gli altri? I dintorni. I dintorni di Enzo, anche in questa fase sono le persone, quegli umani che accentuano la mia condizione di alieno ma che sto gradatamente smettendo di odiare, di biasimare. Che colpa ne hanno loro se ho impostato la mia vita in modo tale che la mia felicità dovrà prescindere da loro? Non posso fare diversamente. Se qualcuno mi vede sereno, è felice per questo, non stiamo tutti bene? Il quadretto è completo. E ancora una volta mi trovo a ribadire la ragione del malessere che sta essenzialmente nell’obiettivo che mi sono posto. Proseguo dunque su questa strada. Sono ben lontano dalla consapevolezza di avere un cuore. Siamo solo a Gennaio, però.

 
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domenica 4 marzo 2012

Picchi e vuoti

Questo articolo farà storcere il naso a coloro i quali ( ammesso che lo leggeranno ) credevano di aver trovato in me un amico. Sgombriamo dunque il campo da ogni dubbio: non sono e non sarò mai in grado di essere ciò che voi pensavate io fossi. Mi riferisco al grande mondo virtuale in quanto è là che gira vorticosamente la mia presunta vita sociale. I rapporti virtuali ( per come li vivo io ) sono nient’altro che un grande filo sospeso nel vuoto ai cui capi ci sono da un lato quelli che chiamo “picchi di interesse” e dall’altro “ i grandi vuoti da delusione”. Posso dire che le colpe siano equamente divise. Io non sono in grado di ( e a questo punto non voglio ) essere un amico, per una semplice ragione: manifesto paurosamente picchi d’interesse per qualcuno a cui faccio seguire grandi momenti di vuoto e di indifferenza. E’ un mio problema, caratteriale in parte, in parte anche determinato da precedenti delusioni e da situazioni contingenti. Queste ultime giocano un ruolo quasi determinante. Il tempo è praticamente inesistente, e, sinceramente parlando non ho voglia di dedicarne altro in modo sconclusionato ai rapporti virtuali. Io, che sono un perfezionista. Un po’ per costrizione, un po’ per innata natura dunque, non sono un essere che ama le relazioni. Lo dico e lo ribadisco. Non sono giustificazioni per spiegare comportamenti spesso ambigui. Si tratta di constatazioni ed ammissioni che fanno un po’ il pari con le mie perenni e continue accuse di scarsa capacità di coltivare i rapporti, mosse verso più persone. Dico tutto ciò perché a molti ho promesso incontri, mangiate, ed altro ben sapendo che non ce la farei a sostenerle. Perché, se è pur vero che tutti lavorano, è anche vero che ognuno metabolizza in modo soggettivo e, che, il bioritmo di uno non è uguale a quello dell’altro. Per togliere il problema alla radice la soluzione più semplice sarebbe quella di scomparire dal mondo virtuale ma, anziché farlo, prediligo di gran lunga fermarmi alle scuse e ributtarmi a capofitto nelle passioni reali e più strettamente soddisfacenti la mia persona. Non scherzo quando affermo di essere diventato un orso, intrattabile, asociale e presuntuoso. Un po’ per costrizione, un po’ per innata natura. Non posso dare e non pretendo di ricevere. Ma non voglio neanche soffrire perché qualcuno poi, si comporta anche male. E non mi va di ritornare su questi discorsi. Ecco, ho detto tutto. Continuerò ad essere qui. E a non pretendere nulla. 
 
 
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sabato 4 febbraio 2012

Sul trampolino

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i sia concessa una pigrizia cronica da temperature polari. Tutto gioca a favore di camicioni di flanella, piumoni, e tanta voglia di casa. Siamo alle solite: provo a giustificare l’assenza di una vera vita sociale ma non è poi tanto la presenza fisica di qualcuno a mancarmi. Diciamo che siamo in una fase dell’anno in cui mi sembra di imitare il nuotatore che sta per tuffarsi dal trampolino. Saltella, saltella e poi prende lo slancio finale. Sto saltellando anch’io nell’attesa che il mondo si apra a me con tutte le opportunità che esso offre. Parlo dell’avvento ( ora lo desidero ardentemente ) della nuova stagione. Come sempre si annidano nella mia mente, fino a contorcersi, le idee ed i propositi più disparati. So bene che metterli in pratica come vorrei dipende in gran parte non dalla mia volontà, ma dagli strani giochi del destino. Nonostante ciò fantastico, mentre fuori stiamo andando sotto, ancora. Parlo dello zero. Ballonzolo sul trampolino e riconosco di non aspettarmi un tuffo di quelli che alzano una minuscola goccia d’acqua e scatenano l’applauso del pubblico. Ma in questo 2012 io mi ci voglio tuffare anche di pancia. Ma io la pancia non ce l’ho….vabbè, fa niente. I propositi ci sono, sono sempre gli stessi, ma dovrei provare comunque a metterli un po’ in ordine, a capire come gestirli. Accipicchia, sto cadendo nel solito errore di applicare metodologie e criteri quasi matematici a semplici desideri, a minuscoli piaceri che la vita ci offre. Ed il piacere, la vita in generale fanno a cazzotti con numeri e tecniche di programmazione. Tornando però allo stato di fatto attuale, il camicione di flanella mi cade a pennello. Mi si sta per parare innanzi una settimana abbastanza tosta. E’ come quando una squadra di calcio infila un bel filotto di vittorie e poi tac, per colpa della neve è costretta a non giocare. Alla ripresa quella carica emotiva e fisica accumulata sembrerà essersi dissolta. Idem per il sottoscritto. Ero in fase ascendente. Poi tac, la neve. Ho perso confidenza con il freddo delle 5.30, con le facce da treno, con gli utenti incazzati. Giocoforza mi attendo una settimana più difficile solo perché dovrò ricarburare. Ma cavoli,stare a casa piace a tutti! E io sono quasi contento di tornare a lavorare. Bel matto che sono.
 
