orno qui per ricordare a me stesso che non è cambiato niente. E' come se mi dessi un pizzicotto per capire se è tutto vero oppure no. Si, è tutto vero, sto bene. Ma non è cambiato niente. Sento il bisogno di sottolineare questo fatto, forse per accentuare i meriti di Enzo, per un inusuale eccesso di autostima. Nella vita è sempre fondamentale avere passioni, manifestare interesse per qualcosa, provare a scoprire un talento magari nascosto. E ho capito che l'unico modo per evitare di cadere nell'apatia totale, nell'abitudine che uccide il cervello ed il corpo, sia mettersi a cercare. O almeno provarci. Quando scopro interesse per qualcosa ridimensiono la portata delle problematiche interiori che sono sempre state al centro della mia esistenza. Non le rinnego di certo, significherebbe rinnegare questo blog e me stesso. Io corro sempre il rischio di andare oltre il ridimensionamento, per giungere all'abbandono. Mi è capitato anche con le persone e questo è un lato di me del tutto condannabile ma duro a cambiare. Saltello da una passione all'altra, da un amico all'altro. Cosa ottengo? Nessuna passione, nessun amico. Solo picchi di interesse estemporanei destinati ad attenuarsi fino a scomparire. Questa è una considerazione tanto triste quanto vera. E' forse ancor più triste prendere coscienza del fatto che ciò non mi rattrista anzi, mi fa sentire in pace con me stesso. Forse qualche mese fa non avrei detto la stessa cosa; non sono qui a negare e a contraddirmi, sono qui a dire che è trascorsa una fase, e in quella fase Enzo ha vissuto ( sarebbe più giusto dire ha provato a vivere ) e si è isolato dal mondo. Doveva capire, cercava risposte. Ora? Di tanto in tanto mi frulla in testa l'idea che sia tutto un incantesimo e che prima o poi tornerò a lamentarmi. Ho deciso di concedermi almeno un paio di mesi di verifica. Ma, lo stato delle cose è chiaro: ho finalmente assorbito la botta del virtuale, qualche volta tornano i fantasmi che si manifestano sotto forma di odio verso questa o quella persona, rei di scomparire e di far finta di non cogliere i miei messaggi. Ho soprattutto compreso ciò che sono io, non molto diverso dagli altri, non alieno, ma nemmeno meritevole di auto-punirsi. Volevo solo ricordarmelo. Questi fogli per me hanno un valore immenso. Oggi ancora di più.
sabato 10 agosto 2013
venerdì 14 giugno 2013
Pedalate celestiali
a forse anche il paradiso (continua dal titolo del post precedente). Provo a ricordare a me stesso che (forse) rimarrò deluso dopo aver fatto la mia ultima valigia. E non saprò con chi prendermela quando scoprirò che, quel tanto atteso mondo di nuvole, angeli e luce bianca non esiste. Forse. I nostri personali stati d'animo, le nostre piccole realtà sono assai più credibili e almeno tangibili. Li associamo convenzionalmente all'inferno, e mai al paradiso ma è ovvio, visto che ci lamentiamo sempre di ogni cosa. Quel regno degli angeli è lontano, lontanissimo dalla realtà che viviamo. Invece il paradiso ( il mio ) è qui, vicinissimo a casa, vicinissimo a me, dentro di me; e solo nel momento in cui faccio una cosa che amo più di ogni altra e che più di altre riesce quasi a toccare il cuore. Si, il cuore! Ce l'ho, è solo ancora nel suo imballo originale. Penso sia custodito da quelle strane confezioni con le palline d'aria che poi ci divertiamo a scoppiare. Ecco, le sto scoppiando, quando avrò finito, il cuore sarà pronto all'uso. Il paradiso ( senza timore di esagerazione ) torna ogni anno sulla stessa strada che ogni anno, torno a fare mia per godere di un punto di vista privilegiato sulle cose. Cose semplici, quotidiane, quelle che non osservo ma mi limito a guardare per il solo fatto di passarci vicino. Oggi è stato diverso, e sarà diverso fino a quando mi sentirò di volerne godere, fino a quando mi renderò conto che la passione porta anche in paradiso se si ha la voglia di coltivarla. E allora, forse, ben venga uno stato di fatto che ti annichilisce lasciandoti senza un briciolo di forza mentale per affrontare il destino; ben venga lo stato delle cose perché è lì che si deve trovare l'appiglio per rialzarsi. E' l'altalena delle emozioni; la mia è ormai vecchia, da oliare, forse da sostituire perché non c'è spinta in grado di farla volare. Ritrovo il paradiso, ritrovo l'amore per me stesso nel momento in cui, curvo sui pedali, mi rendo conto che le gambe viaggiano da sole, sospinte dalla sola forza della passione. Camminiamo da soli, ogni giorno. Ci illudiamo di vivere e trovare la forza per farlo nelle parole altrui, nei gesti che cerchiamo, nella presenza che desideriamo. Mi accorgo che non è così, io sono comunque vivo. Me lo dicono gli occhi pieni di stupore ed il più bel silenzio che potessi mai ascoltare, mentre al centro di una strada, pedalo.
