A volte ritornano. E sono tornati. Le paure, i fantasmi, quel senso di insoddisfazione che ti prende quando i tuoi pensieri non hanno una direzione precisa. Capita di trascorrere un intero weekend guardando un maledetto schermo, quello stesso maledetto schermo che, molte volte ha il grande potere di isolarti, di alienarti, di spingere su, tutto quel senso di frustrazione che con grande fatica spingi nel profondo allo scopo di sopravvivere, di farti apparire come in realtà non sei, sereno. Le quattro mura di casa finiscono con il diventare blocchi impenetrabili dove le urla di rabbia, la voglia di gridare al mondo la tua situazione si infrangono per ritornarti addosso ancor più forti, più intense fino a stordirti. Odio l’estate. Ma come, è la mia stagione preferita…e allora? Odio la solitudine, odio dover accettare orribili compromessi pur di avere una compagnia di cui non mi può fregare nulla perché io certe persone le disprezzo per quanto sono superficiali. E allora niente compromessi, proviamo ad accettare tutto come viene. Ma ecco che, i fantasmi piano piano salgono, e a bassa voce ti ricordano che tutto ciò che sei adesso non è altro che tutto ciò che hai seminato. Dunque, devi solo raccogliere le scartoffie che hai fatto crescere, l’erba grama, e stare zitto. Le difese si abbassano, e mi gioco tutto sull’attacco, la mia unica arma di difesa in questi momenti. E attacco tutto e tutti, faccio sentire la mia voce, dico che io non sono poi quello che siete abituati a vedere. Lo stato di calma apparente che mi avvolge è l’unica sottile maschera che riesco ad indossare. Sotto quella maschera c’è un uomo fragile, a volte impotente, spesso inerme e inerte. Ma allora perché, chi sa e chi vede riesce solo a dirti “: Ma tu ieri eri così e oggi sei così!”. Lunatico? Ah, mi viene da ridere. Chi mi conosce bene non si stupirà di leggere questo articolo, non penserà che Enzo fino a questo momento non era questo. Semplicemente si renderà conto del fatto che quando le nostre più recondite paure, le nostre più ridondanti frustrazioni salgono su fino all’anima, bisogna farsi sentire. Attenzione, si può fraintendere tutto e pensare che stia usando questo blog per attirare l’attenzione di qualcuno. Niente di più errato. Questo blog nasce per far sentire la mia voce e stop. Chi lo trova interessante magari si riconoscerà in certi discorsi, magari lo troverà terribilmente noioso e pessimista. Ma non potrà essere in grado di aiutarmi perché ho sempre pensato e ho sempre constatato sulla mia pelle che, in questi momenti, tutta la rabbia che ho dentro è sufficiente a spingere via i fantasmi. E già mi sento meglio. Spero che nessuno di voi, cari lettori, si trovi a combattere con qualsiasi tipo di fantasma. E se ciò accade, ascoltate solo la vostra voce, solo voi sapete come venirne fuori.
lunedì 9 agosto 2010
venerdì 6 agosto 2010
Prevedibile…
Il confine tra disponibilità (empatia, altruismo…) e stupidità a volte è assai sottile. Saper ascoltare, riuscire a calarsi nei panni altrui sono qualità rare, in generale assai apprezzate. Ma, che dire quando quello che viene naturale oltrepassa i confini del rispetto per se stessi? Credo che ciò che per carattere siamo portati a fare con semplicità possa risultare controproducente nel momento in cui calarsi nelle altrui vesti fa perdere il contatto con la propria realtà. Mi convinco sempre più del fatto che una persona dotata di certe qualità, agli occhi di soggetti opportunisti, bisognosi di un aiuto anche solo momentaneo, diventi quanto meno “prevedibile”. Generalmente quando regali l’opportunità di capire di che pasta sei fatto, ecco, a quel punto devi aspettarti l’inevitabile, qualcuno probabilmente, approfitterà di te; studierà i tuoi comportamenti, le tue reazioni, il tuo “modus agendi” generale e ti scatterà una foto: ora, per lui o per lei tu sei quello e basta. Mi impaurisce il fatto di essere più volte “passato” attraverso individui ( ed uso un eufemismo ) che mi hanno scattato una foto. Da quel momento Enzo era quello, non poteva essere diverso: allora ti fermi e ti chiedi se, saper dire no, fare un passo indietro, dare per una volta precedenza a se stessi significhi sbagliare. Guai pensare che avere una botta di dignità di tanto in tanto debba essere per forza errato; probabile che lo sarà agli occhi di chi ormai ti vuole così come ti aveva inquadrato. Che fare allora? Negare a priori un aiuto mi sembra eccessivo, usare la ragione, quanto meno essenziale. Non mi piace essere prevedibile, non mi piace dare l’idea di essere quello e basta. La riflessione nasce nei momenti in cui ti viene d’istinto fare un bilancio (e a 41 anni e 340 giorni se ne fanno!): quanto deve passare ancora perché il mio orgoglio si possa fare largo dandomi così la parvenza di un uomo che sa anche mettersi in primo piano? Di quanto sarò ancora disposto a privarmi in nome di autentici approfittatori di passaggio? Di promesse a me stesso ne ho fatte tante, ora forse è il momento di passare ai fatti: che si presenti dunque il prossimo vampiro, un po’ d’aglio per iniziare non guasterà! Buon fine settimana, ci “rileggiamo” Lunedì.