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mercoledì 1 febbraio 2012

Nell’armadio

La vacanza forzata di questi giorni mi rende strano. Non che ami così tanto andare al lavoro, soprattutto quando qualche collega mi riferisce di ciò che accade. Ci penso e dico che stare a casa ha il suo lato positivo. Ironia della sorte, non ho fatto in tempo a dire in giro ( vantandomene) di aver “vinto” lo sciopero dei treni senza utilizzare “ferie” che, eccoti il ben servito. Due giorni di “vacanza” per colpa di uno stramaledetto, pazzo e rognoso inverno. Non me li sto godendo come vorrei, semplicemente perché il tempo mi scappa via senza poter fare qualcosa per occuparlo nel modo migliore. Anche i pensieri sono rigorosamente congelati e le parole fuoriescono dalla bocca e dalla “penna” formando condense simili ai goccioloni che provano a scendere dai tetti immobilizzati dal gelo.Oggi avevo voglia di prendere la mia macchina fotografica ed andarmene in giro per questa città ibrida che la neve rende anche affascinante. E non esagero. Ma poi quella stazione barometrica lì, a fissarmi dicendo che fuori, zero gradi non me li levava nessuno. Ho optato per un anonimo pomeriggio fatto di musica. Stamattina però mia madre ha fatto una bella scoperta all’interno di un armadio: tra le mille cose ha fatto capolino la custodia nera di lei, quella vecchia Minolta regalatami dalla buon’anima di mio zio. Lui viaggiava per lavoro in tutto il mondo e di ritorno dal Giappone, portò con sé una sorta di reflex manuale anni 70. Dopo molti piagnistei da parte mia finì con il regalarmela circa 10 anni fa ed io cominciai a sperimentare e mi avvicinai sempre più alla fotografia. Ora che ho una reflex digitale mi rendo conto di quanto sia molto più facile imparare su di un apparecchio che controlli tu, pienamente. E ho deciso di riprenderla in mano, la vecchia Minolta, e di fare qualche scatto. Può essere dunque che domani me ne vada in giro armato di borsello e treppiede. Mi stava sfuggendo questo bel particolare in una giornata sempre e solo apparentemente anonima. Un ricordo che è riemerso. Una persona splendida, un oggetto bellissimo che me la fa tornare in mente. Non ci sono giorni inutili. La presenza di qualcuno li rende sempre unici.
 