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martedì 11 giugno 2013
Primi caldi
’estate c’è. A sgombrare il campo da ogni dubbio i colori intensi e nitidi della campagna, finalmente in grado di annientare il grigio sporco del finestrino. Lo lascia intendere chiaramente lo scorrere delle immagini che passano veloci sfidando occhi stanchi e orecchie piene di musica di sottofondo: è giunta ora di alzare lo sguardo e puntare oltre. E’ quello che pensavo esattamente questa mattina, sul solito regionale: scrivere non è mai tempo perso, questo lo ribadisco fortemente. Ma le occasioni vanno sfruttate, si riducessero anche soltanto ad una testimonianza fugace, semplice, superficiale di ciò che accade là fuori. E nel mio diario personale quel “là fuori” non esiste o se esiste riveste sempre un ruolo negativo. Ovvio, il mondo non è fatto solo di persone, c’è ben altro se si vuol essere felici o anche solo abbozzare un sorriso di soddisfazione. Ma non sono bravo ( o forse non sono allenato ) a riprodurre fedelmente ciò che non sento mio, ciò che fatico a considerare il mio posto, la mia casa. Io sono io , la mia stanza, le quattro mura, l’abat-jour, lo schermo. E poi il letto, il soffitto, questi fogli. Tutto qui il mio mondo. Ecco che, pur davanti ad uno spettacolo di colori, di luci e di calore io mi imbarazzo e non so più cosa dire, per timore di sbagliare, di essere scontato. Osservando quelle strade di campagna, quei trattori al lavoro, pensavo che finalmente tra poco potrò lasciarmi andare con la mia due ruote e osservare tutto alla solita velocità privilegiata. Non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho parlato della mia passione, della bicicletta. Non ho neanche accennato al fatto di averne comprata una nuova, da corsa. Perché c’è un’età che avanza, perché mi ero intestardito all’idea che non sopportavo più essere superato in corsa dai vecchietti. E allora mi sono detto che anch’io avrei avuto una bici da corsa. Faccio molta fatica ad arrivare alle solite trentacinque righe, colpa del fatto che spesso è l’incipit a fregarmi. Avrei voluto parlare dell’estate, del fatto che è decisamente meglio guardare fuori e scriverne, almeno per far capire che non sono cieco e non ho occhi solo per me. So ben guardare cosa mi accade intorno, so compiacermene, so apprezzare ed ammirare. So stare bene, sentirmi leggero, fare progetti. Mi sento pienamente soddisfatto all’idea che tutto ciò prescinde dalla condivisione. Posso, se voglio. E con poco.
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sabato 5 gennaio 2013
La luce di Gennaio
a luce di Gennaio è speciale. Non ho mai nascosto di essere meteoropatico, di volerla la luce, sempre e comunque. Mister Inverno è qui, nel pieno delle forze; di lui amo queste giornate illuminate dal sole, così incapace di scaldare, ma straordinariamente terapeutico. Il mio umore è comunque ballerino, i miei articoli ora più che mai, l’uno l’esatto contrario dell’altro. C’è chi ormai mi conosce bene e ha capito che sta proprio lì la vera essenza di Enzo. Nella sua variabilità, nel suo dire e contraddire, nel suo alzarsi e cadere in continuazione. Quell’Enzo lì, sembrerebbe avere persino un cuore. Sarà colpa del sole di Gennaio? Cosa c’è di magico in questa luce? Trasmetto un’immagine di uomo sensibile, ma davvero? E quel complesso di ingranaggi che credo fortemente di rappresentare? Riconosco che ci sto bene ad essere voluto bene. Alcuni di noi ( me compreso ) rifuggono dal cuore e dai sentimenti per non affrontare le paure più recondite. Ma non siamo dei vigliacchi. Perché continuiamo a vivere, eccome se lo facciamo. Ci siamo mai chiesti come appariamo agli occhi degli altri? Ci chiediamo se gli altri sono in grado di percepire i nostri cambiamenti? Ma poi a noi, quanto interessa? Il sole di Gennaio ad esempio mi induce a rivolgere pensieri pieni di positività alle mie grandi passioni: la bicicletta, la mia reflex. Questo viene percepito ed è apprezzato. Bene o male però sono oggetti, e su di loro infondiamo la nostra capacità di amare. Li possediamo, sono parte di noi. Sono sereno quando penso a tutto questo, perché mi piaccio e sento che il mio lavoro non è inutile. Non devo mai guardare oltre, mai alzare la testa per capire cosa c’è al di là dell’ultimo traguardo raggiunto, cosa potrebbe darmi un’ulteriore motivazione a proseguire nella mia ricerca continua. Ma gli altri? I dintorni. I dintorni di Enzo, anche in questa fase sono le persone, quegli umani che accentuano la mia condizione di alieno ma che sto gradatamente smettendo di odiare, di biasimare. Che colpa ne hanno loro se ho impostato la mia vita in modo tale che la mia felicità dovrà prescindere da loro? Non posso fare diversamente. Se qualcuno mi vede sereno, è felice per questo, non stiamo tutti bene? Il quadretto è completo. E ancora una volta mi trovo a ribadire la ragione del malessere che sta essenzialmente nell’obiettivo che mi sono posto. Proseguo dunque su questa strada. Sono ben lontano dalla consapevolezza di avere un cuore. Siamo solo a Gennaio, però.
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domenica 4 marzo 2012
Picchi e vuoti
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sabato 4 febbraio 2012
Sul trampolino
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mercoledì 1 febbraio 2012
Nell’armadio
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lunedì 28 febbraio 2011
Cogito ergo sum
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domenica 21 novembre 2010
Puntare l’obiettivo
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| Quell'obiettivo me lo sogno.. |
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lunedì 20 settembre 2010
Signor Latino
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mercoledì 15 settembre 2010
Mens sana in corpore sano
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