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giovedì 5 agosto 2010
Certe notti
Questa notte è arrivato il temporale. Così almeno mi è stato riferito perché io mi trovavo calato in un sonno profondo e non ho sentito nulla. Già da qualche tempo le mie notti sono meno agitate, mi sembra quasi di cadere in una sorta di catalessi. Solitamente il sonno è il termometro della mia serenità interiore per cui tutto farebbe pensare ad uno stato di grazia che in realtà è ben lontano dall’essere tale. Traggo sicuramente enormi benefici dalle notti tranquille e capisco quanto tutto sia cambiato negli ultimi anni. Mi riferisco ai periodi d’oro in cui resistere al sonno era così bello, e una delle cose che più mi piaceva fare era chiacchierare in auto con gli amici sotto casa. Ma chi non l’ha mai fatto? Chi non ha un po’ di nostalgia delle serate concluse a raccontarsi di tutto e di più senza accorgersi del passare delle ore? La notte rallenta i pensieri, li rende più comprensibili a chi li ascolta, lascia che tutto scorra senza fretta. Bella dunque la notte. Chi di noi non ne ha una che ricorda in modo particolare? Nella mia mente, rimane impressa quella tra il 5 ed il 6 Novembre 1994. Per i miei concittadini, lettori di questo blog, questa data riconduce immediatamente ad un evento tragico, l’alluvione del fiume Tanaro. Quella notte io ed alcuni amici, rimanemmo bloccati con l’auto, di ritorno da una serata in discoteca. La macchina, impantanatasi in una grande pozzanghera formatasi a causa della pioggia, non ne volle sapere di partire. Non esistevano i cellulari e l’unica soluzione possibile fu quella di recarsi a piedi alla ricerca del primo telefono disponibile. Fummo raggiunti dal primo carro-attrezzi tre ore dopo. Una notte lunga, una delle tante da ricordare, per fortuna risoltasi nel migliore dei modi. Quello che accadde i giorni seguenti noi Alessandrini lo ricordiamo bene, purtroppo.
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mercoledì 4 agosto 2010
Qualcuno c’è
Il periodo non era dei migliori, la conclusione dell’ennesima mortificante esperienza di lavoro la goccia che fece traboccare il vaso. Fu essenzialmente una scelta istintiva quella di recarmi in visita al Santuario di Padre Pio in terra di Puglia. Sebbene da vent’anni e più mi recassi in visita ai parenti nelle vicinanze mai mi era passato per la testa di andarci, anche solo per curiosità. Era tuttavia cresciuta in me lentamente la necessità di vivere un’esperienza innanzitutto nuova che mi servisse a dimostrare quanto io poi potessi definirmi un buon Cristiano. Fino ad allora le mie presenze in Chiesa si riducevano ai soliti tradizionali appuntamenti con le festività comandate poi, nulla. Quel viaggio lo feci con un amico che in quel periodo capì la mia situazione ed essendo lui, uomo di fede, provò ad aiutarmi. Giunto a San Giovanni Rotondo, il luogo mi parve subito familiare e accogliente. Decisi, prima di entrare all’interno della Chiesa, di compiere il percorso annesso che attraverso le immagini del Santo, ripercorre le tappe fondamentali della sua vita. Non c’erano molti turisti “ingombranti”, fortuna volle che incontrai solo fedeli silenziosi. All’uscita avvertii distintamente un forte aroma di vaniglia e lo confessai subito all’amico che era con me: mi rispose che il frate pare si “rivelasse” anche in questo modo. Ricordo tutto come se fosse accaduto ieri, invece sono passati 8 anni. Mi commossi, decisi di rimanere lì tutta la giornata. Parlai molto di questa esperienza che segnò il mio percorso di fede. Non ne uscii trasformato, non divenni d’un tratto quello che non ero stato per trent’anni. Semplicemente crebbe in me il senso di vicinanza a qualcuno che continuo a sentire accanto a me, dentro me. Vivo la fede in modo del tutto intimo. Non sono un praticante, non credo nei ministri della Chiesa, credo nell’energia e nella forza del credere. Sto affrontando questo argomento su suggerimento di un’amica lettrice e so perfettamente che, sviscerarlo non è del tutto semplice. Ci ho provato.