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lunedì 28 febbraio 2011

Cogito ergo sum

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bravo Cartesio. Cogito ergo sum, penso dunque sono. Io mi permetto di aggiungere: “Penso dunque sono, scrivo dunque vivo”. Mi preme tornare ancora sull’argomento a me più caro che poi è il primo motivo per il quale ho deciso di dare vita a questo diario. Parlo della passione per la scrittura; e lo faccio ancor più stimolato da un recente dialogo con un caro amico che, trova nella pittura gli stessi stimoli, le stesse motivazioni, lo stesso senso di liberazione. E’ la realtà di ognuno di noi a fare da tramite alle nostre passioni. In fondo bisogna pur riconoscere che le doti innate, il talento, spesso trovano nelle difficoltà della vita quotidiana il terreno più fertile. Facciamo tutti i conti con malesseri più o meno evidenti o anche solo latenti. E ringrazio il mio amore per la penna se alla fine di ogni giornata ( anche la più scontata ed anonima ) trovo modo di raccontar qualcosa. Io lo faccio utilizzando una tastiera, qualcun altro magari attraverso un pennello. Mi guardo spesso intorno, come oggi. Tante persone riunite in una grande sala ed un noiosissimo relatore che parla di sicurezza sul posto di lavoro e di estintori. Niente dunque che possa attirare la mia attenzione ( sappiamo bene che in termini di sicurezza, la teoria e la pratica sono agli antipodi). Ho così provato a divagare, anche per trattenere gli occhi dal chiudersi, ho persino provato a pensare a come organizzare qualche fine settimana “produttivo” nell’immediato futuro. Ed ora sono qui a scriverlo. La penna, il pennello, un qualsiasi strumento musicale sono tra le pochi armi in grado di produrre beneficio. Come vi sarete accorti, sto dando vita ad un articolo alquanto disordinato, senza un senso apparente; ma non è detto che lo debba avere per forza. Da Giovedì ho lasciato il diario a prender polvere e la cosa non mi piace.Ho iniziato parlando di passioni, di scrittura, di pittura. Mi capita di ascoltare un numero sempre più ampio di persone che ritrovano nell’arte ( in tutte le sue forme ) la via d’uscita, quella privilegiata. La mia riflessione è di fatto piuttosto triste. Mi accorgo cioè che, fare qualcosa con il cuore, qualcosa che ci piace ci permette di bypassare momenti e periodi di sofferenza, di apatia, di stanchezza mentale. Ed è una cosa bellissima, ma sembra prescindere dalle relazioni umane. Sto dando tutto il meglio di me stesso per crearne nuove, per dare vita a quei rapporti che ho sempre sognato. Rapporti in cui Enzo è finalmente se’ stesso, leggero, persino ironico quasi divertente. Ho voglia di farmi conoscere per come sono veramente. Viva la scrittura, viva la pittura. E visto che penso quindi sono, scrivo quindi vivo, non disdegenerei un ….vivo quindi amo.


domenica 21 novembre 2010

Puntare l’obiettivo

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o una nuova compagna di giochi che ho deciso di chiamare Niki. Tornerà spesso nei miei racconti per cui, coloro che di tanto in tanto mi leggono, sapranno a chi mi sto riferendo. Tengo a precisare che Niki non parla, non ha sentimenti né emozioni ma riesce egualmente a trasmettere sensazioni uniche a chi la possiede. Il suo più grande pregio è quello di saper fermare il tempo attraverso immagini che, grazie alla bravura ( non è il mio caso ) di chi l’ha tra le mani, a loro volta sanno emozionare. Mi è costata qualche piccola rata di finanziamento e probabilmente rientrerà nel novero di quegli acquisti compensativi di cui parlai qualche tempo fa. Seppur la si possa collocare nella fredda categoria degli oggetti, una macchina fotografica consente di “giocare” e di liberare la fantasia, dunque di tornare anche un po’ bambini come io sono avvezzo fare. Niki mi è stata fornita insieme ad un duplice manuale d’istruzioni, il primo cartaceo ed il secondo ( quello più “corposo” ) su cd. Dovrò almeno inizialmente attenermi a questi orribili insegnamenti teorici che nulla hanno a che vedere con il vero uso di un apparecchio fotografico. Essendo però totalmente a corto di nozioni penso sia giusto, poi proverò e troverò le differenze. Al momento ciò che più mi ha portato all’acquisto di un apparecchio reflex è stata proprio la sua duttilità e la capacità di dare a chi la usa un’invidiabile varietà di possibili soluzioni. La fotografia è una di quelle passioni di recente scoperta. Ho un bel po’ di scatole in cui conservo i vecchi ricordi su carta fotografica e sebbene a guardarli ora sembrino appartenere all’era glaciale, testimoniano il mio vezzo ad immortalare cieli, volti, paesaggi. Qualche piccolo complimento mi ha ulteriormente stimolato ad apprendere le tecniche di base in grado di migliorare la resa, ed ora avrò ulteriori possibilità. Non è la prima volta che mi soffermo sul discorso relativo alle passioni, soprattutto a quelle “tardive”; è assai probabile che ognuno di noi conservi dentro di sé talento per qualcosa di cui spesso non ci si accorge neppure. La scoperta in questo senso è portatrice di grande entusiasmo e voglia di apprendere, a prescindere dall’età e dal tempo a disposizione. E finalmente riesco a dare carburante a quella parte di me che nulla ha a che vedere con la ragione, con l’analisi. Passione è innanzitutto irrazionalità, per certi versi rischio, per altri ancora, liberazione. Considerando il mio innato senso “autocritico” , comincerò ad essere soddisfatto dei miei ritratti dopo estenuanti prove. Ma com’era il detto di quella pubblicità? “Quando faccio qualcosa, mi piace farla bene”… Se sara' degno di nota, proverò a pubblicare qualche piccolo “prodotto” e lascerò a Voi il più obiettivo dei giudizi. Buona Domenica.
Quell'obiettivo me lo sogno..

lunedì 20 settembre 2010

Signor Latino

logo-latino Tempo fa ho dedicato un articolo al mio ex professore d’Italiano dell’Istituto Magistrale da me frequentato. Lo ringraziavo ironicamente per avermi fatto disamorare della Lingua Italiana a causa delle sue valutazioni sui miei scritti, facendomi giocoforza avvicinare con passione a quella Latina. Non credo però si fosse trattato di un atteggiamento di ripicca da parte mia. Ricordo infatti che studiare Latino era un po’ come andare in bicicletta: se si facevano proprie sin da subito regole e tecniche di traduzione il resto arrivava da sé, in caso contrario probabilmente si finiva per non impararlo mai. E a me Latino comunque piaceva, tanto che nei due anni successivi al Diploma mi dilettai ad insegnarne le basi ad un paio di studenti che frequentavano lo stesso istituto. Ora capita che, ovunque mi rechi in visita presso luoghi, località e siti di interesse artistico ed archeologico, sia  istintivamente portato a soffermarmi sulle innumerevoli iscrizioni e citazioni latine che hanno quasi sempre un significato celebrativo o descrittivo. Ci perdo molto tempo, mi incanto al loro cospetto nel tentativo ( assai arduo ) di ricavarne una traduzione. Capisco e mi rendo conto quanto tempo sia passato dalla mia ultima versione, quanto avrei da rivedere e ristudiare al proposito, ma riesco ancora ad esserne attratto. Ieri, passeggiando tra le bancarelle di una fiera, ne ho trovata una che vendeva oggetti vari in ceramica e, non ho potuto fare a meno di notarne uno sul quale era incisa la locuzione latina “Per aspera ad astra”. E come non ritrovarmi in quell’espressione che sottolinea con vigore quanto la fatica e le avversità che la vita ci pone davanti siano poi il mezzo per giungere alla cima, fino a vedere le stelle. Locuzioni come questa e come altre, apparentemente ovvie, nascondono significati di grande spessore considerando il tempo, e il momento in cui, quei grandi scrittori poeti e filosofi “operavano”. Le facciamo ormai nostre, spesso le menzioniamo senza saperne il significato profondo. Chissà se qualche studente del Liceo o dell’Istituto Magistrale “passerà” per questo articolo: sicuramente mi segnalerà come uno dei pochi sostenitori di questa lingua. E’ vero, all’atto pratico dello studio, potrebbe apparire una inutile perdita di tempo: merito di qualche illustre professore renderla accattivante come essa in realtà è. Beh, così preso dal Latino, spero di non aver distrutto in poche righe la sintassi Italiana.

mercoledì 15 settembre 2010

Mens sana in corpore sano

Oggi ho ripreso a frequentare le palestra e si tratta del mio decimo anno di iscrizione. A pensarci sorrido perché fino ad una decina di anni fa appunto, quello era nel mio immaginario, il luogo di perdizione per eccellenza. Gente "montata", puzza sotto il naso, persone che badano solo all’apparenza. Io, con il mio corpo avevo un pessimo rapporto. Pesavo non più di sessantatrè chili per centoottantadue centimetri di altezza, una sorta di spaghetto scotto. Il caso volle che in un periodo della mia vita da dimenticare mi si parò avanti un ex compagno di scuola delle superiori che non vedevo da secoli. E caso volle inoltre che Luca ( questo il suo nome ) gestisse al tempo un bar annesso ad una palestra. Mi invitò ad andarlo a trovare, e mi fece conoscere l’ambiente della palestra, istruttori e tutta la combriccola. Prese sicuramente una percentuale sul nuovo cliente, in quanto io decisi di iscrivermi. Timidamente cominciai a provare le macchine e mi si disse subito che, il peggior nemico per chi frequenta un locale di quel tipo era ( ed è ) la pigrizia. Ci presi gusto. Non tanto nel vedere con gli anni il mio corpo migliorare, quanto per il beneficio che avevo a livello mentale dopo un paio di ore di fatica per due “turni” a settimana. Continuo probabilmente a non piacermi ma mi piace l’idea di prendermi cura di me, e non solo del mio corpo. Negli anni quel luogo è diventato per me una specie di ritrovo nel quale scambiare due chiacchiere ridendo magari delle fatiche e del fiato che comincia a farsi sentire. Luca è scomparso come tante persone che sono piombate nella mia vita d’improvviso e d’improvviso se ne sono andate. Quel bar, nell’arco di dieci anni, ha cambiato circa sei o sette gestori. Io sono sempre là, e devo ringraziare ancora una volta il caso se oggi mi voglio po’ più bene. Sono pienamente consapevole di quanto l’aspetto esteriore conti poco o nulla, ma l’esercizio fisico è, a mio parere, esercizio per la mente. Non sono più un ragazzino, ci provo, e continuerò a provarci.

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