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martedì 3 agosto 2010
Hic et nunc
“Qui ed ora”. Oggi ero deciso a fare ben più del solito compitino, ho scelto di osare, di andare oltre. Le gambe giravano con disinvoltura, le condizioni del clima ideali, dunque ho osato. Siamo agli sgoccioli, non credo di avere a disposizione più di altre tre o quattro uscite in compagnia della mia due ruote a pedali. Così, giunto al punto di arrivo prefissato ho scelto di proseguire per un’altra decina di chilometri ben sapendo che il ritorno era da farsi e a quel punto le gambe avrebbero potuto tradirmi. Non è stato così. Sono soddisfazioni, da nulla per alcuni, enormi per me. “Hic et nunc” è una locuzione latina che esprime il concetto del fare qualcosa senza alcuna esitazione e senza possibilità di proroghe o rinvii. Trovo che si tratti di una concezione molto vicina al “Carpe diem” e a quella dunque del vivere il giorno raccogliendo tutto ciò che si può. E ancora una volta ritorna il tema della serenità interiore, inevitabilmente legata al non avere aspettative di sorta, al porsi obiettivi quotidiani, all’essere vivi, vivissimi nel presente piuttosto che agire come entità immerse in un futuro incerto. Ci sono dunque fasi della mia vita ( questa è una di quelle ) in cui trovo grande beneficio in termini di equilibrio proprio dalla semplicità del quotidiano, delle situazioni apparentemente più insignificanti come pedalare. Non posso negare che l’estate, la luce del sole, i colori della campagna danno il loro essenziale contributo. E non posso sfuggire a tutto ciò, me lo devo vivere e godere anche in totale solitudine. “Qui ed ora” dico che il mio Agosto in città passa anche attraverso questi momenti miei, privati. Ecco quindi che acchiappo al volo la vita e non ho intenzione di lasciarmela sfuggire.
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lunedì 2 agosto 2010
Il sistema
Metti una sera di mezza estate, aggiungi un contesto brioso fatto di locali all’aperto, musica e tanta gente che ha voglia di stare insieme, finalmente alla luce delle stelle. Sono contento, contentissimo di aver interrotto una sequenza di “uscite” la cui protagonista indiscussa era, la noia. E sono altrettanto felice di aver messo al bando ogni sorta di ritrosia, ogni tentennamento e la mia proverbiale tempistica nell’affrontare il nuovo, l’incerto. Mi sono deciso, volevo a tutti i costi dare un senso ad un’amicizia nata casualmente ma sviluppatasi in modo inaspettato e piacevole; quella sottile linea di confine che separa reale e virtuale ora ha un tratto ancor meno definito. Tante sono a volte le ragioni che spingono una persona a cimentarsi nell’avventura delle amicizie on-line; alcuni di questi motivi per lo più sono plausibili e condivisibili. Ciò che ci muove verso un mondo dove tutto sembra più facile ( anche e soprattutto nascondersi ), è essenzialmente il nostro desiderio di andare là dove spesso la realtà che viviamo non ci consente di andare, scavalcare i muri, oltrepassare le barriere del pudore. Senza tabù, senza limiti. La spinta dunque è piuttosto energica ma, sta poi a noi, dosare i primi entusiasmi, l’inevitabile eccitazione di essere catapultati in un mondo nuovo dove si può dire e fare senza essere poi neanche tanto giudicati. E così quella linea di confine che separa due mondi apparentemente diversi può assumere uno spessore maggiore o minore a seconda di quella che è la nostra personale situazione di partenza o della nostra capacità di saper dosare, di saper distinguere. Non sarebbe poi così sbagliato, avere anche un po’ paura di un meccanismo di cui non conosciamo spesso le conseguenze. Così facendo forse, si vive e si gode più serenamente di un sistema ( quale è il web) che offre comunque grandi opportunità. Si può dunque, e sono qui a ringraziare il “sistema” se, il mio ultimo Sabato è stato diverso da molti altri. Grazie a me, grazie al “sistema” e soprattutto grazie a te, mia cara amica di una sera di mezza estate.
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domenica 1 agosto 2010
Agosto in città
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